Mazama Energy ha raccolto 135 milioni di dollari in un round di serie B che ha registrato richieste di investimento superiori all’offerta. Il capitale finanzierà lo sviluppo di pozzi orizzontali nelle rocce supercalde, con una capacità prevista di 15 megawatt per pozzo. La startup punta a sfruttare temperature più elevate rispetto al geotermico tradizionale per aumentare l’elettricità ottenibile da ogni perforazione, mentre cresce la competizione tra tecnologie energetiche per alimentare i grandi consumi digitali.
A guidare il finanziamento sono state Centaurus Capital e Doerr Capital, affiancate da ConocoPhillips e Shell Ventures. Hanno partecipato nuovamente anche investitori già presenti, tra cui Khosla Ventures e Gates Frontier. Tra i nuovi ingressi figurano SiteGround Capital, H. Barton Asset Management e la Jeffrey and Marieke Rothschild Foundation. Il round riunisce così investitori finanziari e operatori del settore energetico attorno allo sviluppo di una tecnologia che richiede di portare la perforazione in profondità e a temperature elevate.
Sul terreno, Mazama ha già superato i 10.000 piedi in 15 giorni, circa 3.050 metri, lungo un percorso che punta a raggiungere una profondità di circa 15.000 piedi, pari a 4.570 metri. È questa discesa verso rocce più profonde e più calde a caratterizzare l’approccio delle startup del geotermico avanzato rispetto ai progetti precedenti. Per Mazama, la perforazione serve ad accedere a una risorsa termica con temperature nell’ordine dei 400 °C.
A quelle temperature, e in condizioni di pressione elevata, l’acqua può diventare un fluido supercritico: uno stato che non è pienamente liquido né pienamente gassoso e che consente di assorbire molta più energia rispetto al normale vapore. Secondo l’azienda, questo permetterà a ciascun pozzo di produrre fino a dieci volte la potenza delle tecnologie geotermiche tradizionali. L’obiettivo è quindi aumentare la resa del singolo pozzo sfruttando le proprietà dell’acqua nelle condizioni raggiunte in profondità.
Per il primo sito, in Oregon, Mazama indica un potenziale di produzione elettrica di 10 gigawatt. La stima raddoppia quella comunicata l’anno precedente dall’investitore Vinod Khosla, che aveva parlato di 5 gigawatt. Si tratta del potenziale attribuito all’area, distinto dalla capacità prevista per il progetto iniziale. La revisione amplia la scala della risorsa che l’azienda ritiene di poter sfruttare e colloca il sito al centro delle sue prospettive di sviluppo.
Il mercato a cui questa tecnologia guarda comprende i data center per l’AI e gli altri grandi carichi della rete elettrica. Mentre aziende tecnologiche e sviluppatori di data center sostengono il ricorso al gas naturale, le startup del geotermico avanzato stanno accelerando sul fronte tecnico. La competizione riguarda quindi anche la capacità di trasformare il calore sotterraneo in elettricità per infrastrutture ad alto consumo, un terreno sul quale i progressi nelle perforazioni possono ampliare le opzioni disponibili.
Una valutazione dell’Università di Twente e della Clean Air Task Force dà una misura del potenziale globale: sfruttare appena l’1% delle rocce supercalde potrebbe consentire di generare oltre 63 terawatt di elettricità. La stima riguarda la risorsa mondiale e aiuta a spiegare l’interesse per profondità maggiori. Per imprese e investitori, la prospettiva industriale passa dalla possibilità di accedere a quel calore e utilizzarlo con pozzi capaci di una resa superiore.
Mazama prevede di iniziare a generare elettricità nel 2027. I lavori in Oregon sono ancora nelle fasi iniziali, ma l’azienda ha già assicurato i terreni per un secondo sviluppo. Per il primo sito, il traguardo dichiarato è completare lo sviluppo entro il 2030, quando la produzione dovrebbe raggiungere 200 megawatt. È questa la capacità indicata per la prima realizzazione, che scandisce il programma operativo mentre la startup prepara anche un’altra area.