Una recente ricerca di PYMNTS Intelligence rivela un calo di fiducia nei confronti degli assistenti vocali, con solo il 60% dei consumatori statunitensi che li utilizza. Allo stesso tempo, si registra una crescente adozione dell'intelligenza artificiale generativa (GenAI), soprattutto tra le generazioni più giovani. Questo trend solleva interrogativi sul futuro delle innovazioni basate sull'AI e sul loro impatto a lungo termine.
Questi dati evidenziano un cambiamento nelle preferenze dei consumatori riguardo le tecnologie basate sull'intelligenza artificiale. Mentre gli assistenti vocali faticano a mantenere le aspettative degli utenti in termini di affidabilità e prestazioni, la GenAI sta guadagnando terreno grazie alla sua versatilità e capacità di elaborare informazioni complesse. Per le aziende, comprendere e adattarsi a questo cambiamento è fondamentale per rimanere competitive nel mercato dell'AI.
La fiducia negli assistenti vocali è in netto calo, soprattutto tra i millennial e i bridge millennial che in passato ne erano i maggiori utilizzatori. In soli 15 mesi, la percentuale di consumatori fiduciosi nelle capacità future degli assistenti vocali è scesa dal 73% al 60%. Parallelamente, lo scetticismo è aumentato dal 27% al 40%. Questi numeri suggeriscono che la tecnologia non ha soddisfatto le aspettative degli utenti, generando frustrazione e un calo di fiducia.
Il declino della fiducia è particolarmente evidente in scenari critici. La percentuale di consumatori che si affiderebbero a un assistente vocale per chiamare aiuto in caso di incidente automobilistico è scesa dal 50% al 43%. Tra i millennial, la fiducia nell'utilizzo degli assistenti vocali per avvisare la famiglia di un ritardo è diminuita dal 55% al 48%. Questo trend negativo si riscontra in tutte le fasce d'età, dai Gen Z ai baby boomer. Le aspettative disattese hanno deluso gli utenti, spingendoli ad abbandonare gradualmente questa tecnologia che non viene più percepita come affidabile in momenti cruciali.
Mentre gli assistenti vocali perdono terreno, la GenAI sta vivendo una rapida crescita trasversale alle generazioni. L'82% della Generazione Z e il 78% dei zillennial conoscono la GenAI, con una familiarità tra boomer e seniors passata dal 23% al 41% nell'ultimo anno. Complessivamente, il 34% dei consumatori statunitensi utilizza la GenAI, con punte del 63% tra i Gen Z. I principali utilizzi riguardano la ricerca rapida di informazioni (47%) e l'editing di testi (41%).
Per le aziende che operano nel settore dell'intelligenza artificiale, questi dati offrono importanti spunti strategici. L'integrazione della GenAI potrebbe rappresentare una via per rivitalizzare la tecnologia degli assistenti vocali, in particolare considerando che i Gen Z guidano l'utilizzo di questi assistenti tramite smartphone. Aziende come OpenAI, Google e Microsoft stanno già lavorando per combinare le capacità della GenAI con interfacce vocali più avanzate. L'obiettivo è creare assistenti digitali in grado di comprendere meglio il contesto, fornire risposte più articolate e svolgere compiti complessi, superando così i limiti degli attuali assistenti vocali.
Per le PMI e le grandi imprese, questa evoluzione apre nuove opportunità di innovazione nei servizi al cliente, nell'automazione dei processi e nello sviluppo di prodotti. Ad esempio, l'azienda Anthropic sta sviluppando assistenti AI conversazionali che possono essere integrati in vari ambiti aziendali, dalla gestione delle risorse umane al supporto tecnico. Allo stesso tempo, realtà come Replika si stanno concentrando su assistenti AI emotivamente intelligenti, aprendo nuove frontiere nell'interazione uomo-macchina. Le aziende devono monitorare attentamente questi sviluppi per rimanere competitive e sfruttare al meglio le potenzialità offerte dall'evoluzione dell'AI generativa e conversazionale.