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Le domande di brevetto individuali crescono del 150% con l’AI

Nel primo semestre le domande di brevetto individuali sono aumentate del 150%. L’AI generativa accelera il lavoro, ma complica l’attribuzione delle invenzioni.

27 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Le domande di brevetto individuali crescono del 150% con l’AI
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L’uso dell’AI generativa per sviluppare idee e preparare la documentazione brevettuale sta facendo crescere rapidamente le richieste presentate dai singoli inventori. Nel primo semestre dell’anno, le domande complessive sono aumentate del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quelle individuali hanno registrato un balzo del 150%. La diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale sta così ampliando l’accesso al sistema dei brevetti, ma apre anche un problema di attribuzione: fino a che punto un’idea elaborata con una macchina può essere riconosciuta come invenzione umana?

A fornire i dati è stato Kim Yong-sun, responsabile dell’Ufficio della proprietà intellettuale, intervenuto al primo Intellectual Property Strategy Forum, organizzato il 27 al Josun Palace di Seul. Circa il 70% delle richieste individuali, ha spiegato, è stato depositato senza ricorrere a un agente o a un consulente specializzato. Una quota elevata di procedure gestite in autonomia sulla quale, secondo Kim, l’intelligenza artificiale avrebbe esercitato un’influenza.

L’AI può intervenire in più passaggi: dalla generazione delle prime ipotesi alla formulazione tecnica, fino alla stesura dei documenti necessari per il deposito. Questa capacità riduce alcune barriere operative per chi non dispone di una struttura aziendale o di assistenza professionale. Allo stesso tempo, la maggiore autonomia resa possibile dagli strumenti generativi rende meno netto il confine tra chi utilizza un software come supporto e chi presenta come propria un’elaborazione prodotta sostanzialmente dal sistema.

Le domande individuali di brevetto sono cresciute del 150% nel primo semestre

Il forum ha affrontato la questione discutendo gli standard con cui valutare le invenzioni assistite dall’AI. Park Sung-pil, preside della Moon Soul Graduate School of Future Strategy del KAIST, ha distinto tra l’impiego passivo e il contributo creativo verificabile. Depositare senza modifiche un progetto ottenuto inserendo alcuni prompt, oppure limitarsi a realizzarlo materialmente, rende difficile considerare una persona come inventore.

La valutazione cambia quando il ricercatore parte dall’output della macchina per condurre direttamente esperimenti, modificare una struttura o aggiungere una nuova tecnologia. In questi casi, secondo Park, il risultato può essere riconosciuto come invenzione umana. Il semplice utilizzo dell’AI, quindi, non costituisce di per sé un motivo sufficiente per respingere la registrazione di un brevetto: a pesare è la natura del contributo apportato dalla persona durante lo sviluppo.

Usare l’AI non basta, da solo, a escludere un’invenzione umana

Dimostrare quel contributo in modo oggettivo resta però complesso. Una delle proposte emerse invita i ricercatori a documentare nei quaderni di ricerca come abbiano modificato i risultati generati dall’AI, quali esperimenti abbiano svolto e perché abbiano scelto o escluso determinati metodi. La tracciabilità del processo potrebbe diventare decisiva per separare un uso meramente esecutivo da un’attività inventiva fatta di selezione, verifica e trasformazione dell’output.

La tracciabilità del processo creativo può diventare decisiva per ottenere tutela

La diffusione dell’AI come normale strumento di ricerca potrebbe infine innalzare anche il requisito dell’attività inventiva. Se si presume che ogni ricercatore abbia accesso a sistemi capaci di proporre rapidamente soluzioni, alcune tecnologie considerate innovative in passato potrebbero apparire come risultati facilmente raggiungibili. Per Park, la discussione non può quindi limitarsi a misurare il contributo della macchina: deve riguardare anche i soggetti che il sistema brevettuale intende favorire e il modo in cui distribuire la protezione dell’innovazione.

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