Scenario Jungheinrich automatizza il carico dei camion con Navflex
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03/07/2026

Jungheinrich entra in Navflex per sviluppare una soluzione autonoma dedicata al carico e scarico dei camion, oggi ancora molto manuale.

Jungheinrich automatizza il carico dei camion con Navflex

L’automazione ha già conquistato molte aree del magazzino, dai sistemi di stoccaggio ai veicoli autonomi, ma il punto in cui la merce passa dal deposito al camion resta uno dei passaggi più difficili da trasformare. Jungheinrich, gruppo di intralogistica con sede ad Amburgo, ha deciso di intervenire su questo nodo entrando nel capitale di Navflex, specialista dell’automazione, con l’obiettivo di sviluppare una soluzione autonoma per il carico e scarico dei camion.

Il progetto nasce da una constatazione operativa: la banchina di carico non assomiglia a un ambiente di magazzino controllato. Qui cambiano i tipi di rimorchio, i supporti di carico, gli spazi disponibili, la luce e le condizioni ambientali. Nella stessa area si muovono persone, carrelli elevatori e altri veicoli, aumentando le richieste in termini di navigazione autonoma, sicurezza e affidabilità delle prestazioni.

La soluzione in sviluppo si basa su una piattaforma veicolo di Jungheinrich, adattata alle operazioni automatizzate in banchina. Navflex contribuisce con il livello software, che include percezione autonoma, navigazione, funzioni di sicurezza e controllo dei processi. La combinazione punta a intervenire su una fase dell’intralogistica che finora ha registrato progressi limitati rispetto ad altre attività più facilmente standardizzabili.

La banchina di carico resta il confine più difficile da automatizzare.

Per Dr. Tobias Harzer, Chief Automation Officer di Jungheinrich AG, il tema è direttamente legato al flusso dei materiali: il carico e lo scarico dei camion rappresentano un collo di bottiglia critico per molti clienti. Le aziende coinvolte sottolineano che il progetto è concentrato sul funzionamento sicuro nel traffico misto, dove operatori e mezzi automatizzati lavorano fianco a fianco.

La sfida tecnica è stata descritta con toni netti: Jungheinrich e Navflex hanno scelto deliberatamente di affrontare un problema considerato a lungo quasi impossibile da automatizzare. Il punto non è soltanto muovere un veicolo in autonomia, ma farlo in un’area variabile, stretta e condivisa, dentro e intorno al rimorchio, mantenendo continuità operativa e standard di sicurezza adeguati.

La tecnologia è già in fase di test con grandi clienti in Europa e Nord America. L’obiettivo dichiarato è verificare quanto il sistema sia affidabile in condizioni operative reali, fuori dal perimetro più prevedibile dei test di laboratorio o delle dimostrazioni controllate. Le due società non hanno però indicato una tempistica per il lancio commerciale, lasciando aperta la questione della maturità necessaria per una diffusione su larga scala.

Jungheinrich e Navflex puntano su un veicolo autonomo per il trailer.

Il movimento di Jungheinrich si inserisce in una traiettoria più ampia del settore trasporti e logistica. Dopo anni di investimenti nell’automazione dello stoccaggio e del picking, l’attenzione si sta spostando verso il punto di consegna tra magazzino e trasporto su strada. Le imprese cercano di ridurre il lavoro manuale, aumentare il throughput e migliorare la produttività nei punti di trasferimento, dove la banchina resta un’area con ampio potenziale residuo.

Anche altri operatori stanno lavorando su questo spazio. GXO Logistics, ad esempio, ha messo in funzione all’inizio del 2026 un sistema automatizzato di autoload per carico e scarico rimorchi nel sito di Elbląg, in Polonia, indicato come il primo impiego di questo tipo in Europa. L’approccio di Jungheinrich e Navflex è però diverso: non punta soltanto ad automatizzare l’intero processo di carico, ma a sviluppare un veicolo autonomo capace di operare indipendentemente attorno alla banchina e nell’ambiente del trailer.

I test sul campo misureranno la reale maturità dell’automazione in banchina.

Per Jungheinrich, la partecipazione in Navflex non appare quindi come un investimento puramente finanziario. Offre accesso a un’area tecnologica che finora è rimasta soprattutto nella dimensione dei progetti pilota e rafforza la strategia del gruppo nell’automazione, nella robotica e nelle soluzioni logistiche abilitate dall’AI. La scalabilità dei sistemi autonomi per il carico dei camion resta da dimostrare, ma i test sul campo diranno quanto l’automazione della banchina sia vicina a ridurre davvero l’intervento manuale in uno dei processi più complessi dell’intralogistica.