Tecnologia Condé Nast hackerato: 40 milioni di dati esposti
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08/01/2026

Violazione dati in Condé Nast: milioni di utenti coinvolti secondo quanto riportato da Ars Technica martedì 30 dicembre.

Condé Nast hackerato: 40 milioni di dati esposti

Il colosso dell'editoria Condé Nast si trova al centro di una grave violazione informatica che ha esposto i dati personali di milioni di utenti. Un attacco hacker ha compromesso le informazioni sensibili degli abbonati alle sue prestigiose pubblicazioni, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei sistemi digitali di una delle più importanti case editrici al mondo. L'incidente si inserisce in una preoccupante serie di attacchi informatici che stanno colpendo aziende di alto profilo in tutto il mondo.

L'entità del furto di dati

Secondo quanto riportato da Ars Technica, pubblicazione che paradossalmente fa parte dello stesso gruppo editoriale, un cybercriminale noto con lo pseudonimo "Lovely" ha messo online un database contenente oltre 2,3 milioni di record utente sottratti a Condé Nast. Il materiale trafugato comprende informazioni personali critiche come nomi completi, indirizzi email e residenziali, oltre a numeri di telefono. Fortunatamente, le password degli utenti non risulterebbero tra i dati compromessi.

La minaccia, tuttavia, è tutt'altro che esaurita. L'hacker ha annunciato pubblicamente l'intenzione di diffondere ulteriori 40 milioni di record relativi ad altre testate del gruppo, tra cui pubblicazioni di fama internazionale come Vogue, The New Yorker e Vanity Fair. Si tratta di riviste con milioni di lettori in tutto il mondo, la cui reputazione potrebbe essere gravemente danneggiata da questa vicenda.

Un caso di sicurezza trascurata o di estorsione mascherata?

La narrativa presentata dal cybercriminale dipinge Condé Nast come un'azienda negligente nella protezione dei dati dei propri utenti. "Condé Nast non si preoccupa della sicurezza dei dati dei propri utenti", ha scritto Lovely nelle comunicazioni pubbliche. L'hacker sostiene di aver impiegato un mese intero nel tentativo di convincere l'azienda a correggere le vulnerabilità identificate nei suoi sistemi, senza ottenere risultati.

Non sempre chi grida alla vulnerabilità è un angelo custode digitale

Tuttavia, emerge una versione alternativa dei fatti. Il sito specializzato DataBreaches.Net ha pubblicato una contro-analisi che presenta Lovely sotto una luce completamente diversa. Secondo questa ricostruzione, l'hacker avrebbe manipolato il sito facendogli credere di voler aiutare a correggere le falle di sicurezza, quando in realtà il suo obiettivo sarebbe stato fin dall'inizio quello di ottenere un riscatto dall'azienda. "Mi hanno giocato", ha ammesso DataBreaches.Net, aggiungendo che Condé Nast non dovrebbe pagare nemmeno un centesimo a questi individui, la cui parola si è rivelata inaffidabile.

Un'epidemia globale di violazioni

L'attacco a Condé Nast rappresenta solo l'ultimo episodio di una sequenza allarmante di incidenti informatici che hanno colpito aziende di primo piano a livello internazionale. In Corea del Sud, il gigante dell'eCommerce Coupang ha recentemente annunciato che offrirà un miliardo di dollari di compensazione ai milioni di clienti i cui dati sono stati compromessi in una violazione simile.

Anche il settore finanziario non è stato risparmiato. Goldman Sachs ha rivelato la scorsa settimana che alcuni dati relativi ai clienti dei suoi fondi di investimento alternativi potrebbero essere stati esposti a seguito di un incidente informatico presso uno degli studi legali con cui collabora. Persino aziende del settore retail come Petco hanno dovuto ammettere violazioni: a inizio dicembre, l'azienda ha scoperto che un'errata configurazione in una delle sue applicazioni software aveva reso accessibili online le informazioni personali dei clienti.

L'ingegneria sociale come arma preferita

Recenti ricerche condotte da PYMNTS Intelligence rivelano come l'ingegneria sociale sia diventata il vettore di minaccia dominante per le aziende con fatturati compresi tra 100 milioni e un miliardo di dollari. Praticamente tutte le imprese intervistate hanno subito almeno un incidente di questo tipo nell'ultimo anno, con una caratteristica preoccupante: la maggior parte degli attacchi non origina dall'interno dell'organizzazione, ma da terze parti compromesse che appaiono legittime.

Questa dinamica crea quello che gli esperti definiscono un "ambiente di minaccia" in cui anche le aziende con sistemi di difesa avanzati rimangono esposte a causa delle vulnerabilità presenti nei sistemi dei loro partner commerciali. Una catena è forte quanto il suo anello più debole, e nel mondo digitale interconnesso di oggi, quella debolezza può trovarsi ovunque nella rete di fornitori e collaboratori.

Per quanto riguarda Ars Technica, la testata ha precisato di non essere stata coinvolta nell'incidente poiché gestisce autonomamente la propria infrastruttura tecnologica, una scelta che in questo caso si è rivelata fortunata. Resta da vedere quali conseguenze legali e reputazionali dovrà affrontare Condé Nast, e se gli altri 40 milioni di record minacciati verranno effettivamente diffusi nelle prossime settimane come promesso dall'hacker.

Fonte: pymnts.com

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