La crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe lasciare entro il 2050 una quantità di rifiuti elettronici sufficiente a riempire 23 milioni di container. Allineando questi contenitori da 40 piedi, si coprirebbe circa sei volte la circonferenza terrestre. È la proiezione della Basel Action Network (BAN), organizzazione non profit che in un nuovo rapporto amplia il perimetro del calcolo: oltre ai server, considera le apparecchiature necessarie a far funzionare i data center e le sostituzioni tecnologiche indotte dall’AI.
Il risultato è una stima cumulativa compresa tra 395 e 617 milioni di tonnellate di rifiuti, riferita alle apparecchiature elettroniche legate all’intelligenza artificiale ritirate dal servizio nel periodo 2025–2050. Su scala mondiale, BAN prevede che i rifiuti elettronici complessivi possano triplicare, raggiungendo fino a 211 milioni di tonnellate metriche l’anno a metà secolo. All’AI attribuisce una quota del 15–20%: un contributo che comprende anche ciò che circonda l’elaborazione dei modelli, spesso escluso dalle valutazioni concentrate sui chip.
Il divario rispetto alle stime precedenti nasce soprattutto da questa scelta metodologica. BAN include alimentazione e distribuzione elettrica, sistemi di raffreddamento, alimentazione di emergenza e apparati di rete. Secondo l’organizzazione, gli studi focalizzati su server e acceleratori lasciano fuori circa l’87% dell’infrastruttura elettromeccanica di un data center. Il conto dei materiali destinati alla dismissione si estende così dagli apparati di calcolo agli impianti che ne consentono il funzionamento, modificando sensibilmente la dimensione del problema descritto dal rapporto.
A questo insieme si aggiunge una categoria che BAN definisce AI Waste Contagion: comprende le infrastrutture di telecomunicazione e i dispositivi personali che potrebbero diventare obsoleti ed essere sostituiti prima a causa dei progressi dell’intelligenza artificiale. Per imprese e utenti, il perimetro delle sostituzioni prospettato dal rapporto supera quindi quello delle macchine installate nei centri di calcolo. Questa componente resta una previsione legata all’evoluzione tecnologica e ai conseguenti tempi di ricambio, non una quantità di rifiuti già prodotta.
Per la capacità dei data center, BAN calcola 70.000 tonnellate metriche per gigawatt di rifiuti elettronici. Il rapporto cita inoltre una proiezione di McKinsey secondo cui la capacità complessiva dei data center potrebbe raggiungere 219 gigawatt entro il 2030. Le precedenti ricerche restituivano valori più contenuti: uno studio pubblicato nel 2024 stimava tra 1,2 e 5 milioni di tonnellate di rifiuti da AI entro il 2030. Un altro, pubblicato a febbraio e concentrato sui server AI, prevedeva tra 131.000 e 225.000 tonnellate annue entro la fine del decennio.
La crescita prevista si inserisce in un sistema di gestione già sotto pressione. Dei 68,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno nel mondo, meno di un quarto viene raccolto e riciclato attraverso circuiti formali. Gran parte finisce nella gestione informale, dove bruciare o interrare le apparecchiature può esporre lavoratori e ambiente a materiali tossici, tra cui piombo e cromo. La questione industriale riguarda dunque anche la destinazione delle attrezzature dopo il ritiro dal servizio.
Gli Stati Uniti, che ospitano molti più data center di qualsiasi altro Paese, non hanno ratificato la Convenzione di Basilea, istituita per limitare il commercio internazionale di rifiuti pericolosi. Indagini hanno documentato spedizioni all’estero di scarti elettronici da parte di riciclatori statunitensi, con materiali che finiscono spesso in attività di recupero informali. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, milioni di bambini costretti a lavorare in questi contesti o a vivere nelle vicinanze affrontano rischi per la salute.
Jim Puckett, fondatore e responsabile dell’indirizzo strategico di BAN, richiama la dipendenza di ogni modello da grandi quantità di hardware specializzato e all’avanguardia. Il suo avvertimento è rivolto direttamente ad aziende e governi: senza una pianificazione dei rifiuti generati dalle nuove infrastrutture, l’espansione dell’AI potrebbe aggravare ulteriormente la crisi dei rifiuti tossici.