General Fusion ha iniziato le contrattazioni al Nasdaq con il ticker GFUZ, diventando la prima società specializzata nell’energia da fusione a sbarcare sui mercati pubblici. L’accoglienza degli investitori è stata immediata: nella seduta d’esordio il titolo ha guadagnato il 40% rispetto al prezzo di 12,85 dollari rilevato all’avvio degli scambi. La società canadese ha così preceduto di alcuni mesi la concorrente TAE Technologies, sostenuta da Donald Trump, nella corsa verso la quotazione.
Il debutto arriva attraverso una fusione inversa con Spring Valley Acquisition Corp. III, annunciata a gennaio e completata la settimana precedente alla quotazione. L’operazione avrebbe potuto aggiungere fino a 230 milioni di dollari al bilancio di General Fusion in assenza di riscatti da parte degli azionisti della SPAC. Le richieste di rimborso, frequenti nelle operazioni de-SPAC, avrebbero invece ridotto sensibilmente l’incasso: la società non ha ancora comunicato la somma definitiva, che potrebbe risultare inferiore a 30 milioni dopo riscatti e commissioni.
Alla transazione si è affiancata una raccolta da 108 milioni di dollari presso investitori privati. General Fusion dichiara di disporre complessivamente di circa 150 milioni di dollari in liquidità, una dotazione necessaria per sostenere un’attività caratterizzata da costi di ricerca e sviluppo particolarmente elevati. La quotazione offre inoltre un nuovo canale di accesso ai capitali, ma espone l’esecuzione dei programmi industriali al giudizio continuo del mercato.
Prima dell’annuncio della fusione inversa, la società stava esaurendo le risorse e incontrava difficoltà nel reperire nuovi fondi. Un tentativo di raccolta da 125 milioni di dollari non si era concretizzato entro maggio 2025, portando al licenziamento di almeno il 25% dei dipendenti. Tre mesi più tardi gli investitori esistenti avevano fornito altri 22 milioni di dollari attraverso un round definito “pay to play”, nel quale la partecipazione serviva anche a preservare le posizioni già detenute.
Fondata nel 2002, General Fusion è una delle imprese più longeve del settore e nel corso degli anni ha raccolto oltre 600 milioni di dollari da finanziatori privati. La sua tecnologia, chiamata magnetized target fusion, impiega campi elettromagnetici per generare plasma magnetizzato all’interno di una camera rivestita di litio liquido. Una serie di pistoni deve comprimere il litio attorno al combustibile fino a indurre la fusione degli atomi e il conseguente rilascio di energia.
La società aveva inizialmente indicato il vapore come sistema destinato ad azionare i pistoni. Ora descrive invece l’impiego di attuatori meccanici sincronizzati, incaricati di spingere verso l’interno il rivestimento di litio che circonda il plasma. Il dispositivo sperimentale LM26 avrebbe dovuto raggiungere già nel 2026 il breakeven, la condizione in cui la reazione libera più energia di quella necessaria per innescarla. Le difficoltà finanziarie hanno però spostato l’obiettivo probabilmente al 2028 o oltre.
General Fusion punta ad accendere la sua prima centrale elettrica indicativamente entro il 2035. Il rialzo iniziale di GFUZ segnala l’interesse del mercato per la fusione, ma non elimina la distanza tra una tecnologia sperimentale e un impianto capace di produrre energia commercialmente. Dopo anni sostenuti dal capitale privato, la società dovrà ora conciliare i lunghi tempi dello sviluppo scientifico con le aspettative degli investitori pubblici e con una disponibilità di cassa che resta decisiva per rispettare le prossime tappe.