Tecnologia Il futuro del software secondo gli esperti tech
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20/02/2026

Il crollo delle azioni software preoccupa gli investitori: l'intelligenza artificiale minaccia il modello di business tradizionale basato su licenze multiple.

Il futuro del software secondo gli esperti tech

Il settore software sta attraversando una fase di turbolenza senza precedenti, con le quotazioni azionarie in caduta libera nonostante un timido rimbalzo registrato venerdì scorso. La causa di questo terremoto di mercato risiede nell'intelligenza artificiale, tecnologia che sta minando alle fondamenta il modello di business che ha garantito margini di profitto a due cifre per decenni. Gli investitori temono che l'AI possa rendere obsoleti i software tradizionali, riducendo drasticamente il numero di licenze necessarie alle aziende e comprimendo la redditività del settore.

Il paradigma economico che ha reso Microsoft la software company più capitalizzata al mondo si basa su un principio semplice quanto redditizio: investimenti iniziali elevati per sviluppare il prodotto, ma costi marginali pressoché nulli per ogni copia distribuita. Questo meccanismo ha permesso ai ricavi di crescere molto più rapidamente dei costi, generando margini di profitto straordinari. L'AI sta demolendo questa equazione in tre modi distinti.

Primo, migliorando la produttività dei dipendenti, l'intelligenza artificiale potrebbe ridurre il fabbisogno di abbonamenti software delle aziende. Secondo, strumenti AI sempre più sofisticati potrebbero sostituire completamente i software esistenti attraverso flussi di lavoro automatizzati o consentire alle imprese di sviluppare internamente le proprie soluzioni usando tool di coding basati su AI. Terzo, se le software company integrano l'AI nei loro prodotti, i costi operativi potrebbero aumentare significativamente rispetto al software tradizionale, spezzando il legame automatico tra crescita dell'utilizzo e incremento della redditività.

Se software in the AI era diventa meno profittevole e cresce più lentamente, allora è logico che i prezzi azionari delle software company possano crollare. Molto.

La questione degli investimenti infrastrutturali amplifica le preoccupazioni. Google e Amazon da sole prevedono spese in conto capitale di quasi 400 miliardi di dollari nel 2026 per data center e infrastrutture AI. Con un paio d'anni di investimenti a questo ritmo, si supererà la soglia dei mille miliardi di dollari. Per generare un ritorno adeguato, queste corporation dovranno produrre ricavi futuri superiori ai mille miliardi, una cifra che solleva interrogativi sulla capacità di spesa effettiva di consumatori e imprese.

Ali Barr, columnist tecnologico di Business Insider specializzato nei modelli di business dell'AI, inquadra così la situazione: anche ammettendo che i nuovi prodotti AI siano eccezionali, rimane incerto se il mercato disponga di risorse sufficienti per assorbirli. Un esito plausibile potrebbe essere che i giganti tecnologici debbano accontentarsi di margini di profitto ridimensionati nell'era dell'intelligenza artificiale, scenario che rispecchia le dinamiche che hanno colpito duramente le quotazioni software.

Testimonianze dirette dal fronte tecnologico rivelano la portata della trasformazione in corso. Aditya Agarwal, primo responsabile ingegneria prodotto di Facebook ed ex CTO di Dropbox, ha recentemente testato le capacità di coding dell'AI Claude, rimanendo sconvolto dalla potenza dello strumento. La sua riflessione pubblicata su X è emblematica: "Sono pieno di meraviglia e anche di profonda tristezza. Non scriveremo mai più codice a mano. Non ha più senso farlo. Qualcosa in cui ero molto bravo ora è gratuito e abbondante".

L'inizio del 2026 sembra rappresentare un momento di cambiamento altamente dirompente e distruttivo.

Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla e membro fondatore di OpenAI, rappresenta un osservatore privilegiato grazie alla sua attuale indipendenza da affiliazioni corporate. La sua relativa autonomia conferisce maggiore credibilità alle sue analisi sul settore, tanto da aver coniato il termine "vibe coding" per descrivere le nuove modalità di programmazione assistita.

Il mercato si trova davanti a un dilemma strutturale: le aziende che hanno costruito imperi sui margini del software tradizionale devono ora reinventarsi in un ecosistema dove l'AI potrebbe rendere i loro prodotti meno necessari o costringerle ad operare con profittabilità inferiore. La scommessa da mille miliardi di dollari dei colossi tecnologici sulle infrastrutture AI potrebbe rivelarsi visionaria o rappresentare un colossale errore di allocazione del capitale. Gli investitori, intanto, votano con i piedi, scaricando titoli di un settore che fino a ieri sembrava invincibile.

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