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Gli USA bocciano le licenze bancarie di Wise e Bunq

L’autorità bancaria statunitense ferma le richieste di Wise e Bunq. Per le fintech europee, l’espansione negli USA si conferma una maratona regolatoria.

12 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Gli USA bocciano le licenze bancarie di Wise e Bunq
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Il sogno americano delle fintech europee si è scontrato con un doppio stop regolatorio. Nell’arco di due settimane, l’Office of the Comptroller of the Currency, l’autorità che concede le licenze bancarie nazionali negli Stati Uniti, ha bloccato le richieste presentate da Wise e Bunq. Due decisioni che incrinano l’idea di un mercato statunitense facilmente accessibile alle società finanziarie cresciute in Europa e pronte a cercare oltreoceano nuovi clienti, capitali e visibilità.

Per Wise, fintech britannica che aveva trasferito la propria quotazione principale negli Stati Uniti l’anno precedente, l’autorità ha indicato «significative preoccupazioni di vigilanza e conformità». Al centro delle contestazioni figurano i controlli contro il riciclaggio di denaro, un’area particolarmente sensibile per chi punta a ottenere una licenza bancaria federale. Il passaggio a Wall Street, dunque, non ha tradotto automaticamente la presenza finanziaria americana in un lasciapassare per l’attività bancaria.

A Bunq è stato invece chiesto un piano costruito in modo più specifico per il mercato statunitense. L’autorità avrebbe inoltre valutato negativamente l’intenzione dell’amministratore delegato Ali Niknam di gestire la divisione americana part-time. Il messaggio è netto: per entrare nel sistema bancario degli Stati Uniti non bastano un modello europeo già collaudato e una strategia di espansione commerciale, ma servono governance locale, presidio operativo e procedure progettate intorno alle regole americane.

Wall Street non garantisce automaticamente l’accesso al sistema bancario americano

Le due bocciature arrivano mentre numerosi operatori continuano a guardare con interesse a una licenza negli USA. Le riforme favorevoli al settore bancario promosse dall’amministrazione Trump hanno innalzato la soglia oltre la quale scattano standard prudenziali più severi e alleggerito alcune restrizioni sulle valutazioni speculative. In una finestra temporale ristretta, PayPal, Nubank, Coinbase, Revolut e la stessa Bunq hanno manifestato interesse per un’autorizzazione americana.

La struttura normativa resta però complessa. Il sistema bancario statunitense è diviso tra autorità federali e singoli Stati: senza una licenza nazionale, un operatore deve confrontarsi con 50 licenze statali e altrettanti regimi di conformità. Revolut aveva abbandonato i propri piani nel 2023 dopo anni di attriti con l’autorità californiana; al secondo tentativo, la banca digitale ha scelto prevedibilmente di presentare domanda a livello nazionale.

Senza licenza nazionale, le fintech affrontano cinquanta diversi regimi statali

Anche altre esperienze mostrano quanto sia difficile trasformare l’interesse commerciale in una presenza sostenibile. Monzo aveva ritirato la domanda per una licenza bancaria americana nell’ottobre 2021 e, anni dopo, ha deciso di interrompere tutte le attività nella regione. Zilch ha ridimensionato le operazioni statunitensi nei conti del 2024, dopo aver proposto nel 2022 il proprio servizio buy now, pay later a una lista d’attesa composta da oltre 150.000 americani.

Il sogno americano si sta trasformando in una lunga maratona regolatoria

Per le fintech europee, l’accesso a Wall Street e l’ottenimento di una licenza bancaria restano quindi obiettivi distinti. Un’IPO americana può aumentare la visibilità verso gli investitori, ma non elimina i requisiti di vigilanza né garantisce la capacità di costruire una scala locale sufficiente. Gli stop a Wise e Bunq descrivono un percorso fatto di controlli antiriciclaggio, governance dedicata e adattamento normativo: più che una corsa verso un mercato deregolamentato, una lunga maratona regolatoria.

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