Con l'efficienza dei servizi pubblici che è direttamente proporzionale alla qualità della vita dei cittadini, l'innovazione tecnologica non rappresenta più un'opzione, ma una necessità improrogabile. I fondi del PNRR hanno finalmente creato le condizioni economiche favorevoli per una rivoluzione che, tuttavia, non può limitarsi all'aspetto puramente tecnologico, ma deve coinvolgere profondamente la cultura organizzativa e i processi operativi degli enti pubblici. La vera sfida risiede nel superare le resistenze al cambiamento e nell'adottare un approccio integrato che ponga al centro non solo le tecnologie, ma soprattutto le persone.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato circa 48 miliardi di euro all'innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione, pari a un quarto dell'investimento complessivo di 200 miliardi. Questa cifra straordinaria testimonia la centralità che il governo italiano attribuisce alla modernizzazione del settore pubblico, riconoscendola come pilastro fondamentale per la competitività del Paese.
Durante un recente evento organizzato da GN Techonomy con il supporto di Impresoft, Alessandro Musumeci del Dipartimento della Transizione Digitale per la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sottolineato come questi fondi rappresentino un'opportunità storica. La loro efficacia, tuttavia, dipenderà in larga misura dalla qualità della collaborazione tra pubblico e privato, dove l'esperienza del mondo aziendale può fungere da catalizzatore per l'innovazione istituzionale.
Ripensare i processi prima della tecnologia
L'errore più comune nei progetti di digitalizzazione della PA è considerare l'innovazione come semplice automazione di procedure esistenti. La vera trasformazione digitale richiede invece un ripensamento radicale dei flussi di lavoro, eliminando ridondanze e inefficienze prima ancora di introdurre nuove tecnologie.
Le amministrazioni più lungimiranti hanno compreso che ottimizzare processi obsoleti con strumenti digitali non produce i risultati sperati. È necessario un approccio che parta dall'analisi e dalla reingegnerizzazione dei processi, per poi selezionare le tecnologie più appropriate per supportarli. Questa visione è stata al centro dell'intervento dell'Ing. Dario Ambroggi, direttore dell'area Business Transformation, che ha illustrato una metodologia strutturata basata su tre elementi fondamentali.
In primo luogo, è essenziale adottare un modello standardizzato di rappresentazione dei processi, che garantisca trasparenza e replicabilità. In secondo luogo, occorre utilizzare piattaforme avanzate di Process Intelligence come ARIS per analizzare e migliorare i processi in modalità data-driven. Infine, è cruciale costruire un ecosistema collaborativo che favorisca la diffusione delle migliori pratiche e sviluppi una solida cultura di processo all'interno dell'organizzazione.
Il fattore umano: superare le resistenze al cambiamento
La resistenza al cambiamento rappresenta uno degli ostacoli più significativi nel percorso di innovazione della Pubblica Amministrazione. Come emerso durante il convegno, la tecnologia da sola non basta se non è accompagnata da un'evoluzione delle competenze e da un profondo cambiamento culturale.
Investire nella formazione continua del personale diventa quindi prioritario, non limitandosi alle competenze tecniche ma estendendosi alle capacità gestionali e organizzative. La creazione di una cultura dell'innovazione richiede tempo e un approccio sistematico, che coinvolga tutti i livelli dell'organizzazione e promuova la collaborazione tra diversi dipartimenti.
La condivisione di esperienze con aziende come Autostrade e Leonardo, che hanno già affrontato con successo sfide simili, ha dimostrato come l'adozione di metodologie innovative possa concretamente migliorare l'efficienza operativa e la produttività, creando valore attraverso la digitalizzazione dei processi.
Verso una governance aperta, inclusiva e sostenibile
La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non è solo una questione di efficienza, ma rappresenta un'opportunità per ripensare il rapporto tra istituzioni e cittadini. Una PA realmente digitale è più trasparente, accessibile e capace di rispondere prontamente alle esigenze della comunità.
Come emerso dal confronto tra esperti del settore, l'obiettivo finale non è semplicemente sviluppare servizi più rapidi, ma promuovere un modello di governance aperta, inclusiva e sostenibile, in cui la tecnologia diventi strumento di partecipazione e di equità sociale.
In questa visione, la collaborazione tra pubblico e privato assume un ruolo centrale, con gruppi tecnologici italiani come Impresoft e GN Techonomy pronti a mettere a disposizione competenze ed esperienze per accompagnare le istituzioni nel loro percorso di innovazione, contribuendo così a costruire una Pubblica Amministrazione all'altezza delle sfide del ventunesimo secolo.