Il Gruppo Multiversity supera La Sapienza come più grande ateneo italiano, con 169.020 iscritti contro i 111.960 dell'università romana nell'anno accademico 2023/2024. Multiversity, società privata controllata dal fondo britannico CVC Capital Partners, comprende le università telematiche Pegaso, Mercatorum e San Raffaele di Roma.
Questo sorpasso segna un cambiamento epocale nel panorama universitario italiano. Per la prima volta un gruppo privato con finalità di profitto supera la storica università pubblica più grande del paese. Il fenomeno evidenzia la crescita esponenziale delle università telematiche negli ultimi anni e solleva interrogativi sulla qualità della formazione e sul ruolo del settore privato nell'istruzione superiore.
Le università telematiche nascono in Italia nel 2004, durante il governo Berlusconi, con un quadro normativo più favorevole rispetto agli atenei tradizionali. In particolare, richiedevano la metà dei docenti per attivare un corso di laurea. Nonostante alcuni tentativi di regolamentazione, i governi successivi hanno mantenuto condizioni vantaggiose per questi atenei privati.
La crescita degli iscritti alle telematiche è stata costante ma ha subito un'accelerazione durante la pandemia. In 9 anni, dal 2013 al 2022, le immatricolazioni sono quintuplicate passando da 4.827 a 26.108. Gli iscritti totali sono aumentati da 52.118 a 273.762, arrivando a rappresentare il 14% del totale degli universitari italiani.
Questo successo solleva però diverse criticità. Il rapporto docenti/studenti nelle telematiche è molto squilibrato, con 384 studenti per docente contro i 28 delle università tradizionali. Ciò si traduce in una didattica più standardizzata, con prevalenza di videolezioni asincrone ed esami a risposta multipla. L'interazione diretta tra studenti e docenti è limitata.
Le valutazioni ANVUR mostrano inoltre risultati peggiori per le telematiche. Mentre il 46% delle università pubbliche ottiene giudizi "Molto positivi" o "Pienamente soddisfacenti", solo l'11% delle telematiche raggiunge il livello "Pienamente soddisfacente" e nessuna quello "Molto positivo". Il 13% ha addirittura un accreditamento "Condizionato".
Per affrontare queste criticità, nel 2021 l'allora ministra Messa aveva emanato un decreto che imponeva alle telematiche requisiti simili agli atenei pubblici entro novembre 2024. L'attuale ministra Bernini ha invece optato per un approccio più graduale, concedendo almeno altri 3 anni di tempo. Questo atteggiamento più accomodante solleva dubbi su una possibile privatizzazione strisciante del sistema universitario italiano.
Il Gruppo Multiversity comprende l'Università Telematica Pegaso (99.556 iscritti), l'Università Digitale Mercatorum (56.335 iscritti) e l'Università Telematica San Raffaele di Roma (13.129 iscritti). È di proprietà del fondo di investimento britannico CVC Capital Partners, a sua volta controllato dal colosso bancario statunitense Citigroup.
I fattori di criticità delle Università telematiche private
A differenza delle università private tradizionali, molti atenei telematici operano come società di capitali finalizzate al profitto. Questo solleva dubbi sulla loro rispondenza al dettato costituzionale che garantisce la libertà di ricerca e insegnamento.
Profit vs non-profit nell'istruzione, che cosa significa? Le università profit hanno come obiettivo primario il guadagno economico, mentre quelle non-profit reinvestono gli eventuali utili nelle attività istituzionali.
L'ANVUR evidenzia un rapporto studenti/docenti nelle telematiche di 384,8% nel 2022, rispetto al 152,2% del 2012. Questo valore è circa 13 volte superiore a quello delle università tradizionali, suggerendo potenziali problemi nella qualità della didattica.
Una didattica più standardizzata rispetto agli Atenei pubblici
Le università telematiche tendono ad adottare modelli didattici molto standardizzati, con un uso predominante di videolezioni asincrone e test a scelta multipla per gli esami. Ciò può limitare l'interazione diretta tra studenti e docenti e lo sviluppo del pensiero critico.
Le valutazioni ANVUR mostrano risultati nettamente migliori per le università pubbliche rispetto alle telematiche. Solo l'11% delle sedi telematiche riceve giudizi "Pienamente Soddisfacente", contro il 46% delle università pubbliche che ottengono valutazioni "Molto Positive" o "Pienamente Soddisfacenti".
Nel 2021, l'ex Ministra Messa aveva emanato un decreto per riallineare i requisiti delle telematiche a quelli degli atenei pubblici. La Ministra Bernini ha poi adottato un approccio più "dialogante", concedendo più tempo alle telematiche per adeguarsi ai nuovi standard.
Il recente "Decreto Bernini" introduce alcune novità per migliorare la qualità dell'offerta formativa delle telematiche, ma rappresenta un arretramento rispetto alle norme più stringenti previste dal "Decreto Messa". Resta da vedere se questo approccio porterà a un effettivo miglioramento della qualità o se favorirà una progressiva privatizzazione del sistema universitario italiano.