Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è intervenuto nella causa promossa dalla NAACP contro il data center Colossus 2 di Elon Musk, chiedendo al tribunale di respingere l’azione legale. Il punto centrale del memorandum è netto: fermare le turbine a gas naturale che alimentano l’infrastruttura di xAI metterebbe a rischio interessi di sicurezza nazionale, economica ed energetica legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Nel deposito, il governo federale sostiene che Grok sia uno dei soli quattro modelli AI utilizzati da agenzie militari e di sicurezza per supportare operazioni mission-critical su reti classificate Secret e Top-Secret. È il passaggio che trasforma una controversia ambientale e autorizzativa in un caso più ampio, dove la continuità energetica di un supercomputer AI viene collegata direttamente alla capacità operativa dello Stato.
La causa nasce dall’uso di generatori e turbine ritenuti non autorizzati presso le infrastrutture Colossus. La Southern Environmental Law Center, che rappresenta la NAACP, aveva citato in giudizio xAI dopo un’indagine sull’impiego di generatori mobili per alimentare le GPU del supercluster. La struttura di Memphis era stata avviata in tempi eccezionalmente rapidi: 19 giorni, un risultato che Jensen Huang di Nvidia aveva definito particolarmente significativo rispetto ai tempi tipici di progetti analoghi.
Il sito è stato acceso ufficialmente nel luglio 2024, ma sarebbe diventato pienamente operativo solo nel maggio 2025, dopo aver ricevuto 150 MW di alimentazione da Memphis Light, Gas, and Water e dalla Tennessee Valley Authority. Nel periodo intermedio, xAI avrebbe usato generatori mobili per colmare il fabbisogno elettrico necessario a far funzionare centinaia di migliaia di GPU, una scelta che evidenzia quanto l’AI generativa su larga scala dipenda ormai da infrastrutture energetiche dedicate.
Il nodo regolatorio riguarda i permessi. xAI avrebbe richiesto l’autorizzazione per 15 turbine portatili, ma immagini termiche avrebbero mostrato almeno 35 unità presenti nel sito. L’azienda avrebbe inoltre sfruttato una finestra normativa che consentiva l’uso di questi apparati per 364 giorni senza la documentazione richiesta, una possibilità che l’Environmental Protection Agency avrebbe successivamente chiuso.
La contestazione si è poi estesa a Colossus 2. Nella causa iniziale depositata nell’aprile 2026 venivano indicate 27 turbine a gas naturale come non conformi; a maggio 2026, il SELC sostiene che le turbine operative senza permesso nel sito fossero diventate 57. L’organizzazione collega tale incremento a un aumento del 111% degli ossidi di azoto, dell’83% dei particolati PM2.5 e dell’88% delle emissioni di formaldeide.
Per la comunità locale, la questione non è astratta. La causa sostiene che le emissioni possano mettere a rischio la salute pubblica, aumentando la probabilità di attacchi d’asma e malattie cardiache nelle aree circostanti. Il SELC ha reagito al deposito del DOJ parlando di un attacco senza precedenti alla possibilità dei cittadini di difendersi dall’inquinamento illegale, e la direttrice del contenzioso Kym Myer ha definito gli argomenti del governo privi di fondamento rispetto a precedenti legali consolidati.
Il caso mostra una tensione destinata a pesare sempre di più sulle imprese AI: i modelli più avanzati richiedono data center, energia e tempi di implementazione incompatibili con iter infrastrutturali tradizionali, ma l’urgenza tecnologica non cancella automaticamente vincoli ambientali e autorizzativi. La posizione del DOJ introduce un precedente politico-industriale rilevante: quando un modello come Grok entra nel perimetro delle operazioni classificate, la sua infrastruttura non viene più letta solo come asset privato, ma come componente della sicurezza nazionale.