Perplexity ha ottenuto la revoca dell’ingiunzione che impediva allo strumento di shopping basato sull’intelligenza artificiale, integrato nel browser Comet, di accedere ad Amazon. La decisione arriva dalla Corte d’Appello del Nono Circuito e ribalta lo stop temporaneo concesso al gruppo dell’e-commerce nell’ambito della causa avviata contro la società di AI. Il contenzioso, tuttavia, non è chiuso: il provvedimento elimina il blocco, ma non stabilisce ancora quale delle due aziende abbia definitivamente ragione.
Al centro della decisione c’è l’interpretazione del Computer Fraud and Abuse Act, indicato con l’acronimo CFAA. Amazon aveva sostenuto che Perplexity avesse violato la norma accedendo senza autorizzazione ai sistemi che ospitano il negozio online. I giudici d’appello hanno però concluso che questa ricostruzione, allo stato attuale, non regge a un esame sufficiente per giustificare un’ingiunzione. Per dimostrare la violazione, Amazon dovrebbe provare anche un accesso intenzionale e non autorizzato, l’ottenimento di informazioni e perdite medie di almeno 5.000 dollari in un periodo di un anno.
Il passaggio decisivo riguarda il funzionamento di Comet. Il browser AI può utilizzare Amazon soltanto dopo aver ricevuto indicazioni dall’utente: secondo la corte, quindi, è la persona che usa il software ad accedere ai server di Amazon.com, non direttamente Perplexity. Questa distinzione attribuisce un peso giuridico alla direzione dell’utente e mette in discussione l’idea che ogni azione compiuta tramite un agente digitale debba essere imputata automaticamente alla società che lo ha sviluppato.
Nella sua opinione, la corte ha affermato che un’ingiunzione contro una condotta che probabilmente non viola il CFAA o il CDAFA non servirebbe l’interesse pubblico. Anche il possibile danno derivante ad Amazon dalla disponibilità delle funzioni di shopping di Comet non è stato considerato sufficiente a mantenere il blocco. La valutazione non certifica la piena legittimità del servizio, ma riduce la forza delle motivazioni utilizzate per interromperne temporaneamente l’operatività.
Amazon ha dichiarato di non condividere la decisione sull’ingiunzione preliminare, ribadendo di restare fiduciosa nelle proprie argomentazioni e di stare valutando i prossimi passi. Lo scontro pubblico era iniziato nel novembre 2025, quando il gruppo aveva inviato a Perplexity una lettera di diffida, chiedendo di impedire al browser AI di accedere al suo negozio online. Secondo Amazon, le due società avevano già concordato nel 2024 una sospensione delle funzioni di shopping agentico.
La contestazione sostiene inoltre che Perplexity avrebbe successivamente riattivato il servizio, presentando il bot di Comet come un normale browser Chrome. Amazon ha quindi depositato una causa nel marzo 2026, ottenendo poco dopo un blocco temporaneo. La vicenda porta in tribunale una tensione destinata ad accompagnare la diffusione degli agenti AI: da una parte, strumenti progettati per operare sui servizi digitali per conto degli utenti; dall’altra, piattaforme che intendono controllare modalità e condizioni di accesso alle proprie infrastrutture.
La revoca consente a Perplexity di superare, almeno per ora, l’ostacolo giudiziario posto alle capacità di shopping di Comet. Amazon può chiedere un nuovo esame della decisione oppure rivolgersi alla Corte Suprema. Anche senza ulteriori ricorsi, la causa proseguirà davanti al tribunale federale di San Francisco, dove il gruppo potrà presentare nuovamente le proprie argomentazioni. Il confronto resta dunque aperto, mentre la distinzione tra azione dell’utente e azione dell’agente diventa il nodo centrale del caso.