L’intelligenza artificiale sta diventando una componente quotidiana dell’esperienza mobile in India. Un’indagine di CyberMedia Research rileva che il 71% degli utenti smartphone utilizza funzioni di AI generativa più volte alla settimana. Il dato ridimensiona l’idea che questi strumenti siano soltanto aggiunte promozionali: per una parte consistente del pubblico sono ormai funzioni integrate nelle attività svolte abitualmente attraverso il telefono.
L’adozione risulta ancora più ampia quando l’intelligenza artificiale viene applicata alla fotocamera. Il 77% dei consumatori usa attivamente funzioni fotografiche basate sull’AI, dall’elaborazione delle immagini agli automatismi che intervengono durante lo scatto. La familiarità non è però uniforme: il 57% degli intervistati dichiara di comprendere chiaramente e utilizzare le funzioni AI, mentre il restante 43% vi ricorre soltanto in modo parziale.
Tra gli utenti più coinvolti, il 49% adopera regolarmente almeno cinque funzionalità AI. Un altro 41% rientra nella fascia degli utenti moderati, mentre il 10% interagisce con questi strumenti solo quando riceve una sollecitazione dal dispositivo. Proprio gli utenti moderati rappresentano, nell’analisi di CMR, il principale potenziale ancora inespresso per l’industria: un pubblico già esposto alla tecnologia, ma non ancora abituato a sfruttarne l’intera gamma di applicazioni.
«L’AI non è più considerata una funzione aggiuntiva; sta plasmando sempre più l’esperienza complessiva del dispositivo», ha affermato Prabhu Ram, vicepresidente dell’Industry Research Group di CMR. Le aspettative attraversano fasce demografiche e segmenti di prezzo: gli utenti cercano strumenti utili, intuitivi e inseriti senza frizioni nelle interazioni quotidiane. La competizione si sposta così verso la qualità dell’esperienza complessiva, oltre la semplice disponibilità di una funzione etichettata come intelligente.
Accanto all’utilità emerge il tema della fiducia. Per l’82% degli intervistati, pratiche trasparenti nella gestione dei dati sono essenziali per potersi fidare dell’AI. Il 61% ritiene inoltre che l’elaborazione AI on-device, eseguita direttamente sullo smartphone, migliori sia la rapidità di risposta sia la tutela della privacy. Sicurezza, controllo dei dati e reattività diventano quindi criteri collegati, capaci di incidere anche sulla scelta del prossimo dispositivo.
A crescere è anche la consapevolezza del ruolo svolto dai chipset. Il 69% li identifica come abilitatori fondamentali delle esperienze AI, mentre il 68% dei consumatori li considera decisivi per prestazioni che comprendono gaming, fluidità, qualità delle immagini, reattività e ottimizzazione della batteria. La valutazione di uno smartphone tende così a includere non soltanto le specifiche visibili, ma la capacità della piattaforma di sostenere concretamente le funzioni intelligenti.
Le differenze generazionali indicano dove l’AI potrebbe incidere maggiormente sulle decisioni d’acquisto. Tra i consumatori della Generazione Z, il 72% considera l’intelligenza artificiale un fattore determinante per il prossimo smartphone, contro il 65% dei millennial. Emergono anche preferenze diverse per genere: il 66% delle consumatrici privilegia gli impieghi legati a fotocamera e immagini, mentre il 42% degli uomini usa l’AI soprattutto per produttività e comunicazione.
Secondo Sourabh Pandey, analista di CMR, l’aumento dell’utilità e della conoscenza di chipset ed elaborazione locale sta trasferendo il terreno competitivo dalle specifiche hardware alla fiducia nell’esperienza. Privacy, affidabilità e utilità concreta diventano parametri con cui gli utenti giudicano l’AI. Per i produttori, questa evoluzione è destinata a influenzare progettazione, comunicazione e differenziazione delle prossime generazioni di smartphone.