Scenario Data center: meno aumenti e buyback per finanziarli
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17/06/2026

I grandi gruppi stanno spostando capitale da buyback e costo del lavoro verso data center, chip e reti: cambia la logica dei ritorni.

Data center: meno aumenti e buyback per finanziarli

Per quarant’anni la formula dominante dell’impresa quotata è stata relativamente semplice: contenere il costo del lavoro, finanziarsi a basso prezzo e restituire cassa agli azionisti. Ora quella stagione sembra entrare in una fase diversa. Nel nuovo ciclo descritto da Goldman Sachs, il capitale torna a essere richiesto in quantità massicce, ma non necessariamente per salari più alti: una quota crescente va a data center, semiconduttori, reti elettriche e fibra.

Il dato che fotografa il cambio di regime è netto. I cinque maggiori hyperscaler, cioè Amazon, Meta, Google, Microsoft e Oracle, sono attesi a circa 755 miliardi di dollari di spese in conto capitale nel 2026, l’84% in più rispetto al 2024. Le stime di consenso per il 2027 portano la cifra intorno a 920 miliardi di dollari. È una scala di investimento che sposta priorità, bilanci e aspettative degli investitori.

Nel Global Strategy Paper No. 76, intitolato The Post Modern Cycle, il chief global equity strategist Peter Oppenheimer sostiene che l’economia sia entrata in un’era strutturalmente diversa da quella della crescita leggera in capitale e del denaro quasi gratuito. Il nuovo scenario è segnato da tassi reali più alti, frammentazione geopolitica e aumento sincronizzato della spesa per investimenti, con effetti destinati a ridisegnare settori, classi di attivo e ipotesi consolidate sui portafogli.

Il capitale torna a correre, ma non verso i salari.

Il confronto storico aiuta a capire la portata della svolta. Nel ciclo moderno, dalla prima metà degli anni Ottanta fino alla pandemia, la combinazione tra disinflazione, deregolamentazione, privatizzazioni, minore forza dei sindacati, globalizzazione e tagli alle imposte sulle imprese ha sostenuto margini elevati e ritorni azionari. Tra 1990 e 2009, la quota dei redditi da lavoro sul reddito nazionale è scesa in 26 economie avanzate su 30, con una mediana passata dal 66,1% al 61,7%, secondo dati Ocse citati nel report.

Dopo la crisi finanziaria globale, la distanza tra economia reale e mercati si è allargata ulteriormente. La ripresa è stata debole, ma l’S&P 500 è salito di oltre 400% tra marzo 2009 e il 2022. Il meccanismo centrale è stato il buyback: con tassi vicini allo zero, molte aziende potevano indebitarsi a costi minimi e usare quella liquidità per riacquistare azioni, invece di investirla in fabbriche, assunzioni o nuove catene di fornitura.

La tecnologia ha beneficiato in modo particolare di questa architettura finanziaria. Il settore tech dell’S&P 500 ha generato ritorni superiori al 1.000% nel decennio successivo alla crisi, mentre l’occupazione manifatturiera statunitense non è tornata ai livelli precedenti. Nella lettura di Goldman, i migliori rendimenti sono arrivati dalle aree di crescita a lunga duration, mentre vecchia economia, asset reali e value sono rimasti indietro.

L’AI trasforma il software in infrastruttura fisica da finanziare.

Intorno al 2022, però, il modello si è incrinato. Le interruzioni delle catene di fornitura legate alla pandemia hanno riacceso l’inflazione, i tassi sono saliti rapidamente e l’ordine geopolitico che aveva sostenuto il commercio globale ha iniziato a mostrare fratture. Quasi nello stesso momento, i large language model hanno reso evidente che l’intelligenza artificiale non è solo software: richiede infrastruttura fisica, energia, chip, raffreddamento, connettività e impianti costruiti su scala industriale.

La conseguenza è visibile nei flussi di capitale. Nel primo trimestre 2026, le società dell’S&P 500 hanno registrato una crescita annua del capex del 38%, contro appena 1% per i buyback. Goldman sintetizza il passaggio con una formula chiara: per la prima volta da molti decenni, la domanda di capitale sta aumentando. Ma questa domanda non va soprattutto ai lavoratori. Va all’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, che richiede investimenti enormi e relativamente poche persone per essere costruita e gestita.

Il vecchio ciclo dei buyback lascia spazio al capex industriale.

Il punto per imprese e professionisti è che il nuovo ciclo non corregge automaticamente lo squilibrio precedente. Riduce lo spazio per i riacquisti azionari e rende più costoso finanziare la crescita, ma non implica per forza una stagione di aumenti salariali diffusi. Se la vecchia era trasformava il denaro barato dal credito in ritorni agli azionisti, la nuova lo assorbe in server farm, chip e reti. Il baricentro del valore si sposta: meno finanza leggera, più infrastruttura pesante, con l’AI come principale motore della nuova spesa.

Fonte: fortune.com

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