QTS ha chiuso ufficialmente il capitolo del maxi campus data center previsto in Virginia, ritirando l’ultimo appello ancora pendente davanti alla Virginia Supreme Court. La decisione mette fine alla porzione del progetto controllata dalla società di proprietà di Blackstone e, di fatto, archivia l’intero piano Digital Gateway, pensato come uno dei più grandi insediamenti digitali mai proposti negli Stati Uniti.
Il progetto riguardava un’area complessiva di 2.100 acri nella Prince William County, con una visione industriale molto ambiziosa: un complesso da 22 milioni di piedi quadrati, su scala gigawatt, destinato a sostenere la domanda crescente di capacità di calcolo per cloud e intelligenza artificiale. QTS controllava oltre 800 acri, mentre Compass Datacenters era legata a una porzione stimata tra 800 e 1.000 acri.
L’area scelta si trovava ai margini del Manassas National Battlefield Park, luogo storico della Guerra Civile americana. Proprio questa vicinanza ha alimentato per anni l’opposizione di residenti e gruppi impegnati nella tutela del patrimonio storico. Il terreno tornerà ora a restare vincolato alla sua originaria destinazione rurale, dopo che la traiettoria amministrativa del progetto è stata bloccata dai tribunali.
Il piano era stato inizialmente approvato dal Prince William Board of County Supervisors, anche in funzione dell’aumento della domanda di infrastrutture per AI e cloud computing. La promessa era quella di decine di miliardi di dollari in investimenti di capitale e di un gettito fiscale locale significativo. Dall’altra parte, gli oppositori hanno contestato l’impatto sul paesaggio residenziale, sull’ambiente e sul patrimonio storico dell’area, temi ormai ricorrenti nelle mobilitazioni contro i grandi data center.
La svolta giudiziaria è arrivata da un dettaglio procedurale minimo solo in apparenza. I tribunali della Virginia hanno annullato l’approvazione della rizonizzazione perché gli avvisi pubblici sui giornali relativi all’udienza non erano stati separati da almeno 6 giorni, come richiesto dalle norme statali e locali allora in vigore. L’irregolarità ha invalidato l’udienza e, a cascata, l’approvazione che sosteneva il progetto.
A marzo, i tribunali hanno confermato l’invalidità delle autorizzazioni urbanistiche. La Prince William County ha poi scelto di non destinare altri fondi pubblici alla difesa del progetto in giudizio. Il mese successivo si è sfilata anche Compass Datacenters: il presidente della società ha riconosciuto che il progetto prometteva benefici per la regione e per i vicini, ma ha indicato nelle azioni legali e negli ostacoli regolatori accumulati la fine di un percorso praticabile.
QTS era rimasta l’ultima parte in campo, con un appello davanti alla corte suprema statale. Con il ritiro depositato il 2 luglio, la società ha dichiarato di voler procedere a una chiusura responsabile e ordinata degli sforzi di sviluppo. Il risultato è la morte definitiva del Digital Gateway, un progetto che per dimensioni sarebbe stato circa il doppio del Central Park di New York e avrebbe avuto esigenze energetiche paragonabili a quelle di una città.
Il caso si inserisce in una fase in cui la corsa ai data center incontra resistenze sempre più strutturate. Nella sola prima parte del 2026, risultano bloccati oltre 75 progetti per un valore complessivo di 130 miliardi di dollari, pur con altri cantieri che continuano ad avanzare. Le infrastrutture di calcolo restano necessarie per sostenere l’espansione dell’AI, ma il confronto con territori, reti elettriche, consumi d’acqua, rumore e costi energetici locali sta diventando una variabile centrale dei piani industriali.