Anche chi ha pochi soldi li spende volentieri per servizi che fanno risparmiare tempo. È quando si può dedurre da un recente studio sui comportamenti d'acquisto: ben il 67% degli intervistati vive "da stipendio a stipendio", una condizione paragonabile al nostro "arrivare a fine mese", eppure continua a destinare una parte significativa del proprio budget a servizi che privilegiano il risparmio di tempo piuttosto che di denaro.
La nuova economia della comodità: un lusso accessibile anche in tempi difficili
Il panorama economico attuale vede prezzi in costante aumento per generi alimentari, abbigliamento e abitazioni, con un impatto particolarmente severo sulle fasce di reddito più basse. Le famiglie con entrate inferiori ai 45.000 euro annui (circa 50.000 dollari) rappresentano la categoria più vulnerabile, con il 74% che fatica ad arrivare a fine mese.
Nonostante ciò, quasi il 60% di questi nuclei familiari utilizza regolarmente servizi di consegna a domicilio o altre comodità che comportano costi aggiuntivi.
Il fenomeno appare ancora più marcato tra i giovani, dove l'85% dichiara di utilizzare almeno un servizio di convenienza, ma sorprende anche l'adozione da parte del 49,5% dei "baby boomer". Questa tendenza trasversale suggerisce che il valore percepito del tempo stia superando le considerazioni puramente economiche in molte decisioni di acquisto quotidiane.
La geografia delle comodità: cosa scelgono gli italiani in difficoltà
La consegna di generi alimentari e di pasti pronti domina nettamente la classifica dei servizi più richiesti, con un tasso di adozione del 55% nella popolazione generale. Un dato particolarmente rilevante è che le persone che vivono "stipendio per stipendio" ma senza problemi immediati di pagamento sono le più propense a utilizzare servizi di consegna della spesa, con un'incidenza del 59%, superando persino chi gode di maggiore stabilità finanziaria.
Emerge però una chiara stratificazione nella capacità di spesa. Chi non ha problemi finanziari investe mediamente 215 euro mensili (circa 237 dollari) in questi servizi, mentre chi fatica a pagare le bollette si ferma a circa 155 euro (171 dollari).
Questa differenza si riflette soprattutto nei servizi domestici: la manutenzione della casa (34% vs 25%), la cura del giardino (32% vs 18%) e le pulizie domestiche (28% vs 14%) mostrano un divario significativo tra chi ha disponibilità economica e chi deve fare i conti con un budget limitato.
Il prezzo della comodità: quando rinunciare diventa necessario
La ricerca evidenzia come l'80% delle persone con difficoltà nei pagamenti citi la pressione finanziaria come motivo principale per ridurre l'uso di questi servizi. Un dato interessante se confrontato con il 40% di chi non vive "stipendio per stipendio" ma comunque dichiara di limitare queste spese per ragioni economiche.
La sensibilità al prezzo rimane un fattore determinante: il 51% degli intervistati considera fondamentale che questi servizi abbiano tariffe contenute, e per il 36% questo rappresenta il criterio più importante nella scelta. Si osserva quindi una chiara elasticità della domanda rispetto al prezzo, con i servizi più economici che registrano tassi di adozione significativamente maggiori.
Nel contesto italiano, dove il costo della vita è cresciuto considerevolmente negli ultimi anni, questo fenomeno assume contorni particolari. Mentre la spesa alimentare tradizionale nei mercati rionali rimane un'abitudine consolidata per molti, l'accelerazione digitale post-pandemia ha normalizzato l'uso di servizi come Glovo, Deliveroo o Gorillas anche in fasce di popolazione precedentemente restie a questi strumenti.
La nuova normalità: quando il tempo vale più del denaro
Ciò che emerge con forza è la rivalutazione delle priorità: il tempo libero, la comodità e l'immediatezza stanno diventando beni di consumo a tutti gli effetti, per i quali molti sono disposti a pagare anche in situazioni di ristrettezza economica. Questo cambiamento culturale segnala una trasformazione profonda nel rapporto con il consumo, dove la distinzione tra "necessità" e "lusso" diventa sempre più sfumata.
Il paradosso italiano di questa tendenza risiede nella convivenza di pratiche tradizionali di risparmio con l'adozione di servizi premium, creando un modello ibrido di consumo che sfida le interpretazioni economiche convenzionali. In una società dove il benessere percepito dipende sempre più dalla qualità del tempo disponibile, anche chi fatica ad arrivare a fine mese sembra disposto a investire per "comprare tempo" attraverso questi servizi di convenienza.