Mercato Bending Spoons vola al debutto in Borsa e vale 25,7 miliardi
2' 57''
02/07/2026

Bending Spoons chiude il primo giorno di scambi a 40,50 dollari, quasi il 40% sopra il prezzo di IPO, con una capitalizzazione da 25,7 miliardi.

Bending Spoons vola al debutto in Borsa e vale 25,7 miliardi

Bending Spoons ha debuttato sul mercato con un segnale in controtendenza rispetto al clima che negli ultimi mesi ha pesato sulle società software tradizionali. Le azioni della società milanese hanno chiuso mercoledì a 40,50 dollari, quasi il 40% sopra il prezzo di collocamento fissato a 29 dollari. A quel livello, la capitalizzazione di mercato è arrivata a 25,7 miliardi di dollari.

Il dato colpisce perché arriva dopo una fase in cui molti titoli SaaS hanno sofferto i timori degli investitori: l’idea che software costruiti con l’AI possano, nel tempo, sostituire una parte dei servizi digitali consolidati ha alimentato pressioni sul comparto. In questo scenario, l’IPO di Bending Spoons ha raccolto 1,68 miliardi di dollari e ha più che raddoppiato l’ultima valutazione privata della società, pari a 11 miliardi di dollari.

Fondata tredici anni fa a Milano, Bending Spoons ha costruito la propria traiettoria acquistando aziende tecnologiche note ma in fase di rallentamento, per poi riportarle alla redditività. Nel portafoglio compaiono marchi come AOL, Eventbrite, Evernote, Meetup e Vimeo: nomi che hanno avuto un ruolo importante in diverse stagioni del web consumer e del software digitale, ma che negli anni hanno dovuto fare i conti con crescita più lenta, concorrenza e cambiamento delle abitudini degli utenti.

Il debutto premia un modello costruito su acquisizioni, abbonamenti e disciplina sui costi

La formula operativa della società combina in genere tagli dei costi, lancio di nuove funzionalità e aumenti dei prezzi. È un modello che ricorda da vicino alcune logiche del private equity, con una differenza sostanziale: Bending Spoons non dichiara l’obiettivo di rivendere le aziende acquisite. La strategia è piuttosto quella di comprare, risanare e mantenere gli asset, puntando a trasformare marchi maturi in fonti di cassa più stabili e profittevoli.

I numeri depositati mostrano il cambio di passo. Nel primo trimestre, Bending Spoons ha registrato 601 milioni di dollari di ricavi e 27,4 milioni di dollari di utile netto. Nello stesso periodo dell’anno precedente, la società aveva riportato una perdita netta di 112 milioni di dollari su 259 milioni di dollari di ricavi. Il passaggio dalla perdita all’utile, insieme alla crescita del fatturato, è il cuore della tesi industriale presentata al mercato.

Bending Spoons vale più del doppio dell’ultima valutazione privata

Il peso degli abbonamenti spiega una parte significativa della struttura del business. Lo scorso anno, le sottoscrizioni hanno rappresentato l’84% dei ricavi, confermando la centralità di entrate ricorrenti in un portafoglio fatto di prodotti digitali già conosciuti dagli utenti. Per le imprese clienti e per gli utenti finali, la fase successiva alle acquisizioni può tradursi in servizi aggiornati e in nuovi pacchetti funzionali, ma anche in revisioni dei prezzi e in una maggiore disciplina commerciale.

Prima dell’offerta, Baillie Gifford risultava il principale azionista esterno della società. Quote più piccole erano detenute da investitori come Renaissance Partners, Cox Enterprises, Durable Capital Partners, Fidelity e T. Rowe Price. Il debutto rappresenta anche un ritorno significativo per i cinque cofondatori: Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Querella e Tomasz Greber.

Il software maturo torna appetibile quando genera ricavi ricorrenti e profitti

Il caso Bending Spoons si inserisce in una categoria più ampia di operatori che comprano, ristrutturano e trattengono società software ferme o in declino, spesso indicate come venture zombie. Tra gli altri nomi citati in questa strategia figurano Constellation Software, Curious, Tiny, saas.group, Arising Ventures e Calm Capital. Il debutto positivo della società milanese segnala che, anche in una fase di dubbi sul futuro del software tradizionale, il mercato continua a premiare modelli capaci di convertire prodotti maturi in margini, ricavi ricorrenti e portafogli più disciplinati.