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Uber registra solo 4 corse tramite agenti AI in una settimana

Nella settimana di Halloween Uber ha registrato quattro corse prenotate da agenti AI e 500 ordini su Uber Eats, su circa 320 milioni di operazioni complessive.

05 nov 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Uber registra solo 4 corse tramite agenti AI in una settimana
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Gli agenti AI promettono di svolgere attività per conto degli utenti, ma sulle prenotazioni di Uber il loro utilizzo resta minimo. Nella settimana di Halloween, la più intensa di ottobre per la piattaforma, soltanto quattro corse sono state ordinate attraverso un agente. L’azienda ha comunicato il dato durante la conferenza sui risultati del terzo trimestre, offrendo una misura concreta della distanza tra l’attenzione per questi strumenti e il loro impiego nelle transazioni quotidiane.

Il confronto con i volumi complessivi rende evidente la scala del fenomeno. Il direttore finanziario Balaji Krishnamurthy ha spiegato agli analisti che, nella stessa settimana, Uber e Uber Eats hanno gestito circa 320 milioni di corse e ordini. Sul servizio di consegna di cibo, gli acquisti effettuati attraverso agenti sono stati 500: più delle prenotazioni di trasporto, ma ancora una componente molto piccola dell’attività gestita dalle due piattaforme.

L’amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha descritto un’adozione ancora agli inizi, parlando di una diffusione «molto, molto limitata» e aggiungendo che l’azienda spera in una crescita. È una valutazione che accompagna numeri operativi precisi: gli assistenti capaci di agire per conto dei clienti stanno iniziando a generare ordini, ma per Uber il loro contributo rimane marginale. Il tono del vertice aziendale combina quindi il riconoscimento dei risultati attuali con l’auspicio di un maggiore utilizzo.

Nella settimana di Halloween gli agenti AI hanno prenotato soltanto quattro corse Uber.

Una possibile spiegazione riguarda il tempo necessario a completare le operazioni nell’app. Secondo Khosrowshahi, prenotare una corsa richiede in media 50 secondi, mentre riordinare un piatto preferito ne richiede 90. Sono attività per le quali il percorso diretto è già rapido. Il vantaggio della delega a un assistente diventa quindi meno evidente: la capacità tecnica di eseguire un acquisto deve tradursi in una convenienza percepibile per chi potrebbe affidarglielo, a partire dal risparmio di tempo.

Anche DoorDash ha comunicato volumi contenuti. Durante la propria conferenza sui risultati della settimana precedente, l’azienda ha dichiarato di avere ricevuto fino a quel momento soltanto poche centinaia di ordini da agenti AI. La maggioranza dei clienti continuava a ordinare attraverso l’app. Il comportamento descritto dalle due società suggerisce che, almeno per queste operazioni, l’accesso diretto ai servizi conserva un ruolo centrale nelle abitudini degli utenti.

Questi dati arrivano mentre cresce l’interesse per una generazione di agenti che, oltre a rispondere alle domande, esegue compiti. L’offerta comprende strumenti di OpenAI, Anthropic e Google, insieme a numerose startup. Tra quelle che hanno attirato maggiore attenzione figura Instinct, fondata l’anno precedente e arrivata nell’ultimo round di finanziamento a una valutazione di 10 miliardi di dollari. L’interesse degli investitori per gli assistenti personali procede dunque accanto a risultati ancora modesti nelle transazioni comunicate dalle piattaforme di trasporto e consegna.

Prenotare una corsa nell’app richiede in media appena 50 secondi.

Sul versante della diffusione, Muse di Meta ha raggiunto il primo posto nell’App Store statunitense di Apple nel mese precedente, superando i 10 milioni di utenti, secondo i dati dichiarati dalla stessa Meta. L’azienda ha affermato che molti lo utilizzavano per fare acquisti e interagire commercialmente con le imprese. Sono segnali di interesse verso gli assistenti personali, mentre i dati di Uber permettono di osservare quanto spazio occupino in uno specifico servizio concreto.

Khosrowshahi mantiene comunque una valutazione favorevole delle opportunità commerciali. Gli agenti rappresentano, nelle sue parole, un ulteriore modo per raggiungere la piattaforma e potrebbero avere un effetto positivo sulla domanda dell’ecosistema. Per Uber, la prospettiva è quindi quella di affiancare all’app un altro punto di accesso ai servizi: un assistente che riceve la richiesta dell’utente e porta l’operazione sulla piattaforma.

Uber vede negli assistenti AI un nuovo canale per aumentare la domanda sulla piattaforma.

Il confronto con i fornitori di questi strumenti è già aperto. Khosrowshahi ha indicato la presenza di circa otto grandi assistenti AI sul mercato e ha detto di aspettarsi che il numero superi dieci nel tempo. «Ogni singola azienda di sistemi AI sta parlando con noi», ha aggiunto. Le conversazioni commerciali coinvolgono quindi un’offerta in espansione; trasformarle in un canale utilizzato abitualmente dai clienti è il passaggio che Uber auspica per sviluppare questa opportunità.

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