Nel cuore della competizione tecnologica che sta ridefinendo gli equilibri geopolitici mondiali, Stati Uniti e Cina si fronteggiano in una corsa all'intelligenza artificiale che potrebbe determinare il futuro ordine globale. I recenti sviluppi nel panorama regolatorio americano rivelano una strategia che si discosta nettamente dall'approccio europeo, privilegiando velocità e flessibilità rispetto a controlli preventivi. Questo confronto tra modelli di governance rivela molto più di una semplice divergenza tecnica: riflette visioni contrastanti sul futuro della società digitale e sul delicato equilibrio tra innovazione e regolamentazione.
La competizione con la Cina come motore della deregolamentazione
La corsa per dominare l'intelligenza artificiale ha spinto i giganti tecnologici americani a intervenire direttamente nelle strategie governative. A seguito della consultazione pubblica avviata a febbraio 2025 dall'Office of Science and Technology Policy, aziende come OpenAI e Anthropic hanno presentato proposte che rivelano una visione comune: la Cina rappresenta la minaccia principale e ogni ostacolo normativo potrebbe tradursi in un vantaggio strategico per Pechino.
Anthropic, in particolare, ha messo in guardia contro quello che definisce un possibile punto di svolta imminente. L'azienda descrive l'intelligenza artificiale "potente" come un paese di geni in un centro dati, una concentrazione di capacità intellettuale che potrebbe materializzarsi già nel biennio 2026-2027. Una preoccupazione condivisa da OpenAI, che sottolinea come il costo per utilizzare determinate capacità di IA si riduca di dieci volte ogni anno, creando un effetto moltiplicatore esponenziale.
Due visioni americane, un unico obiettivo
Le proposte dei colossi americani dell'IA, pur con sfumature diverse, convergono su un punto fondamentale: la necessità di un approccio flessibile che privilegia l'autoregolamentazione in cambio di collaborazione sulla sicurezza nazionale. OpenAI propone un framework federale di partnership volontaria che esenti le aziende dalla frammentazione normativa attuale – che comprende oltre 700 proposte a livello statale – in cambio di un allineamento sulle questioni di sicurezza.
Sul fronte della proprietà intellettuale, l'azienda di Sam Altman difende strenuamente il modello americano di fair use, opponendosi all'opt-out europeo e sostenendo che limitare l'addestramento dei modelli su contenuti protetti da copyright rallenterebbe l'innovazione, concedendo un vantaggio decisivo alla Cina.
Anthropic, dal canto suo, si concentra su due direttrici strategiche: sicurezza nazionale e prosperità economica americana. L'azienda raccomanda la creazione di un'infrastruttura federale per testare i modelli IA per vulnerabilità, citando il caso del modello cinese DeepSeek R1 che risponderebbe a domande potenzialmente pericolose, in violazione dei principi di sicurezza.
Per garantire la leadership tecnologica americana, Anthropic ritiene necessari almeno 50 gigawatt di energia dedicata all'IA entro il 2027, con procedure accelerate di autorizzazione e un inventario completo dei processi federali che potrebbero beneficiare dell'integrazione con sistemi di intelligenza artificiale.
Il divario transatlantico nella regolamentazione tecnologica
Il confronto con l'approccio europeo emerge come elemento centrale in entrambe le proposte, rivelando una crescente divergenza nelle filosofie regolatorie. Mentre l'Europa privilegia un controllo ex-ante con regole precise su trasparenza, uso dei dati e responsabilità, le proposte americane puntano sulla velocità di sviluppo e sulla competitività globale.
OpenAI critica apertamente il regime europeo di opt-out per i titolari di copyright, sostenendo che tale approccio crea svantaggi competitivi rispetto a paesi come la Cina. La strategia proposta include anche un sistema di controllo delle esportazioni a tre livelli: paesi democraticamente allineati (Tier I), paesi a rischio di dirottamento tecnologico verso la Cina (Tier II), e la Cina con i suoi alleati (Tier III), completamente esclusi dall'accesso alle tecnologie più avanzate.
Questa visione si scontra con la tradizione europea di regolamentazione preventiva, evidenziando un conflitto di valori che potrebbe avere conseguenze significative sul futuro sviluppo tecnologico. Per l'Italia, che si trova all'intersezione tra alleanza atlantica e appartenenza europea, questa divergenza rappresenta una sfida particolarmente complessa.
Le implicazioni per l'Europa e il futuro della regolamentazione globale
Di fronte a questa strategia americana, l'Europa si trova a un bivio: mantenere il proprio approccio basato sulla tutela dei diritti e valori etici, rischiando di rallentare l'innovazione, o rivedere le proprie posizioni per non perdere terreno nella corsa globale all'IA.
La crescente divergenza transatlantica potrebbe creare uno scenario in cui sviluppatori e investitori preferiscono ecosistemi meno regolamentati, penalizzando l'innovazione europea. D'altra parte, il modello UE potrebbe rivelarsi lungimirante nel prevenire problematiche sociali ed etiche che un approccio più libertario potrebbe sottovalutare.
La sfida centrale, emersa chiaramente dalle proposte di OpenAI e Anthropic, riguarda il bilanciamento tra velocità di innovazione e controlli regolatori. Se è vero che un'eccessiva regolamentazione può rallentare lo sviluppo tecnologico, è altrettanto vero che un'innovazione senza adeguati controlli potrebbe comportare rischi significativi.
Verso un equilibrio tra innovazione e regolamentazione
Ciò che emerge con chiarezza da questo confronto è che la governance dell'intelligenza artificiale riflette visioni di società radicalmente diverse. La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio dinamico tra queste visioni contrastanti, riconoscendo che né una deregolamentazione completa né un controllo eccessivo possono portare a risultati ottimali.
In questo scenario complesso, la cooperazione internazionale diventa non solo auspicabile ma necessaria per evitare una frammentazione del panorama normativo globale. L'alternativa sarebbe un mondo tecnologicamente diviso in blocchi incompatibili, con standard diversi e una competizione che potrebbe sacrificare valori fondamentali sull'altare della velocità di sviluppo.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, la sfida sarà quella di trovare una propria via distintiva: preservare i valori fondamentali che caratterizzano il modello europeo, mantenendo al contempo la capacità di innovare e competere in un panorama globale sempre più polarizzato tra Stati Uniti e Cina.