I prezzi dei semiconduttori di memoria hanno raggiunto livelli «anormalmente elevati» e l’industria deve ampliare la capacità produttiva per riportarli sotto controllo. L’allarme arriva da Chey Tae-won, presidente di SK Group, conglomerato proprietario di SK hynix, che durante un incontro con la stampa ha indicato nella scarsità dell’offerta uno dei principali fattori di pressione sull’intero mercato tecnologico.
Il gruppo sta valutando la costruzione di una fabbrica di memorie negli Stati Uniti, con l’obiettivo di aumentare la produzione. La prospettiva si inserisce nella risposta alla cosiddetta chipflation: l’aumento del costo dei semiconduttori si trasferisce sui prodotti finiti, restringendo i margini dei produttori o traducendosi in rincari per imprese e consumatori.
Chey ha tracciato una distinzione tra le aziende impegnate nell’intelligenza artificiale e i produttori di elettronica di consumo. Le prime possono assorbire costi superiori attraverso i propri investimenti, mentre i costruttori di PC e smartphone sono costretti a incorporare i rincari nei listini. Poiché i clienti finali sono soprattutto privati, la possibilità di continuare ad aumentare i prezzi incontra limiti evidenti.
L’espansione dell’offerta di memoria viene quindi presentata come lo strumento necessario per attenuare la pressione sulla filiera. Una nuova capacità produttiva statunitense potrebbe contribuire a questo obiettivo, anche se SK Group si trova ancora nella fase di valutazione. Il progetto riflette una questione più ampia: la disponibilità di componenti non condiziona soltanto i bilanci dei produttori di chip, ma anche prezzi, volumi e strategie commerciali di chi assembla dispositivi.
Margini eccezionalmente alti possono inoltre modificare gli equilibri competitivi del settore. Secondo Chey, la redditività generata dalla scarsità potrebbe attirare nuovi operatori o consentire ai produttori minori di rafforzarsi, aumentando la pressione sulle tre grandi aziende che dominano il comparto. Alcuni marchi cinesi hanno già adottato memorie prodotte localmente da CXMT e YMTC, riducendo la dipendenza dai fornitori consolidati.
La ricerca di componenti disponibili ha coinvolto anche gruppi internazionali. Corsair e Lenovo hanno iniziato ad approvvigionarsi presso questi produttori cinesi, mentre Apple avrebbe chiesto a Washington il permesso di acquistare memorie da CXMT. Chey ha citato anche l’interesse di Elon Musk per la costruzione di una propria fabbrica come possibile minaccia futura per le società già presenti nel mercato.
Nell’immediato, la domanda appare sufficiente per sostenere sia gli operatori storici sia i nuovi entranti. Il boom dell’AI e i margini più elevati offerti dalle applicazioni avanzate spiegano perché i produttori abbiano privilegiato le memorie HBM, riducendo la produzione di DRAM. Questa dinamica offre anche una motivazione industriale alla contrazione dell’offerta, in un settore esposto al rischio di contestazioni legate alla fissazione dei prezzi.
Prima dell’accelerazione dell’AI, il comparto aveva attraversato una delle peggiori fasi negative in oltre un decennio. Quando la scarsità si attenuerà, il ritorno del tradizionale ciclo boom-and-bust potrebbe lasciare più produttori a contendersi un numero limitato di clienti. L’impianto valutato da SK Group rappresenta così una risposta ai rincari attuali, ma anche una scelta destinata a incidere sugli equilibri della prossima fase del mercato.