Tecnologia Sam Altman boccia i data center spaziali di Musk
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25/02/2026

Sam Altman di OpenAI boccia i data center spaziali proposti da Elon Musk definendoli "ridicoli". In gioco investimenti miliardari per l'AI e la sostenibilità.

Sam Altman boccia i data center spaziali di Musk

Il dibattito sull'opportunità di collocare data center nello spazio divide il mondo della tecnologia americana, con Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, che ha definito "ridicola" l'idea promossa da Elon Musk, CEO di SpaceX e xAI, durante un evento pubblico a Nuova Delhi venerdì scorso. La questione non è puramente tecnica: coinvolge investimenti miliardari, sostenibilità ambientale e la corsa all'infrastruttura necessaria per alimentare l'intelligenza artificiale.

Il contesto è quello di un'industria che sta affrontando una crisi infrastrutturale senza precedenti. Secondo un'indagine pubblicata, entro la fine del 2024 erano stati approvati oltre 1.200 data center negli Stati Uniti, quasi quattro volte il numero registrato nel 2010. Queste strutture, indispensabili per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni e alimentare chatbot basati su intelligenza artificiale, consumano risorse idriche massicce, sovraccaricano le reti elettriche e generano inquinamento, suscitando crescenti resistenze nelle comunità locali di Texas, Oklahoma e altri stati.

Altman ha espresso il suo scetticismo con toni netti durante l'intervista ai media locali indiani, provocando le risate del pubblico. "Con l'attuale panorama tecnologico, l'idea di mettere data center nello spazio è ridicola", ha dichiarato, riconoscendo che l'opzione orbitale "potrebbe avere senso un giorno", ma rimarcando come i costi di lancio e le difficoltà nella manutenzione dei componenti elettronici nello spazio rappresentino ostacoli insormontabili. "Non ci siamo ancora", ha aggiunto, prevedendo che i data center orbitali non avranno rilevanza su larga scala in questo decennio.

I data center orbitali non sono qualcosa che avrà importanza su larga scala in questo decennio.

La posizione di Musk è diametralmente opposta. SpaceX ha annunciato a febbraio l'obiettivo di lanciare "una costellazione di un milione di satelliti che operino come data center orbitali", avviando già le assunzioni di ingegneri dedicati al progetto. Durante una riunione interna con i dipendenti di xAI a dicembre, Musk aveva identificato nei data center orbitali la sua ultima ambizione spaziale. Più recentemente, ha sostenuto che l'acquisizione di xAI da parte di SpaceX accelererà i tempi di realizzazione dell'infrastruttura orbitale.

Il CEO di OpenAI e quello di SpaceX hanno una faida di lunga data, che si estende ben oltre le questioni tecniche. Musk è stato cofondatore di OpenAI prima di abbandonare il progetto, e da allora i rapporti tra i due imprenditori si sono deteriorati pubblicamente, con scambi polemici su strategie aziendali, governance e visione del futuro dell'intelligenza artificiale.

Altman non è l'unico scettico nel settore tecnologico, ma paradossalmente nemmeno l'unico interessato. Google ha svelato il Progetto Suncatcher a novembre 2025, con l'obiettivo di posizionare data center alimentati dall'energia solare nello spazio. Il CEO Sundar Pichai ha dichiarato a Fox News Sunday che la società potrebbe iniziare già nel 2027, in netto contrasto con le previsioni temporali di Altman.

Lo spazio è ottimo per molte cose. I data center orbitali non sono qualcosa che avrà importanza su larga scala in questo decennio.

La questione sottostante riguarda la sostenibilità dell'attuale modello di sviluppo dell'AI. Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo decine di miliardi nella costruzione di data center terrestri, mentre le comunità locali iniziano a respingere progetti che promettono posti di lavoro ma portano degrado ambientale. I campus di data center proposti in diversi stati americani affrontano resistenze crescenti, ponendo interrogativi sulla fattibilità a lungo termine dell'espansione infrastrutturale necessaria per sostenere la corsa all'intelligenza artificiale.

La divergenza tra Altman e Musk riflette approcci strategici radicalmente diversi: pragmatismo ingegneristico contro visione futuristica. Ma solleva anche domande più profonde: l'industria tecnologica sta cercando soluzioni spaziali perché rappresentano davvero un progresso, o semplicemente per evitare il confronto con i limiti terrestri del proprio modello di crescita? E chi pagherà i costi, economici e ambientali, di questa scommessa orbitale?

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