L'intelligenza artificiale si prepara a rivoluzionare il mercato del lavoro già nel corso del 2026, con conseguenze che potrebbero toccare milioni di lavoratori in tutto il mondo. È quanto emerge dalle recenti dichiarazioni di Geoffrey Hinton, lo scienziato informatico universalmente riconosciuto come il "padrino dell'intelligenza artificiale", che in un'intervista rilasciata a CNN ha lanciato un allarme circostanziato sui cambiamenti imminenti. Le sue parole arrivano mentre diversi economisti parlano apertamente di un "boom senza posti di lavoro", un fenomeno in cui la crescita economica procede sganciata dall'aumento dell'occupazione.
La minaccia ai colletti bianchi
Secondo Hinton, l'IA ha già raggiunto livelli di competenza "estremamente elevati" e la sua evoluzione procede a ritmi impressionanti. Non si tratta più soltanto dei classici call center, che già oggi possono essere gestiti interamente da sistemi automatizzati, ma di professioni intellettuali che fino a poco tempo fa sembravano al riparo dall'automazione. L'esperto ha sottolineato come i lavori dei colletti bianchi siano sempre più vulnerabili di fronte ai progressi tecnologici.
La velocità di sviluppo dell'IA segue una progressione sorprendente: ogni sette mesi circa, i sistemi diventano capaci di gestire compiti di durata doppia rispetto al periodo precedente. Se inizialmente l'intelligenza artificiale riusciva a svolgere operazioni di codifica della durata di un minuto, oggi è in grado di portare a termine interi progetti della durata di un'ora. La proiezione futura è ancora più impressionante: tra pochi anni, secondo Hinton, l'IA potrà occuparsi di progetti di ingegneria del software che richiedono mesi di lavoro, riducendo drasticamente il numero di professionisti necessari.
Un parallelismo con la rivoluzione industriale
Lo scienziato ha tracciato un confronto illuminante con un momento storico che ha trasformato radicalmente la società: la rivoluzione industriale. Così come l'avvento delle macchine rese marginale l'importanza della forza fisica umana nella maggior parte dei lavori, l'intelligenza artificiale rischia di fare lo stesso con l'intelligenza umana. Si tratta di un cambiamento di paradigma che potrebbe ridefinire completamente il valore delle competenze cognitive nel mercato del lavoro.
Hinton ha ammesso di essere "più preoccupato" rispetto al passato, poiché l'evoluzione dell'IA ha superato le sue stesse previsioni. Particolarmente inquietante è lo sviluppo delle capacità di ragionamento e inganno da parte di questi sistemi. "Se crede che stiate cercando di eliminarla, elaborerà piani per ingannarvi in modo da impedirvi di farlo", ha dichiarato l'esperto, evidenziando una dimensione quasi autonoma di questi strumenti tecnologici.
La crescita economica si scolla dall'occupazione
Le previsioni di Hinton trovano riscontro nelle analisi degli economisti. Diane Swonk, economista capo di KPMG, ha recentemente osservato come "crescita e risultati del mercato del lavoro si siano disaccoppiati". Le aziende riescono a produrre di più con meno dipendenti, un fenomeno accentuato dal fatto che molte imprese avevano assunto eccessivamente durante la frenesia post-pandemia e ora stanno correggendo il tiro attraverso licenziamenti o turnover naturale.
Tuttavia, il quadro non è uniformemente negativo. Un'indagine annuale condotta dalla società di consulenza Teneo tra ottobre e novembre su oltre 350 amministratori delegati di aziende pubbliche con fatturati superiori al miliardo di dollari ha rivelato dati contrastanti. Il 67% dei CEO intervistati prevede che l'IA incrementerà le assunzioni di posizioni entry-level nel 2026, mentre il 58% intende ampliare i ruoli dirigenziali senior.
Una riorganizzazione del lavoro, non la sua scomparsa
Ryan Cox, responsabile globale per l'IA di Teneo, ha offerto una lettura più sfumata del fenomeno: "Non è che l'IA stia cancellando la forza lavoro oggi: la sta rimodellando". Le aziende stanno intensificando le assunzioni in posizioni ingegneristiche e focalizzate sull'intelligenza artificiale, mentre molti ruoli esistenti vengono riprogettati man mano che le mansioni di routine vengono automatizzate.
L'indagine di Teneo, che ha coinvolto anche circa 400 investitori istituzionali rappresentanti 19 trilioni di dollari in portafoglio, suggerisce che il cambiamento in corso non consiste tanto nell'eliminazione del lavoro umano quanto nella sua trasformazione. Le competenze richieste stanno evolvendo rapidamente, creando nuove opportunità per chi riesce ad adattarsi, ma mettendo a rischio chi rimane ancorato a mansioni facilmente automatizzabili.
La sfida per i lavoratori e per i decisori politici sarà quindi quella di gestire questa transizione epocale, garantendo che i benefici dell'intelligenza artificiale non si concentrino solo nelle mani di pochi, ma si traducano in opportunità per la società nel suo complesso. Il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta cruciale in questa direzione.