Il Brasile sta attraversando un punto di svolta nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Le organizzazioni esplorano applicazioni capaci di rendere più efficienti le attività, migliorare le decisioni e sostenere nuovi prodotti e servizi. Il Digital Risks Index del Markets Innovation & Technology Institute indica che oltre un terzo delle organizzazioni intervistate ha già avviato iniziative di AI in grado di influenzare prodotti, servizi o modelli di business. La sperimentazione, quindi, sta entrando nelle strutture operative e nelle scelte aziendali.
Alla crescita dei progetti non corrisponde però un avanzamento altrettanto rapido dei sistemi di controllo. Tra le realtà analizzate, la maturità dell’AI raggiunge il 51%, mentre il rischio di esposizione etica e legale arriva al 53%, avvicinandosi alla fascia di maggiore criticità prevista dallo studio. Il divario coinvolge privacy, conformità, responsabilità e supervisione, oltre alla sicurezza informatica. L’ambizione tecnologica appare così più sviluppata della capacità di governarne conseguenze e vulnerabilità.
Il problema emerge soprattutto nell’organizzazione interna. La metà delle aziende dichiara soltanto un’interazione sporadica tra business e IT sui progetti di intelligenza artificiale. Quando gli algoritmi entrano nei servizi, nei prodotti e nelle decisioni operative, la governance richiede invece un raccordo stabile tra competenze tecniche, legali, aziendali e di compliance. Anche la preparazione delle persone resta incompleta: tre organizzazioni su quattro non dispongono di programmi strutturati sulla gestione dei rischi AI oppure si affidano principalmente ad attività informali di sensibilizzazione.
Le stesse carenze si riflettono nelle strutture decisionali. Soltanto un quarto delle organizzazioni integra formalmente la strategia AI nella pianificazione strategica, attraverso supervisione dei vertici, metriche definite o finanziamenti dedicati. Molte imprese sembrano dunque procedere con i casi d’uso prima di avere stabilito politiche, responsabilità e processi di monitoraggio coerenti. In questa configurazione, un progetto può crescere sul piano tecnico senza che siano altrettanto chiari i soggetti chiamati ad autorizzarlo, controllarlo e rispondere dei suoi effetti.
L’esposizione non è uniforme. Pubblica amministrazione e sanità presentano livelli di rischio particolarmente elevati, per la combinazione di dati sensibili, forte interesse pubblico e pratiche di governance relativamente poco strutturate. Al contrario, servizi finanziari, telecomunicazioni e tecnologia mostrano in genere una maggiore maturità dei controlli e livelli inferiori di rischio etico e legale. Con l’aumento dell’adozione, le debolezze nella supervisione possono tradursi in conseguenze operative, normative, legali e reputazionali.
Anche il quadro regolatorio contribuisce ad alzare l’attenzione. La disciplina brasiliana dell’intelligenza artificiale è ancora in fase di sviluppo, mentre continuano a maturare l’applicazione della Lei Geral de Proteção de Dados e le aspettative su trasparenza, responsabilità e gestione del rischio. Sul piano internazionale, l’EU AI Act rafforza l’orientamento verso documentazione, valutazioni dei rischi, supervisione ed esplicabilità. Sono elementi che spingono le imprese a considerare la governance come una componente operativa dell’adozione, non come un adempimento da aggiungere in seguito.
Il Digital Risks Index, che riunisce sicurezza informatica, governo dei dati e maturità AI, assegna al Brasile un punteggio complessivo del 58%: un mercato in progresso, ma non ancora pienamente resiliente. La prossima fase dipenderà dalla capacità di far crescere insieme innovazione e accountability, attraverso politiche definite, formazione, responsabilità chiare e controlli continuativi. Le organizzazioni meglio posizionate saranno quelle capaci di trasformare la governance in un’infrastruttura stabile per l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.