Reservoir ha raccolto 8 milioni di dollari in un round seed guidato da Asymmetric Capital Partners, con la partecipazione di Founder Collective e MCJ. La startup vuole trasformare lo scaldabagno, uno degli elettrodomestici meno considerati nelle abitazioni, in un dispositivo capace di prevedere i consumi, contenere la spesa energetica e contribuire alla stabilità della rete elettrica.
I nuovi capitali serviranno soprattutto ad aumentare le installazioni nell’area di Boston, scelta come mercato iniziale. Reservoir ha collocato finora circa 100 apparecchi e punta a passare da circa 100 a 1.000 unità entro la fine del prossimo anno. A quel livello, secondo il cofondatore, la capacità aggregata degli scaldabagni comincerebbe ad assumere dimensioni significative anche per il sistema energetico.
Il punto di partenza è un apparecchio domestico che può rappresentare circa il 18% dei consumi energetici complessivi di una famiglia ed è anche tra le principali cause di danni residenziali provocati dall’acqua. Per Luke Winston-Almanzar, già chief business officer della startup di stampa 3D Formlabs e cofondatore di Reservoir insieme a Gabriel Parisi-Amon e Jake Felser, gli scaldabagni tradizionali consumano troppo e sono sostanzialmente privi di intelligenza.
La tecnologia di Reservoir combina accumulo termico e pompa di calore. Prevedendo quando gli abitanti avranno bisogno di acqua calda, il sistema può riscaldare il serbatoio nelle fasce in cui la domanda elettrica e i prezzi sono più bassi. La pompa di calore risulta quasi quattro volte più efficiente di uno scaldabagno elettrico e cinque volte più efficiente di una versione alimentata a gas naturale.
Il riscaldamento predittivo viene calibrato durante il primo mese di utilizzo, quando l’apparecchio raccoglie informazioni sulle abitudini domestiche e addestra un modello. Una volta completato l’apprendimento, il sistema attiva la pompa di calore nei momenti più efficienti e convenienti, preservando al tempo stesso una scorta sufficiente. Un sensore di flusso ultrasonico può inoltre rilevare perdite nell’impianto idraulico e inviare una notifica al proprietario attraverso l’app.
La versione Max aggiunge una valvola di ricircolo per rendere immediatamente disponibile l’acqua calda e una valvola miscelatrice che può proteggere le tubazioni dal gelo durante le ondate di freddo. Un serbatoio da 50 galloni può erogare fino a 150 galloni di acqua calda nella modalità “party”, attivabile dal touchscreen o dall’app. Il modello Core mantiene invece la configurazione essenziale.
Reservoir ha creato anche una propria società idraulica per semplificare i prezzi, accelerare la vendita e gestire direttamente l’installazione, una scelta ispirata all’esperienza di Winston-Almanzar in Formlabs. Il modello Max costa 6.500 dollari e il Core 5.000 dollari, installazione inclusa. In Massachusetts, un incentivo di 1.050 dollari porta il Core a 3.950 dollari. L’azienda stima per una famiglia tipica di Boston risparmi fino a 1.000 dollari annui e offre una garanzia di dieci anni.
Su scala più ampia, la flotta potrebbe partecipare ai programmi di demand response, che remunerano la riduzione dei prelievi dalla rete nelle ore più congestionate. Reservoir valuta la possibilità di usare questi ricavi per contenere i prezzi dei propri apparecchi. La sfida resta portare gli scaldabagni a pompa di calore oltre l’attuale nicchia: per riuscirci, efficienza e sostenibilità dovranno tradursi in un prodotto più pratico, accessibile e desiderabile per chi deve sostituire un impianto domestico.