Il mondo dell'ingegneria del software ha attraversato una trasformazione profonda negli ultimi vent'anni, passando da nicchia per "nerd ultra-introversi" a uno dei percorsi di carriera più ambiti. John Stecher, Chief Technology Officer di Blackstone, osserva questa evoluzione da una prospettiva privilegiata: laureato in informatica nel 2001 presso l'Università del Wisconsin-Madison, oggi si trova a dover gestire una nuova generazione di ingegneri il cui approccio al codice è radicalmente diverso dal suo. La democratizzazione del settore, però, ha portato con sé sfide inaspettate per chi si affaccia al mercato del lavoro.
I numeri raccontano una storia inequivocabile. Nel campus dove Stecher studiava, gli iscritti a informatica erano circa 260 nel 2001. Nell'autunno 2025, quella cifra è esplosa a 2.500 studenti. Non si tratta di un caso isolato: secondo il National Center for Education Statistics, le lauree triennali in informatica e scienze dell'informazione conferite nell'anno accademico 2021-2022 sono aumentate del 115% rispetto a due decenni prima.
L'era pre-Google: quando il codice si imparava sui libri
La testimonianza di Stecher offre uno spaccato di come sia cambiato l'apprendimento stesso della programmazione. "Ricordo di dover tirare fuori i libri e leggere per capire come scrivere codice", racconta il CTO. Un approccio che oggi appare quasi archeologico: "Adesso basta cercare su Google, o puoi chiedere a Claude come fare", osserva, riferendosi agli assistenti di intelligenza artificiale ormai onnipresenti.
Quella che un tempo era considerata una carriera per "persone super introverse" – categoria in cui Stecher stesso si riconosceva – è diventata un'ambizione mainstream. "Ora è un lavoro che la gente vuole fare", constata con una punta di ironia.
Quando l'eccellenza diventa lo standard
Il paradosso della democratizzazione emerge con chiarezza nelle parole del dirigente di Blackstone. Gli ingegneri junior con cui collabora oggi possiedono "competenze pazzesche" che lo lasciano sbalordito anno dopo anno. La sua ammissione è disarmante: "Non ci sarebbe stata alcuna possibilità che io ottenessi un lavoro. Quando guardo le capacità che alcune di queste persone hanno oggi, sono completamente diverse da quello che ero io".
Eppure, l'innalzamento dell'asticella delle competenze tecniche ha creato un vuoto in un'area cruciale: la formazione sul campo. Stecher identifica questo come il cambiamento più problematico del settore. "Serve un buon programma di mentorship e apprendistato", sottolinea. "Questo è un aspetto che penso sia cambiato negli anni".
Il dilemma della formazione nell'era dell'automazione
In passato, le aziende affidavano ai neoassunti la scrittura di test funzionali, compiti che li obbligavano progressivamente a comprendere e gestire porzioni di codice all'interno di sistemi più complessi. Oggi, con gli strumenti di intelligenza artificiale capaci di automatizzare gran parte di queste attività basilari, le aziende devono ripensare completamente i metodi di trasmissione della conoscenza.
"Molti degli strumenti AI possono farlo al posto tuo", ammette Stecher. La conseguenza è che le tradizionali vie d'accesso all'apprendimento pratico si sono ristrette, proprio mentre il numero di candidati è esploso.
Il sistema dei "compagni di viaggio"
La risposta di Blackstone a questa sfida prende la forma di un "buddy system", un programma che accoppia ingegneri entry-level con colleghi più esperti. L'obiettivo non è più tanto insegnare a scrivere codice – quello lo fa già l'AI – quanto sviluppare il discernimento critico necessario per valutare quando gli strumenti automatici forniscono risposte corrette e quando invece sbagliano.
Le competenze richieste si sono evolute: oltre alle basi tecniche invariate, le aziende cercano ora professionisti capaci di scomporre problemi logici complessi, utilizzare efficacemente i nuovi strumenti e, crucialmente, mettere in discussione i risultati generati dall'intelligenza artificiale. "È un set di competenze molto importante che le persone devono acquisire", conclude Stecher.
Nonostante alcuni corsi di informatica abbiano registrato cali nelle iscrizioni recenti – probabilmente legati alle preoccupazioni sulla sicurezza del posto di lavoro – il settore rimane infinitamente più competitivo rispetto agli albori vissuti da Stecher. La sfida per le nuove generazioni non è più solo imparare a programmare, ma farlo in un ecosistema dove l'eccellenza tecnica è data per scontata e il valore aggiunto sta nella capacità di guidare, non solo utilizzare, l'intelligenza artificiale.