Scenario

LinkedIn lancia le segnalazioni contro l’AI slop

LinkedIn coinvolge gli utenti nella lotta ai contenuti generici creati con l’AI, rafforzando filtri automatici e tutela dell’autenticità professionale.

11 ago 2026 4 min lettura A cura di Redazione
LinkedIn lancia le segnalazioni contro l’AI slop
Condividi

LinkedIn apre un nuovo fronte contro i contenuti generati in serie che affollano le conversazioni professionali. La piattaforma ha introdotto la segnalazione Seems like AI slop, attraverso la quale gli iscritti possono indicare post e commenti ritenuti eccessivamente dipendenti dall’intelligenza artificiale, generici o privi di reale valore informativo. L’obiettivo è contrastare la crescita di testi levigati nella forma, ma spesso costruiti riciclando informazioni già disponibili e presentandole come competenze originali.

La moderazione degli utenti affiancherà sistemi automatici già impegnati su una scala considerevole. Hari Srinivasan, chief product officer dell’azienda, ha definito l’AI slop una priorità critica e spiegato che LinkedIn intercetta ogni giorno centinaia di migliaia di commenti automatizzati. Negli ultimi mesi, inoltre, sarebbero stati bloccati miliardi di tentativi di automazione, compresi la pubblicazione su larga scala e altri comportamenti riconducibili alla produzione seriale di contenuti.

Le segnalazioni dovrebbero fornire nuovi dati ai modelli incaricati di riconoscere materiale artificiale o di scarso valore prima che raggiunga i feed di raccomandazione. La definizione stessa di slop, ha riconosciuto Srinivasan, rimane sfumata e mutevole: il contributo degli iscritti servirà quindi a perfezionare i criteri di rilevazione. LinkedIn prevede anche di avvisare con discrezione gli autori quando un testo appare troppo dipendente dalla scrittura generata dall’AI.

La frequenza di pubblicazione può simulare una competenza che non esiste

Il problema, però, non coincide semplicemente con l’impiego dell’AI generativa. Al centro emerge una crisi di credibilità alimentata da profili, influencer, freelance e agenzie capaci di trasformare la pubblicazione in una catena di montaggio. Articoli e aggiornamenti vengono riscritti, riconfezionati e distribuiti con variazioni minime, offrendo una parvenza di autorevolezza senza nuove ricerche, esperienze dirette o analisi originali. Nel digital marketing, la frequenza di pubblicazione può così simulare una specializzazione che non trova riscontro nella conoscenza effettiva.

Gli strumenti generativi hanno drasticamente ridotto il tempo necessario per imitare il linguaggio dell’esperto. Anche una conoscenza superficiale di cybersecurity, tecnologia, marketing o business può diventare in pochi minuti un articolo credibile, un commento di settore o una sequenza di post apparentemente autorevoli. La qualità stilistica non garantisce però la solidità del contenuto: l’autorità professionale deriva da esperienza, verifica, responsabilità e capacità di produrre informazioni non immediatamente accessibili.

La qualità stilistica non garantisce la solidità del contenuto

LinkedIn distingue quindi tra l’AI utilizzata per correggere la grammatica, organizzare una ricerca o sostenere il lavoro editoriale e quella impiegata per costruire una facciata fuorviante di competenza. In questa direzione si colloca la sostituzione della funzione Enhance your post con uno strumento di proofreading, pensato per correggere gli errori senza alterare la voce e lo stile personale. L’intento dichiarato non è penalizzare l’uso responsabile della tecnologia, ma preservare originalità e prospettiva individuale.

La pressione riguarda anche altri spazi editoriali e sociali. Substack ha stretto un’alleanza con Pangram per individuare contenuti potenzialmente generati dall’AI; la stessa Pangram ha raccolto 9 milioni di dollari per sviluppare tecnologie di rilevazione su scala più ampia. Digg ha invece chiuso la propria alternativa a Reddit dopo problemi legati alla proliferazione dei bot, mentre Cloudflare ha segnalato che il traffico automatizzato su Internet ha superato le richieste prodotte dagli esseri umani.

La sfida è proteggere la conoscenza autentica senza penalizzare l’uso responsabile dell’AI

Per le piattaforme, il contrasto allo spam lascia così spazio a un compito più complesso: separare conoscenza autentica, opinioni riciclate e branding professionale automatizzato. Se le segnalazioni e le difese automatiche riusciranno a premiare autenticità e originalità, LinkedIn potrà ridurre la visibilità dell’economia dell’autorità contraffatta. La sfida resterà evitare che il sospetto verso i testi generati colpisca anche chi usa l’AI come semplice supporto, mantenendo responsabilità, esperienza e voce personale al centro del lavoro.

Articoli Correlati