OpenAI ha comunicato agli investitori che i costi per l'infrastruttura computazionale potrebbero raggiungere i 600 miliardi di dollari entro il 2030, una cifra che ridimensiona le precedenti dichiarazioni del CEO Sam Altman sui 1.400 miliardi di impegni infrastrutturali. La startup californiana specializzata in intelligenza artificiale sta ridefinendo la propria strategia di espansione per rispondere alle preoccupazioni del mercato sui piani di spesa considerati sproporzionati rispetto ai ricavi potenziali.
La revisione al ribasso delle stime di spesa arriva in un momento cruciale per il settore dell'AI, dove la corsa agli investimenti in infrastrutture sta sollevando interrogativi sulla sostenibilità economica dei modelli di business. OpenAI sta cercando di ancorare più strettamente le proprie previsioni di spesa alla crescita attesa dei ricavi, una mossa che riflette la pressione degli investitori per una maggiore disciplina finanziaria in un comparto caratterizzato da valutazioni elevate e ritorni ancora incerti.
Secondo fonti citate da CNBC, la società prevede di generare ricavi superiori a 280 miliardi di dollari entro il 2030, distribuiti quasi equamente tra il segmento consumer e quello enterprise. Si tratta di una proiezione ambiziosa che presuppone una crescita esponenziale rispetto ai 13,1 miliardi di dollari di fatturato registrati nel 2025, superiori all'obiettivo iniziale di 10 miliardi. Sul fronte dei costi operativi, l'azienda ha speso 8 miliardi nel corso dell'anno scorso, restando al di sotto del target di 9 miliardi.
Il nuovo round di finanziamento in fase di negoziazione rappresenta uno dei più imponenti nella storia del venture capital. Nvidia, il gigante dei chip per l'AI, sarebbe in trattative per investire fino a 30 miliardi di dollari, una partecipazione che evidenzia l'intreccio sempre più stretto tra produttori di hardware e sviluppatori di software nel comparto dell'intelligenza artificiale. La valutazione pre-money dell'operazione si aggirerebbe intorno ai 730 miliardi di dollari, posizionando OpenAI tra le società private più capitalizzate al mondo.
Tra gli altri investitori strategici figurano SoftBank, il fondo giapponese da sempre attivo nelle scommesse tecnologiche ad alto rischio, e Amazon, che attraverso questa partecipazione consoliderebbe il proprio posizionamento nell'ecosistema AI. La composizione del sindacato di investitori riflette una strategia precisa: legare il destino dell'azienda a partner industriali che possono fornire non solo capitale, ma anche infrastrutture cloud e capacità produttiva di chip, risorse critiche per lo sviluppo di modelli linguistici avanzati.
L'anno scorso OpenAI ha annunciato una serie di accordi multimiliardari con i principali produttori di chip e fornitori di servizi cloud, gettando le basi per un'espansione infrastrutturale senza precedenti. Questa strategia solleva tuttavia interrogativi sulla redditività a lungo termine, considerando che i costi energetici e computazionali dell'addestramento e dell'inferenza dei modelli AI continuano a rappresentare una quota significativa dei costi operativi.
Parallelamente, l'azienda sta diversificando la propria offerta oltre i modelli linguistici. Secondo indiscrezioni recenti, sarebbe stato avviato un team di oltre 200 persone per sviluppare dispositivi hardware alimentati da AI, tra cui smart speaker, occhiali intelligenti e lampade connesse. Il lancio dello smart speaker non è previsto prima di febbraio 2027, segno che la monetizzazione attraverso l'hardware richiede tempi lunghi e investimenti ingenti in design e produzione.
L'evoluzione del mercato dell'intelligenza artificiale sta inoltre spostando l'attenzione verso sistemi multi-agente autonomi, particolarmente nel segmento enterprise. Una ricerca di PYMNTS Intelligence indica che il 43% dei CFO ritiene che l'AI agente possa avere un impatto significativo sulla pianificazione dinamica dei budget, con quasi la metà che già utilizza strumenti AI per monitorare continuamente capitale circolante e flussi di cassa.
Resta da capire se il mercato dell'intelligenza artificiale riuscirà a giustificare valutazioni così elevate attraverso ricavi effettivi, o se assisteremo a una correzione simile a quelle vissute in passato da altri settori tecnologici caratterizzati da aspettative eccessive. La capacità di OpenAI di trasformare la leadership tecnologica in profitti sostenibili determinerà non solo il suo destino, ma quello dell'intero comparto AI, dove investitori e aziende stanno scommettendo centinaia di miliardi in attesa di ritorni che, per ora, restano largamente nel campo delle proiezioni.