L’eurodeputato Francesco Torselli, esponente di FdI-ECR, ha annunciato mercoledì 15 luglio 2026 a Bruxelles un’iniziativa legislativa dedicata alla tutela della riservatezza di fronte alla crescente capacità dei sistemi algoritmici di elaborare informazioni sulla persona. L’intervento punta a ridefinire il perimetro dei dati meritevoli delle garanzie più elevate, includendo non soltanto quelli forniti direttamente dagli individui, ma anche le conclusioni che le tecnologie possono ricavare indirettamente.
La proposta prende forma attraverso una serie di emendamenti al Digital Omnibus. L’obiettivo dichiarato è riconoscere espressamente le inferenze mentali come appartenenti alla categoria dei dati più sensibili, assicurando loro una protezione rafforzata analoga a quella prevista dall’articolo 9 del GDPR. Il punto centrale riguarda quindi informazioni che non necessariamente compaiono in modo esplicito nei dati iniziali, ma possono emergere dalla loro elaborazione algoritmica.
Torselli colloca l’iniziativa nel passaggio tra due diverse stagioni digitali. Nella prima fase di Internet, ha spiegato, il valore economico era rappresentato soprattutto dai dati prodotti da ciascun utente. Con l’intelligenza artificiale, invece, diventa possibile ricostruire aspetti sempre più profondi della vita cognitiva, emotiva e decisionale. Il confine della privacy si sposta così dalla semplice raccolta delle informazioni alla capacità dei sistemi di interpretarle, combinarle e trasformarle in valutazioni sulla persona.
La prospettiva delineata riguarda tecnologie destinate, nelle parole dell’eurodeputato, a entrare nella vita quotidiana di milioni di persone. Da qui la richiesta di stabilire fin dall’inizio regole capaci di preservare la centralità dell’essere umano. La tutela proposta non si limita dunque a ciò che una persona comunica consapevolmente, ma si estende alle caratteristiche che un sistema può dedurre osservando dati personali e schemi di comportamento.
Secondo Torselli, l’Europa dispone già degli strumenti necessari per proteggere questa categoria di informazioni, ma il quadro giuridico deve essere aggiornato per mantenere effettivi i suoi principi nell’era dell’AI. Il Digital Omnibus viene indicato come l’occasione per chiarire che la protezione dei dati personali comprende anche le inferenze cognitive quando derivano dall’elaborazione di informazioni riferibili agli individui.
Per le imprese che sviluppano o impiegano sistemi algoritmici, l’impostazione proposta sposterebbe l’attenzione anche sui risultati interpretativi generati dai modelli. La gestione dei dati non riguarderebbe soltanto provenienza, conservazione e utilizzo degli input, ma anche la natura delle deduzioni prodotte. Una classificazione delle inferenze cognitive tra le informazioni maggiormente protette renderebbe necessario considerarle nella progettazione dei processi, nella governance e nelle valutazioni sull’impatto delle applicazioni.
L’iniziativa viene presentata senza contrapporre tutela e innovazione. Torselli sostiene che l’obiettivo non sia rallentare il progresso scientifico, ma definire una disciplina chiara in grado di rafforzare la fiducia dei cittadini, favorire la ricerca responsabile e creare condizioni compatibili con i valori fondamentali dell’Unione europea. La proposta porta così nel confronto normativo una distinzione destinata a pesare: quella tra i dati che una persona lascia e la conoscenza che un sistema riesce a costruire su di essa.