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NVIDIA raffredda i data center con acqua a 45 gradi

La generazione Rubin di NVIDIA usa liquido a 45 gradi per raffreddare i server AI, riducendo consumi energetici, uso d’acqua, rumore e spazio.

20 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
NVIDIA raffredda i data center con acqua a 45 gradi
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Per raffreddare i suoi nuovi server per l’intelligenza artificiale, NVIDIA ha scelto una temperatura che sembra contraddire la logica tradizionale dei data center. L’infrastruttura AI di nuova generazione Rubin utilizza infatti liquido in ingresso a 45 gradi Celsius, cioè 113 gradi Fahrenheit: un valore superiore a quello tipico di una vasca idromassaggio, ma ancora sufficientemente basso per sottrarre calore ai processori.

Il principio ribalta l’impostazione adottata per decenni, basata su aria fortemente refrigerata, corridoi freddi, ventole e sistemi meccanici energivori. Con un fluido già caldo, i dry cooler esterni possono disperdere il calore senza ricorrere continuamente ai chiller. Il risultato è un’infrastruttura meno dipendente dalla produzione di aria fredda e dalla sua distribuzione attraverso ogni componente del server.

La generazione Rubin è progettata per il raffreddamento interamente a liquido: il fluido circola silenziosamente in un circuito, senza ventole e senza corridoi refrigerati. Il passaggio interviene su una delle voci più pesanti nella gestione delle infrastrutture digitali. Storicamente, il raffreddamento può assorbire fino al 40% dell’elettricità utilizzata da un data center, incidendo direttamente sui costi operativi delle strutture dedicate ai carichi AI.

L’acqua a 45 gradi può raffreddare i processori AI di nuova generazione

Le stime di settore indicate mostrano che ogni aumento di un grado nella temperatura dei chiller può ridurre di circa il 4% l’energia richiesta dal raffreddamento. Applicato a un impianto da 50 megawatt, il nuovo approccio potrebbe generare un risparmio energetico nell’ordine di 4 milioni di dollari l’anno. Per operatori cloud e imprese che stanno ampliando la capacità di calcolo, la gestione termica diventa così parte integrante dell’economia dell’infrastruttura.

Il cambiamento riguarda anche il consumo idrico. I tradizionali sistemi con torri di raffreddamento possono utilizzare circa 2,6 milioni di galloni d’acqua per megawatt ogni anno. L’architettura a 45 gradi di NVIDIA può portare questo fabbisogno vicino allo zero, grazie a un circuito chiuso privo di raffreddamento evaporativo, torri dell’acqua e scarichi continui. Alla riduzione dei costi si affianca quindi un minore impatto sulle risorse ambientali.

Il circuito chiuso porta il consumo idrico vicino allo zero

Nel funzionamento descritto dall’azienda, il liquido entra nel processore a 45 gradi ed esce a circa 55 gradi Celsius dopo aver assorbito il carico termico del chip. Le cold plate mantengono i componenti entro i limiti operativi, permettendo al sistema di lavorare a piena prestazione. I dry cooler possono poi smaltire il calore per gran parte dell’anno senza refrigerazione meccanica, anche se l’efficienza dipende dalla geografia e dalle condizioni climatiche locali.

Un sistema da sei unità rack ora può occuparne soltanto due

La nuova impostazione promette inoltre ambienti meno rumorosi, eliminando il contributo delle ventole e riducendo quello dei tradizionali apparati di raffreddamento. Anche l’ingombro diminuisce: un sistema che prima occupava sei unità rack ora ne richiede due. Rubin concentra così in un’unica architettura la risposta a quattro limiti dei data center — energia, acqua, rumore e spazio — senza risolvere gli impianti esistenti, ma indicando una possibile direzione per quelli di futura costruzione.

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