Negli Stati Uniti la richiesta di regole sull’intelligenza artificiale supera le tradizionali divisioni politiche. Di fronte a proposte concrete, maggioranze robuste di repubblicani e democratici — in molti casi superiori ai due terzi — sostengono un ruolo molto attivo del governo nello sviluppo e nell’impiego dell’AI. Il consenso emerge mentre il Paese guarda alle opportunità di produttività e innovazione offerte dalla tecnologia, ma anche ai rischi di instabilità economica e sociale che potrebbero accompagnarne la diffusione.
La spinta innovativa alimenta grandi aspettative e contribuisce alla crescita del mercato azionario, mentre sul territorio aumenta la resistenza verso i data center caratterizzati da consumi energetici elevati. A queste preoccupazioni si aggiungono gli avvertimenti lanciati persino da alcuni protagonisti della nascita dell’AI: sistemi più intelligenti degli esseri umani potrebbero produrre danni molto estesi. In questo scenario, il confronto si concentra sulla portata dell’intervento pubblico e sulla possibilità di anticipare i rischi senza rinunciare al potenziale della tecnologia.
Una delle proposte che raccoglie un sostegno bipartisan prevede la creazione di un’agenzia federale dedicata all’intelligenza artificiale. Il nuovo organismo avrebbe il compito di monitorare l’evoluzione dei sistemi, individuare i pericoli emergenti, raccomandare buone pratiche e far rispettare la regolamentazione. Le misure sottoposte agli americani non sono formule astratte: derivano da provvedimenti già presentati al Congresso e da proposte avanzate da organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite e il Comitato internazionale della Croce Rossa.
Il controllo richiesto diventa più stringente quando gli algoritmi incidono direttamente sulla vita delle persone. Repubblicani e democratici sostengono l’obbligo di sottoporre a test governativi, prima della distribuzione, i sistemi usati per valutare candidati a un lavoro, approvare richieste di assicurazione sanitaria o esaminare domande di prestito. Il favore si estende anche agli audit pubblici sui sistemi già operativi. Per imprese e amministrazioni, questa impostazione trasformerebbe la verifica preventiva e continuativa in una componente strutturale dell’adozione tecnologica.
Il consenso appare ancora più netto sul contrasto alla manipolazione. Ampie maggioranze bipartisan chiedono che immagini, registrazioni audio e video generati artificialmente e distribuiti al pubblico siano accompagnati da etichette chiare. Nel caso delle campagne politiche, l’orientamento è più severo: gli americani sostengono il divieto di utilizzare qualsiasi deepfake. La trasparenza sull’origine dei contenuti viene così considerata una barriera essenziale contro l’inganno, soprattutto quando la tecnologia può alterare il dibattito elettorale.
La domanda di governance supera inoltre i confini nazionali. Elettori repubblicani e democratici vogliono che gli Stati Uniti collaborino con altri Paesi per definire regole internazionali applicabili ai sistemi più potenti. Un obiettivo specifico riguarda un accordo capace di vietare le armi autonome che selezionano e colpiscono bersagli senza controllo umano diretto. L’indicazione è quella di affiancare alla supervisione domestica un coordinamento internazionale sui campi in cui gli effetti dell’AI non possono essere contenuti entro una singola giurisdizione.
Per Steven Kull, psicologo politico e fondatore del Program for Public Consultation della School of Public Policy dell’Università del Maryland, la convergenza conferma una dinamica osservata nelle ricerche sull’opinione pubblica: davanti a proposte specifiche, anziché a slogan di partito, gli americani possono raggiungere conclusioni molto simili. Sul tavolo del Congresso non resta quindi soltanto la definizione di ciò che i cittadini chiedono, espressa con insolita chiarezza, ma la capacità delle istituzioni di tradurre quel consenso in regole operative.