Scenario Il 66% dei dipendenti usa AI vietata di nascosto
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18/06/2026

Una ricerca PagerDuty mostra che l’uso non autorizzato dell’AI in ufficio è ormai diffuso, anche quando le policy aziendali lo vietano.

Il 66% dei dipendenti usa AI vietata di nascosto

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella routine del lavoro d’ufficio anche quando i dipendenti ritengono che le regole aziendali non ne consentano l’uso. Una nuova ricerca di PagerDuty fotografa un fenomeno che non riguarda più pochi casi isolati: il 66% dei professionisti d’ufficio dichiara di avere utilizzato strumenti di AI per attività lavorative pur pensando che fossero vietati.

Il dato segnala una distanza crescente tra l’adozione concreta della tecnologia e la capacità delle imprese di governarla. Secondo la ricerca, tra chi ha già usato l’AI al lavoro, molti ammettono comportamenti in contrasto con le regole interne. La pratica appare più diffusa nelle organizzazioni con almeno 1.500 dipendenti, dove il 72% ha usato AI pur credendo che non fosse permessa. Nelle aziende più piccole la quota resta comunque alta, al 60%.

Il punto non è soltanto l’utilizzo non autorizzato, ma anche la scelta di non dichiararlo. Un terzo degli utenti di AI afferma che eviterebbe intenzionalmente di comunicare a manager o supervisori il ricorso a questi strumenti. Circa il 30% cita policy troppo restrittive o il timore della reazione dei colleghi, mentre il 29% indica l’incertezza sulle regole aziendali come ragione per mantenere riservate queste attività.

L’AI vietata è già parte della routine d’ufficio.

La ricerca evidenzia anche una percezione di doppio standard nella governance. L’86% degli intervistati lavora in organizzazioni dotate di policy sull’AI, ma l’81% ritiene che la leadership operi secondo criteri diversi. Questa convinzione è più marcata nelle imprese di grandi dimensioni, dove i dipendenti sono più inclini a pensare che i vertici ricevano un trattamento differente nelle decisioni e nella conformità alle regole sull’AI.

Alla base del fenomeno c’è anche una forte fiducia individuale. Il 72% dei lavoratori ritiene di capire come usare l’AI nel proprio ruolo meglio dei team incaricati della governance AI. Nelle aziende da miliardi di dollari la percentuale sale all’80%. In questo quadro, le restrizioni formali rischiano di essere interpretate come ostacoli aggirabili, soprattutto quando i dipendenti percepiscono l’AI come uno strumento utile per lavorare più rapidamente o superare limiti operativi.

Le policy esistono, ma molti dipendenti non le percepiscono come coerenti.

Le implicazioni per le imprese diventano più delicate quando l’uso non autorizzato riguarda dati di lavoro. Il 43% degli intervistati ammette di avere inserito email o informazioni professionali in sistemi AI pubblici, cioè strumenti esterni agli ambienti controllati dall’azienda. Più di un terzo dichiara di avere caricato informazioni sui clienti, mentre il 31% riconosce di avere condiviso dati finanziari, documenti riservati o strategie aziendali interne.

Il comportamento non si limita alla produttività individuale. Il 44% ha usato strumenti di AI per aggirare i limiti dei software approvati in azienda, mentre il 38% ha condiviso lavoro assistito dall’AI senza dichiararlo. In alcuni casi, i dipendenti accedono a strumenti o LLM da dispositivi personali per non lasciare tracce nei sistemi aziendali, rendendo più difficile per le organizzazioni capire dove e come vengano trattate le informazioni.

Il rischio cresce quando dati sensibili finiscono nei sistemi AI pubblici.

La risposta disciplinare appare ancora in assestamento. Oltre la metà dei lavoratori scoperti a violare le policy sull’AI ha ricevuto indicazioni informali, mentre il 48% ha affrontato provvedimenti formali. Il quadro suggerisce che le aziende siano strette tra due esigenze: contenere i rischi legati a dati e compliance, ma anche riconoscere che l’uso dell’AI è già parte del lavoro quotidiano. Il nodo, più che vietare o concedere in blocco, sembra diventare la costruzione di regole chiare, applicate in modo coerente e realistiche rispetto ai comportamenti già in corso.

Fonte: techradar.com

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