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Google prepara il primo test dei suoi chip AI nello spazio

Google lancerà il 1° ottobre un satellite con chip AI a bordo di un Falcon 9. Il test misurerà la resistenza dei processori e proverà un sistema di raffreddamento in orbita.

24 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Google prepara il primo test dei suoi chip AI nello spazio
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Google si prepara a portare i suoi chip per l’intelligenza artificiale nello spazio. Il 1° ottobre un satellite dotato di Tensor Processing Units partirà a bordo di un Falcon 9 di SpaceX. Il lancio è il primo passo di un progetto che punta, in prospettiva, a svolgere attività di calcolo per l’AI in orbita. Prima di arrivare a quel traguardo, l’azienda vuole osservare come si comporta l’hardware durante il volo e una volta raggiunto lo spazio.

La missione rientra in Project Suncatcher, l’iniziativa con cui Google esplora la possibilità di collocare capacità di calcolo in orbita terrestre bassa e alimentarle con l’energia del Sole. Il satellite permetterà di raccogliere dati in un ambiente operativo diverso da quello dei data center terrestri. Al centro dell’esperimento ci sono i processori stessi: la loro tenuta determinerà quali aspetti del progetto richiederanno ulteriori interventi nelle missioni successive.

Google ha indicato tre condizioni da misurare: le sollecitazioni fisiche del volo spaziale, l’esposizione alle radiazioni e le temperature estreme nello spazio. Nei test condotti finora, le TPU hanno sopportato livelli elevati di forza g e radiazioni. L’azienda intende ora verificare il loro comportamento direttamente in orbita, dove potrà osservare il funzionamento dei chip durante la missione e raccogliere indicazioni utili per i prossimi lanci.

Il primo satellite metterà alla prova i chip AI di Google direttamente in orbita.

Un’altra parte del test riguarda il calore prodotto dai processori. Google proverà un sistema di raffreddamento basato su tubi di calore e radiatori mentre i chip sono in orbita. Travis Beals, responsabile di prodotto del progetto, ha spiegato che i processori possono funzionare per circa 15 minuti prima di dover essere spenti per raffreddarsi. La gestione della temperatura diventa così una delle verifiche concrete del primo volo, accanto alla resistenza dei componenti.

Il piano di Google non si ferma a questo satellite. L’azienda punta a realizzare una costellazione di unità dotate di chip e prevede di mandarne in orbita altre due l’anno prossimo. Il lancio iniziale servirà quindi anche a individuare eventuali punti di guasto prima di estendere gli esperimenti. Per un’infrastruttura pensata per il calcolo AI, la continuità di funzionamento dei processori e il loro raffreddamento sono aspetti che le prove in orbita potranno rendere più concreti.

I processori possono funzionare circa 15 minuti prima di essere spenti per raffreddarsi.

L’idea di usare satelliti per il calcolo come alternativa ai data center sulla Terra è stata avanzata anche da Elon Musk, Jeff Bezos ed Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google. Project Suncatcher entra in questo filone attraverso una prova di hardware, con obiettivi circoscritti e misurabili. Le informazioni raccolte sul satellite aiuteranno Google a capire come progettare i voli successivi e quali difficoltà affrontare nello sviluppo di una rete più ampia.

Google userà i risultati del lancio per progettare le missioni successive.

Travis Beals ha descritto il percorso come un lavoro di ingegneria graduale. Nell’annuncio aziendale, il dirigente ha spiegato che il primo lancio dovrà mostrare cosa funziona, individuare i punti di cedimento e trasferire quanto appreso alle missioni future. Il passo immediato, dunque, è osservare i chip nello spazio: da quelle misure Google ricaverà le indicazioni necessarie per proseguire il progetto.

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