OpenAI porta lo scontro con Apple fuori dalle aule giudiziarie, pubblicando email e conversazioni iMessage per contestare la ricostruzione alla base della causa intentata dall’azienda di Cupertino. Il produttore di ChatGPT definisce l’azione legale «negligente, aggressiva e stranamente personale» e sostiene che i messaggi dimostrino come Apple stia presentando in modo errato alcuni passaggi centrali della vicenda.
Il post intitolato “Apple is getting this wrong” non costituisce una risposta legale depositata in tribunale. È invece un intervento rivolto all’opinione pubblica, costruito attraverso una selezione di comunicazioni tra dipendenti e consulenti legali. OpenAI punta a evidenziare quelle che considera contraddizioni nelle accuse, mentre Apple cerca di impedire che informazioni riservate sulle proprie tecnologie vengano utilizzate per accelerare i progetti hardware della società guidata da Sam Altman.
Al centro della causa, presentata il mese precedente, ci sono gli ex dipendenti Apple Chang Liu e Tang Tan. Liu, già ingegnere dell’iPhone, lavora ora nel team tecnico di OpenAI. Tan ha trascorso 25 anni in Apple, dove ha supervisionato in passato la progettazione di iPhone e Apple Watch, prima di assumere l’incarico di responsabile hardware di OpenAI. Apple sostiene che i due abbiano portato con sé informazioni segrete e confidenziali riguardanti tecnologie, processi e prodotti non ancora presentati.
Apple ha anche chiesto un’ingiunzione preliminare che impedisca a Liu, Tan e OpenAI di accedere, acquisire, usare o divulgare le informazioni contestate mentre il procedimento prosegue. OpenAI replica che la richiesta sarebbe fondata su dati falsi e del tutto superflua: «Non possediamo, né vogliamo, alcuno dei loro segreti industriali», afferma l’azienda, dichiarando di essere concentrata sulla costruzione di prodotti e tecnologie capaci di spostare in avanti la frontiera dell’innovazione.
Una parte delle accuse riguarda l’accesso ai sistemi aziendali dopo l’uscita di Liu. Apple sostiene che l’ex ingegnere non abbia restituito un computer della società, abbia sfruttato una vulnerabilità di autenticazione per entrare nello spazio di archiviazione cloud e abbia scaricato documenti confidenziali. Liu avrebbe inoltre spiegato a un’altra dipendente come recuperare file ed evitare problemi con il team di sicurezza prima del suo passaggio a OpenAI.
La replica introduce una lettura diversa dell’accesso residuo. OpenAI afferma che dipendenti Apple avrebbero contattato Liu chiedendogli aiuto per individuare quelle informazioni e attribuisce il problema alla gestione delle autorizzazioni quando una persona lascia l’azienda. Secondo questa tesi, alcuni ex dipendenti continuerebbero ad avere accesso a file Apple senza volerlo o senza esserne consapevoli. I messaggi pubblicati servono a sostenere questa versione, ma rappresentano comunque una selezione effettuata dalla parte direttamente coinvolta.
Un secondo fronte riguarda i colloqui di assunzione. Apple accusa Tang Tan di avere richiesto informazioni confidenziali ai dipendenti intervistati per ruoli in OpenAI e di averli invitati a mostrare componenti sui quali avevano lavorato. La società risponde che Tan avrebbe sempre chiarito al team il divieto di usare materiale riservato proveniente da altre aziende, trasformando la disputa anche in un confronto sulle regole di reclutamento nei settori tecnologici più competitivi.
OpenAI contesta infine di non aver risposto ai primi tentativi di contatto. L’azienda sostiene che i legali esterni di Apple abbiano scritto alla persona sbagliata dopo aver confuso due cognomi asiatici e che non ci sia stato un confronto con il proprio General Counsel. La pubblicazione delle email tra i gruppi legali e degli iMessage di Liu aggiunge pressione reputazionale a una causa che intreccia proprietà intellettuale, mobilità dei talenti e sviluppo di nuovi dispositivi, senza sostituire il confronto sulle prove che avverrà in tribunale.