Lime entra in Borsa dopo anni di attesa e di incertezza sul futuro della micromobilità condivisa. La società di scooter e biciclette elettriche ha raccolto 167 milioni di dollari nella sua Ipo, chiudendo una fase quasi decennale da azienda privata segnata da oscillazioni di valutazione, cicli di entusiasmo del mercato e dall’impatto della pandemia globale.
La società, fondata nove anni fa e sostenuta da Uber, ha venduto 6,68 milioni di azioni a 25 dollari ciascuna, al centro della forchetta indicata tra 24 e 26 dollari. I titoli hanno iniziato a essere scambiati al Nasdaq con il ticker LIME nel pomeriggio di mercoledì, registrando un rialzo di circa 9% nella prima ora. L’operazione assegna a Lime una valutazione intorno a 1,66 miliardi di dollari, poco sotto quella ottenuta da Bird nel 2021 attraverso una fusione con una Spac.
Per il ceo Wayne Ting, l’approdo al mercato pubblico arriva dopo una fase in cui la sopravvivenza stessa dell’azienda non era scontata. Il manager ha descritto il percorso come il risultato di resilienza, pazienza e fiducia, ricordando che ci sono stati giorni, settimane e mesi in cui non era chiaro se Lime avrebbe superato i tre o quattro mesi successivi. Arrivare oggi allo status di società quotata, ha spiegato, è il risultato di molto lavoro e di una trasformazione progressiva del modello operativo.
L’Ipo era sul tavolo da tempo. Dopo un round da 523 milioni di dollari nel 2021, Ting aveva indicato il 2022 come possibile finestra per la quotazione; nel 2023 aveva poi ribadito l’interesse, ma subordinandolo a condizioni di mercato più favorevoli. La scelta finale è maturata quando Lime ha potuto presentarsi come un’azienda più sostenibile rispetto ad altri operatori del settore. Ting ha legato il timing agli ultimi tre anni di risultati positivi in termini di free cash flow, sostenendo che il business è oggi più solido e dispone ancora di spazio per crescere.
Il capitale raccolto serve però anche a gestire una struttura finanziaria complessa. Nel documento di Ipo depositato a maggio, Lime aveva espresso dubbi sostanziali sulla capacità di continuare come azienda in funzionamento senza nuove risorse. La società ha indicato la necessità dei proventi della quotazione per contribuire a risolvere circa 1 miliardo di dollari di passività, più della metà delle quali in scadenza entro la fine dell’anno, pur con una quota di debito convertibile. In assenza dell’Ipo, Lime avrebbe dovuto cercare fonti alternative di finanziamento.
Il contesto spiega la cautela. La micromobilità si è rivelata un mercato duro anche nelle fasi di espansione: Bird ha dovuto ricorrere alla protezione fallimentare e ristrutturarsi dopo la quotazione, mentre altri concorrenti hanno seguito traiettorie diverse ma altrettanto difficili. Tier e Dott si sono fuse, Micromobility.com è stata rimossa dai principali listini e Superpedestrian ha cessato l’attività. Lime arriva quindi al Nasdaq non come semplice storia di crescita, ma come uno degli operatori rimasti in piedi dopo una forte selezione industriale.
Sul piano operativo, i numeri mostrano un’accelerazione dei ricavi. Lime ha generato 521 milioni di dollari nel 2023, 686,6 milioni nel 2024 e 886,7 milioni nell’ultimo anno. Le perdite sono scese da 122,3 milioni nel 2023 a 33,9 milioni nel 2024, per poi risalire a 59,3 milioni nel 2025. La società ha inoltre comunicato un utile lordo rettificato superiore a 400 milioni di dollari nel 2025, escludendo costi come l’ammortamento.
La crescita è legata soprattutto alla scala globale: Lime opera oggi in 230 città di 29 Paesi. Resta però una dipendenza significativa da Uber, che possiede il 24% della società e ha generato oltre il 14% dei ricavi dell’ultimo anno, anche grazie alla possibilità di prenotare corse Lime attraverso la sua app in alcune città. Ting attribuisce il miglioramento del modello alla riduzione dei costi unitari e all’uso di software e machine learning per gestire le operazioni città per città.
La quotazione apre ora una fase diversa: più capitale per investire nella crescita, nella tecnologia e nell’espansione, ma anche maggiore trasparenza verso regolatori e amministrazioni locali. Ting ritiene che lo status di società pubblica possa rendere Lime un partner più credibile per le città, spesso restie ad affidarsi a operatori che rischiano di uscire dal mercato dopo sei o dodici mesi. Per un settore costruito su margini operativi sottili, la sfida resta quella evocata dallo stesso ceo: un business fatto di miglioramenti dell’1% o 2%, ripetuti con disciplina.