News Giustizia e IA: le garanzie del nuovo AI Act
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13/02/2025

L'AI Act UE limita l'IA in tribunale: supporto consentito, ma decisioni finali sempre umane. Obiettivo: tutelare la giustizia senza frenare l'innovazione tecnologica.

Giustizia e IA: le garanzie del nuovo AI Act

La Commissione Europea ha approvato il Regolamento sull'Intelligenza Artificiale (AI Act), che entrerà in vigore nel 2024. Il testo normativo definisce un approccio basato sul rischio per regolamentare l'uso dell'IA in diversi settori, incluso quello giudiziario. L'AI Act impatta significativamente sul sistema giudiziario, stabilendo limiti e possibilità per l'utilizzo di sistemi di IA da parte di giudici e tribunali.

Il nuovo regolamento europeo apre importanti prospettive per l'integrazione dell'IA nel processo decisionale giudiziario, pur mantenendo delle limitazioni a tutela dei diritti fondamentali. Da un lato, classifica come "ad alto rischio" i sistemi di IA utilizzati per assistere le autorità giudiziarie nell'interpretazione dei fatti e nell'applicazione della legge. Dall'altro, prevede delle eccezioni che consentono l'uso di sistemi di IA per attività di supporto limitate, aprendo la strada a un utilizzo controllato dell'IA in ambito giudiziario.

L'AI Act stabilisce che i sistemi di IA utilizzati in ambito giudiziario non sono considerati ad alto rischio se svolgono compiti procedurali limitati, attività preparatorie o di miglioramento di processi già completati dall'uomo. Inoltre, è consentito l'uso di IA per rilevare schemi decisionali, purché non sostituisca la valutazione umana. Il regolamento chiarisce che il processo decisionale finale deve rimanere umano, escludendo scenari di automazione completa delle sentenze. Questo approccio mira a sfruttare i vantaggi dell'IA mantenendo il controllo umano sulle decisioni chiave.

La nuova normativa delinea la figura di un "giudice secondo l'AI Act", che può avvalersi di tecnologie avanzate per svolgere compiti preparatori, migliorare l'efficienza dei processi e analizzare grandi quantità di dati. Ad esempio, sistemi di IA potrebbero essere utilizzati per la raccolta e organizzazione della casistica giurisprudenziale, la generazione di bozze preliminari o la sintesi di lunghi atti processuali. Tuttavia, la valutazione finale spetta sempre al giudice umano, che mantiene piena autonomia decisionale e responsabilità.

Questo approccio equilibrato dell'AI Act fugge alcune delle obiezioni più comuni sull'uso dell'IA in ambito giudiziario, spesso basate sul timore di una completa sostituzione degli umani con le macchine. Il regolamento europeo esclude esplicitamente tale scenario, imponendo che il processo decisionale rimanga sotto il controllo umano. Inoltre, i sistemi che dovessero superare i limiti stabiliti rientrerebbero comunque nel divieto per l'uso di IA ad alto rischio in ambito giudiziale, garantendo un'ulteriore tutela.

Le caratteristiche tecniche attuali dei sistemi di IA generativa, come i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), rappresentano paradossalmente un'ulteriore garanzia. La variabilità e potenziale inaccuratezza delle loro risposte impedisce un affidamento passivo ai sistemi automatici, obbligando giudici e operatori del diritto a mantenere un approccio critico e a verificare attentamente ogni output. Questo aspetto esclude scenari di uniformazione standardizzata della giurisprudenza tramite IA.

L'integrazione dell'IA nel sistema giudiziario secondo l'AI Act non comporta quindi una semplificazione o automazione del processo decisionale, ma piuttosto una sua maggiore complessità. La decisione del giudice diventa frutto dell'interazione tra competenze umane e supporto tecnologico, richiedendo nuove capacità di valutazione critica e utilizzo consapevole degli strumenti di IA. In quest'ottica, la formazione degli operatori diventa cruciale per sfruttare al meglio le potenzialità dell'IA mantenendo l'integrità del processo giudiziario.

L'approccio dell'AI Act apre quindi importanti prospettive per l'innovazione tecnologica in ambito giudiziario, pur mantenendo solide garanzie. Rimangono tuttavia aperte questioni rilevanti, come la scelta dei soggetti a cui affidare lo sviluppo dei sistemi di IA, le modalità di controllo pubblico e il coinvolgimento di giudici e avvocati nelle decisioni tecnologiche. La sfida per il futuro sarà quella di implementare l'IA nel rispetto dei principi costituzionali di terzietà, imparzialità e soggezione alla legge che caratterizzano la funzione giudiziaria.

 

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