Dopo otto anni, la startup australiana di advertising technology Unlockd ha abbandonato la battaglia legale contro Google. L’ultima azione promossa negli Stati Uniti non ha superato l’esame della Corte d’appello federale del Nono Circuito, segnando la conclusione di una vicenda che il fondatore Matt Berriman ha definito «dolorosa». Si chiude così il tentativo di ottenere un esito diverso per una società il cui percorso si era interrotto nel 2018.
Unlockd era entrata in amministrazione controllata nel 2018, dopo la rimozione delle sue applicazioni dal Google Play Store e l’esclusione dalla rete pubblicitaria Google AdMob. I due interventi avevano colpito contemporaneamente i canali essenziali per la distribuzione del prodotto e per la monetizzazione della pubblicità, compromettendo il funzionamento del modello commerciale costruito dalla startup.
La proposta di Unlockd trasformava la schermata di blocco dello smartphone in uno spazio pubblicitario. In cambio della visualizzazione degli annunci, gli utenti ricevevano ricompense come traffico dati mobile oppure punti fedeltà. Era quindi un sistema fondato su uno scambio diretto tra attenzione e benefici, nel quale l’accesso al sistema operativo, allo store e alla rete di advertising costituiva una parte strutturale del servizio.
Il fondatore Matt Berriman ha confermato che il fallimento dell’azione davanti alla Corte d’appello del Nono Circuito rappresenta la fine del confronto. In una dichiarazione, Berriman ha raccontato che alle difficoltà legali si sono aggiunte quelle affrontate personalmente, insieme al peso della responsabilità verso quanti avevano sostenuto lui e l’azienda durante il percorso.
Berriman ha spiegato di non aver mai voluto sottrarsi alla battaglia, proseguendola fino all’ultimo passaggio disponibile. Per il fondatore, raccogliere il capitale di altre persone comporta il dovere di fare tutto quanto è possibile per ripagare la fiducia, l’investimento e l’impegno ricevuti. Una responsabilità che, ha sottolineato, non ha mai perso di vista durante gli otto anni di contenzioso.
Nel suo messaggio conclusivo, Berriman ha ringraziato familiari e amici per il sostegno incondizionato, oltre ai dipendenti e agli azionisti di Unlockd. Ha ribadito l’orgoglio per l’impresa costruita e per le persone che avevano partecipato al progetto, precisando però che tale orgoglio non attenua l’esito imposto alla società né il risultato finanziario rimasto dopo la sua conclusione.
Prima della crisi, Unlockd aveva attirato capitali significativi. Nel 2017 la società aveva raccolto 23 milioni di dollari USA in un round di Serie B, affiancandosi alla compagnia di telecomunicazioni malese Axiata Digital. Nel complesso, la startup aveva ottenuto finanziamenti per oltre 60 milioni di dollari australiani, una dotazione che testimonia la fiducia raccolta dal modello basato sulla pubblicità mobile incentivata.
La conclusione della vertenza lascia l’immagine di una startup capace di raccogliere oltre 60 milioni di dollari australiani, ma esposta alla disponibilità di infrastrutture esterne decisive. Per Unlockd, la perdita simultanea dello store e della rete pubblicitaria ha preceduto l’amministrazione controllata; il mancato successo dell’ultimo ricorso chiude ora anche la strada giudiziaria. Restano l’orgoglio rivendicato dal fondatore e un esito economico che, nelle sue parole, non offre consolazione.