L'esercito degli Stati Uniti sta scommettendo sull'intelligenza artificiale non per sviluppare armi autonome, ma per affrontare una sfida forse ancora più complessa: modernizzare i processi amministrativi più obsoleti e frustranti che gravano sui soldati impegnati in reclutamento, manutenzione e logistica. L'iniziativa, che coinvolge miliardi di dollari e una trasformazione radicale dei flussi di lavoro, punta a ridurre decenni di inefficienze burocratiche che hanno penalizzato la più grande forza armata americana.
La portata di questa trasformazione digitale rivela quanto il settore pubblico, in particolare quello della difesa, sia rimasto indietro rispetto al settore privato nell'adozione di sistemi informatici moderni. Mentre le aziende hanno abbracciato da anni inventari elettronici e piattaforme di gestione clienti, l'esercito continua a basarsi su processi manuali e sistemi antiquati che divorano tempo e risorse umane preziose.
Il settore del reclutamento rappresenta probabilmente il caso più critico. Arruolare un giovane richiede attualmente la compilazione di centinaia di pagine di documenti, con informazioni ripetitive inserite manualmente in interfacce obsolete. Un anno fa, l'analisi condotta dal chief technology officer dell'esercito, Alex Miller, ha rivelato che i reclutatori devono gestire migliaia di singole informazioni, la maggior parte delle quali duplicate. "Abbiamo scoperto che c'erano migliaia di singole informazioni che dovevano fornire e la maggior parte erano ripetitive", ha spiegato Miller a Business Insider.
La risposta dell'esercito è un nuovo sistema di customer relationship management costruito su piattaforma Salesforce, attualmente testato da un piccolo gruppo di reclutatori nel Midwest. I risultati preliminari appaiono promettenti: il numero di moduli amministrativi è stato ridotto da diverse centinaia a meno di dieci. Tuttavia, resta da vedere se questo successo possa essere replicato su scala nazionale e se il sistema riuscirà effettivamente ad alleviare quello che viene descritto come uno degli incarichi più estenuanti all'interno dell'esercito.
Sul fronte della manutenzione, l'esercito promette una rivoluzione ancora più ambiziosa. Secondo Richard Martin, direttore della logistica della catena di approvvigionamento presso l'Army Materiel Command, nei prossimi mesi i comandanti potranno interrogare i dati di manutenzione e prontezza operativa usando semplici comandi in linguaggio naturale. Domande complesse come "Quanti veicoli di questa flotta dovrei revisionare nei prossimi tre anni per migliorare la disponibilità materiale del 15%?" potrebbero ricevere risposte basate sui dati in tempo reale.
L'esempio più concreto riguarda i veicoli da combattimento Bradley M2. Attualmente, identificare quali brigate trarrebbero maggior beneficio da 30 Bradley revisionati richiede ore di analisi manuale di dati frammentati, spesso gestiti su semplici fogli di calcolo isolati nelle singole unità. Il nuovo sistema potrebbe anche segnalare automaticamente i singoli mezzi che generano costi di riparazione sproporzionati, permettendo interventi mirati. Una capacità particolarmente rilevante considerando che esercito e Marines hanno faticato negli ultimi anni a mantenere operative le flotte di veicoli corazzati a causa della carenza di pezzi di ricambio e manutentori qualificati.
Al livello più operativo, l'intelligenza artificiale potrebbe eliminare uno dei compiti più noiosi: l'inventario visivo dei numeri di serie su armi, radio, generatori e veicoli. Mentre l'industria privata ha adottato da tempo sistemi elettronici, le forze armate statunitensi continuano a fare affidamento su verifiche cartacee che richiedono giorni di lavoro durante controlli mensili o trimestrali. Gli errori in questo processo possono avere conseguenze gravi per i soldati di basso grado: anche semplici smarrimenti di documenti relativi a equipaggiamento inviato in deposito possono compromettere carriere.
L'approccio proposto prevede l'uso di tecnologie RFID che permetterebbero di identificare istantaneamente tutti i fucili in un armeria semplicemente aprendo la porta e scansionando l'ambiente. Tuttavia, funzionari dell'esercito ammettono che l'implementazione presenta sfide significative: alcuni equipaggiamenti sono troppo piccoli per ospitare codici a barre, la qualità dei dati rimane irregolare e l'adozione può risultare lenta. Alcuni sistemi fondamentali, come quelli di pagamento e contrattazione, sono talmente vecchi e critici da non poter essere facilmente aggiornati.
David Markowitz, chief data officer dell'esercito, ha descritto lo sforzo come un continuo "atto di equilibrio" per trovare la giusta combinazione di tecnologie e raccogliere feedback dagli utenti. La metafora dell'iceberg usata da Markowitz è particolarmente calzante: l'intelligenza artificiale rappresenta solo la componente visibile di una trasformazione che richiede ripensamento dei processi, integrazione dei dati e cambiamento culturale.
La vera domanda che emerge da questa iniziativa multimiliardaria riguarda la sostenibilità nel lungo termine. L'esercito ha una lunga storia di progetti tecnologici ambiziosi che non sono riusciti a superare la fase sperimentale o che si sono rivelati inadeguati una volta implementati su larga scala. La capacità di tradurre successi pilota in cambiamenti sistemici rappresenta la sfida più grande, in un'organizzazione dove la resistenza al cambiamento e la complessità burocratica possono vanificare anche le innovazioni più promettenti. Riuscirà il software della Silicon Valley a trasformare davvero un'istituzione vecchia di secoli, o si tratta dell'ennesima scommessa tecnologica destinata a scontrarsi con la realtà operativa delle forze armate?