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Il SIPRI segnala lo stallo sulle armi autonome

Il SIPRI fotografa lo stallo diplomatico sulle armi autonome e il confronto geopolitico che sta ridisegnando la governance internazionale dell’AI.

12 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Il SIPRI segnala lo stallo sulle armi autonome
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Dopo oltre un decennio di negoziati, gli Stati non hanno ancora raggiunto un’intesa neppure sulla definizione di armi autonome e sul grado di intervento umano necessario nelle decisioni di attacco. È il nodo centrale del capitolo “Artificial Intelligence and International Peace and Security” del SIPRI Yearbook 2026, firmato da Laura Bruun, Jules Palayer e Vincent Boulanin. L’analisi ricostruisce il confronto internazionale sulla governance dell’intelligenza artificiale durante il 2025, mostrando una diplomazia ormai costretta a misurarsi con applicazioni militari e civili già operative.

Il dossier distingue due grandi ambiti. Sul versante militare, l’AI solleva interrogativi sull’uso della forza, sulla responsabilità, sul rischio di escalation e sul rispetto del diritto internazionale umanitario. Nel settore civile, il confronto riguarda invece disuguaglianza digitale, trasparenza, sicurezza e innovazione responsabile. La separazione non cancella le connessioni: in entrambi i casi, governi e istituzioni multilaterali devono costruire regole mentre capacità tecnologiche, interessi strategici e rapporti di forza continuano a evolvere.

Il negoziato sugli Autonomous Weapon Systems resta bloccato nella cornice della Convenzione delle Nazioni Unite su alcune armi convenzionali, la CCW. Sta raccogliendo consensi un modello normativo a due livelli: vietare alcuni sistemi autonomi e disciplinare gli altri in conformità con il diritto umanitario. Le divergenze tra le maggiori potenze militari impediscono però progressi sostanziali, a partire dalla terminologia e dai requisiti minimi di controllo umano da applicare alle operazioni.

Dopo oltre un decennio, manca ancora una definizione condivisa delle armi autonome

Il SIPRI propone in questo quadro il concetto di controllo e giudizio umano appropriati al contesto, superando una lettura rigida della formula “human in the loop”. La supervisione effettiva dipende infatti dall’ambiente operativo e dal ruolo assegnato all’algoritmo. L’AI viene impiegata per analisi di intelligence, sorveglianza, logistica e supporto alle decisioni, senza necessariamente sostituire l’operatore. La responsabilità per l’uso della forza, tuttavia, deve rimanere sempre in capo agli esseri umani.

Nel corso del 2025 il confronto si è esteso oltre Ginevra, sede tradizionale dei negoziati sulle armi autonome. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ha ospitato consultazioni informali, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha discusso le conseguenze dell’AI per la pace e la sicurezza internazionale. Ginevra rimane il principale foro negoziale, ma New York offre maggiore inclusività e visibilità politica, portando la questione fuori dal perimetro specialistico del controllo degli armamenti.

La responsabilità per l’uso della forza deve restare in capo agli esseri umani

Anche il primo rapporto del Segretario generale dell’ONU sull’AI militare amplia lo sguardo. Le applicazioni considerate comprendono intelligence, sorveglianza, logistica, cybersecurity, comando e controllo, peacekeeping e analisi strategica. I possibili benefici includono maggiore efficienza operativa, precisione e protezione dei civili. Sul lato dei rischi emergono invece tempi decisionali più brevi, escalation accidentali, divari tecnologici tra Stati e progressiva riduzione del controllo umano sulle operazioni.

La governance dell’AI è sempre più modellata dalla competizione geopolitica

La governance civile si sta organizzando attraverso il Panel scientifico internazionale indipendente sull’AI e il Dialogo globale sulla governance dell’AI, iniziative delle Nazioni Unite orientate a integrare competenze scientifiche e diplomazia. Il confronto comprende inoltre l’AI Act europeo, il Global AI Governance Action Plan cinese e l’AI Action Plan statunitense sotto l’amministrazione Trump. L’Unione europea insiste su regolazione e trasparenza; la Cina combina cooperazione multilaterale ed espansione della propria influenza tecnologica; gli Stati Uniti privilegiano leadership, deregolamentazione e competizione strategica. Lo stallo sulle armi autonome si inserisce così in una divergenza più ampia sulle regole destinate a governare l’AI.

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