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La NATO scopre test russi per sabotare i cavi sottomarini

Un’operazione alleata avrebbe sventato un’esercitazione russa contro i cavi delle Svalbard. Nessun danno ai collegamenti, usati per trasmettere dati satellitari.

11 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
La NATO scopre test russi per sabotare i cavi sottomarini
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Gli alleati della NATO avrebbero sventato un’esercitazione russa che simulava l’impiego di un’arma segreta contro i cavi sottomarini nelle acque dell’arcipelago norvegese delle Svalbard. L’attività si sarebbe svolta in primavera, con sommergibili impegnati a preparare il dispiegamento di una tecnologia destinata a disabilitare queste infrastrutture in caso di conflitto con l’Alleanza. Si trattava di una missione di addestramento: nessun cavo è stato effettivamente danneggiato durante l’episodio.

A individuare l’attività sarebbe stata un’operazione navale congiunta di Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti. L’esistenza della missione alleata era già pubblica, mentre emergono ora il coinvolgimento americano, la localizzazione nelle acque delle Svalbard e la presenza di una nuova arma nelle simulazioni russe. Il quadro aggiunge quindi elementi concreti a un’attività militare già nota, precisando sia l’area interessata sia la natura della minaccia che le unità alleate stavano sorvegliando.

L’arcipelago è collegato alla terraferma norvegese da due cavi lunghi 1.400 chilometri, posati a una profondità di quasi tre chilometri. I collegamenti trasportano dati satellitari: nel caso delle Svalbard, dunque, l’infrastruttura sul fondale sostiene anche la circolazione di informazioni provenienti dallo spazio. Lunghezza, profondità e funzione descrivono un sistema di comunicazione che unisce il territorio artico alla Norvegia continentale e che sarebbe stato al centro della simulazione russa.

L’esercitazione russa simulava un attacco ai cavi, senza danneggiare i collegamenti.

La Commissione Helsinki degli Stati Uniti ha presentato l’episodio con una formulazione più netta. In un messaggio su X del 10 settembre 2026, ha affermato che Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia avevano sventato un tentativo di sabotaggio dei cavi al largo delle Svalbard. La Commissione ha inserito l’accaduto nella guerra ombra della Russia contro la NATO, indicando tra gli obiettivi di queste attività i collegamenti sottomarini vitali per le comunicazioni globali. La sua descrizione parla quindi di sabotaggio, mentre i dettagli disponibili descrivono un’esercitazione.

L’attività russa sarebbe stata condotta dal GUGI, la direzione russa per la guerra sottomarina. La caratteristica attribuita all’arma segreta è la capacità di disabilitare i cavi senza lasciare tracce riconducibili all’intervento. Non sono disponibili ulteriori dettagli sul suo funzionamento. L’elemento tecnico al centro della vicenda è perciò la combinazione tra interruzione delle comunicazioni e occultamento dell’azione, che aggiungerebbe alla vulnerabilità fisica dei collegamenti il problema di identificare il responsabile.

Due cavi da 1.400 chilometri collegano le Svalbard alla terraferma norvegese.

La sorveglianza dei fondali ha già coinvolto anche le acque del Regno Unito, dove è stata osservata una presenza russa in prossimità dei cavi. In un altro episodio, una nave ha seguito tre sommergibili russi durante un’esercitazione durata un mese, dedicata alla ricognizione dei collegamenti. Sono attività che collocano le infrastrutture di comunicazione dentro il confronto militare: le rotte attraverso cui viaggiano i dati diventano anche aree di osservazione e operazione per le forze navali.

Per alcune nazioni insulari, la connettività con l’esterno dipende esclusivamente dai cavi sottomarini.

Per molti territori, soprattutto le nazioni insulari, i cavi rappresentano una dipendenza concreta: la connettività con l’esterno poggia in larga parte, e talvolta esclusivamente, su questi collegamenti. Da essi dipendono attività che comprendono banche, difesa e commercio elettronico, oltre alla distribuzione e agli altri settori economici. La protezione delle infrastrutture sottomarine entra così nella continuità operativa delle imprese e nell’accesso degli utenti ai servizi, attraverso reti fisiche condivise da numerose attività.

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