Amazon Web Services ha introdotto il supporto per la virtualizzazione nidificata su una selezione di istanze EC2 basate su processori Intel Xeon 6, colmando un gap competitivo rispetto ad Azure e Google Cloud Platform che già offrivano questa funzionalità. La mossa riguarda le istanze C8i, M8i e R8i e consente agli utenti di eseguire un hypervisor all'interno di un altro hypervisor, una configurazione che apre scenari interessanti per ambienti di test e workload containerizzati.
Il mercato del cloud computing sta assistendo a una crescente domanda di flessibilità nell'orchestrazione delle risorse virtuali. La virtualizzazione nidificata risponde a esigenze concrete nel mondo enterprise: dalla simulazione di infrastrutture IT complesse composte da macchine virtuali interconnesse, fino all'ottimizzazione di workload containerizzati dove strumenti come Kubernetes e Docker operano già all'interno di VM, con ogni container che gira nella propria macchina virtuale isolata.
L'implementazione tecnica si fonda sull'hypervisor Nitro di Amazon, che gestisce la suddivisione dell'hardware fisico nelle varie tipologie di istanze offerte dal servizio. Il sistema passa le estensioni del processore, come Intel VT-x, alle istanze per facilitare l'esecuzione delle macchine virtuali nidificate. L'architettura si articola su tre livelli: l'infrastruttura fisica AWS con l'hypervisor Nitro (L0), l'istanza EC2 che esegue un hypervisor (L1) e una o più macchine virtuali create all'interno di quell'istanza (L2).
AWS specifica che attualmente supporta come hypervisor L1 sia Hyper-V di Microsoft che il KVM open source. La formulazione lascia aperta la porta a futuri sviluppi, in particolare riguardo a VMware ESXi, l'hypervisor più diffuso in ambito enterprise. Tuttavia, la strategia di Broadcom, attuale proprietaria di VMware, complica lo scenario: l'azienda è riluttante a concedere licenze per ESXi se non come parte della suite Cloud Foundation, il suo ambiente di cloud privato.
Le applicazioni pratiche suggerite da Amazon spaziano dall'esecuzione di emulatori per applicazioni mobile alla simulazione di hardware per veicoli, fino all'utilizzo del Windows Subsystem for Linux su workstation Windows. Casi d'uso che rivelano come la funzionalità punti tanto al segmento dello sviluppo e testing quanto a scenari produttivi specifici.
Sul fronte competitivo, Amazon recupera terreno rispetto a concorrenti che avevano già implementato la virtualizzazione nidificata. Azure offre questa capacità da tempo, mentre Google Cloud Platform la supporta ma limitandosi a KVM, escludendo quindi Hyper-V dal ventaglio di opzioni. Questa frammentazione nell'ecosistema degli hypervisor supportati riflette strategie commerciali divergenti e partnership tecnologiche differenti.
La questione VMware rimane il nodo più intrigante. Con Broadcom che ha riposizionato l'offerta VMware verso il segmento enterprise premium, privilegiando vendite bundled di Cloud Foundation, è plausibile che Amazon Elastic VMware Service rimanga l'unica via per combinare le tecnologie dei due colossi nel prossimo futuro. La virtualizzazione nidificata potrebbe però aprire scenari alternativi, permettendo agli utenti di replicare ambienti VMware su AWS senza passare attraverso accordi di licensing diretti.
La mossa di AWS solleva interrogativi sulla futura evoluzione del mercato degli hypervisor enterprise. Con Broadcom che stringe i requisiti per accedere a ESXi e i cloud provider che ampliano le alternative, gli utenti aziendali si trovano davanti a scelte strategiche sempre più complesse. La virtualizzazione nidificata potrebbe rappresentare una via di fuga dalla dipendenza da singoli vendor, ma al prezzo di una maggiore complessità gestionale e possibili overhead prestazionali che andranno valutati caso per caso.