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A Londra 313.000 posti sono esposti all’AI generativa

A Londra il 46% dei lavoratori svolge professioni già esposte all’AI generativa. Per 313.000 addetti l’automazione potrebbe sostituire le attività.

22 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
A Londra 313.000 posti sono esposti all’AI generativa
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Quasi la metà dei lavoratori londinesi svolge già professioni esposte all’intelligenza artificiale generativa. La Greater London Authority stima che si tratti del 46% degli occupati, pari a circa 2,4 milioni di persone. All’interno di questa platea, 313.000 lavoratori rischiano di perdere il proprio ruolo attraverso l’automazione, perché impiegati nelle occupazioni con il grado più elevato di esposizione.

Il calcolo della London AI and Jobs Taskforce individua infatti 313.000 posti nei quali le attività potrebbero già essere svolte, almeno potenzialmente, utilizzando le capacità oggi disponibili dell’AI generativa. Il quadro si allarga considerando la possibilità di reagire al cambiamento: circa 600.000 londinesi lavorano in professioni che combinano un’elevata esposizione tecnologica con una minore capacità di adattamento.

La task force esclude però che una catastrofe occupazionale sia inevitabile. L’esito dipenderà anche dalla capacità di convincere e incoraggiare le imprese ad adottare l’AI in modo responsabile. La tecnologia è destinata a trasformare l’economia della capitale britannica, ma il passaggio richiede politiche capaci di evitare che i benefici si concentrino soltanto su una minoranza privilegiata.

A Londra 313.000 posti presentano il massimo grado di esposizione all’AI

Le mansioni amministrative e impiegatizie di carattere routinario presentano i livelli più alti di esposizione, poiché molte attività coincidono con ciò che i sistemi generativi sanno già fare. Anche ICT, finanza e servizi professionali, insieme alla pubblica amministrazione, mostrano forti concentrazioni di professioni esposte. La produttività potrebbe aumentare, mentre compiti, ruoli e strutture organizzative potrebbero essere sottoposti a cambiamenti significativi.

Gli effetti, inoltre, non saranno distribuiti in modo uniforme. I lavoratori con qualifiche formative più elevate figurano tra i più esposti, perché presenti in misura consistente nelle professioni ad alta intensità di conoscenza. Le donne sono sovrarappresentate nei lavori amministrativi e impiegatizi maggiormente coinvolti, mentre molti giovani all’inizio della carriera operano in ruoli digitali e knowledge-based vulnerabili alla trasformazione.

Le posizioni entry-level rischiano di perdere compiti essenziali per costruire esperienza

Il nodo più delicato riguarda le posizioni entry-level. L’AI generativa può eseguire numerose attività di ricerca routinaria, scrittura e amministrazione tradizionalmente affidate a chi muove i primi passi nel mondo professionale. La riduzione o ridefinizione di questi compiti può incidere non soltanto sulle assunzioni, ma anche sul modo in cui i giovani accumulano esperienza e costruiscono il percorso verso incarichi più senior.

Il sindaco Sadiq Khan ha chiesto un incontro al nuovo ministro per l’AI Kanishka Narayan, nominato nell’amministrazione guidata da Andy Burnham. Tra le proposte figurano una maggiore devoluzione delle politiche sull’AI, più flessibilità per Londra nella programmazione e nell’impiego delle competenze e la sperimentazione di incentivi alla transizione AI destinati ai datori di lavoro. Khan ha inoltre richiamato un investimento di 18 milioni di sterline nelle competenze, con particolare attenzione ai giovani.

Il pericolo è una deriva silenziosa verso carriere più deboli e maggiori disuguaglianze

Per la presidente della task force, Baroness Martha Lane-Fox, il pericolo non coincide necessariamente con uno shock improvviso, ma con una deriva più silenziosa: meno ruoli iniziali, percorsi di carriera più deboli e disuguaglianze crescenti. Riunire imprese, lavoratori ed educatori può trasformare la maggiore produttività in opportunità diffuse, lavori migliori e fiducia pubblica. A Londra, la partita dell’AI si gioca quindi tanto sull’adozione tecnologica quanto sulla capacità di ridisegnare accesso, formazione e progressione professionale.

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