Mercato Atlassian sfida i costi dell'intelligenza artificiale
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18/02/2026

Atlassian registra ricavi per 1,6 miliardi di dollari nel secondo trimestre fiscale, con una crescita del 23% annuo e oltre un miliardo dal cloud.

Atlassian sfida i costi dell'intelligenza artificiale

Atlassian, colosso australiano del software collaborativo quotato al Nasdaq, ha chiuso il secondo trimestre fiscale con ricavi per 1,6 miliardi di dollari, in crescita del 23% su base annua. La società fondata da Mike Cannon-Brookes ha annunciato di aver superato per la prima volta la soglia del miliardo di dollari di fatturato derivante dai prodotti cloud, segnando una transizione strategica dal modello on-premise verso l'infrastruttura distribuita. Nonostante i risultati operativi positivi, il titolo ha perso il 70% del proprio valore negli ultimi dodici mesi, spingendo il management ad accelerare il programma di riacquisto di azioni proprie.

Il dato più significativo emerso dalla conference call con gli investitori riguarda l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei servizi dell'azienda senza impatti negativi sui margini operativi. Con cinque milioni di utenti attivi sulla piattaforma Rovo, l'offerta AI agentiva di Atlassian, la società ha dimostrato di poter scalare tecnologie computazionalmente intensive mantenendo stabile la marginalità lorda. Un risultato che contrasta con le preoccupazioni diffuse nel settore SaaS circa l'insostenibilità economica dei modelli di business basati sull'AI generativa.

L'approccio di Atlassian si fonda sull'ottimizzazione ingegneristica piuttosto che sull'aumento della spesa cloud. Secondo Cannon-Brookes, i team tecnici interni sono riusciti a gestire i costi computazionali dell'AI per la stragrande maggioranza della base clienti senza ricorrere a incrementi sostanziali del budget infrastrutturale. Una strategia che solleva interrogativi sulla capacità dei provider cloud di estrarre valore aggiuntivo dall'ondata AI, se anche grandi utilizzatori come Atlassian riescono a contenere i costi attraverso efficienza operativa.

Quando parlo con i clienti, credono che li stiamo aiutando ad attraversare tutto quel rumore. I clienti enterprise vogliono una piattaforma di cui possano fidarsi.

La migrazione verso il cloud rappresenta un pilastro della strategia di crescita. Il CFO Joe Binz ha dichiarato di aver registrato "migrazioni cloud molto sane nel secondo trimestre", mentre la società ha definitivamente abbandonato i prodotti datacenter on-premise. Questa transizione genera un duplice effetto: da un lato concentra i ricavi su modelli subscription ricorrenti con margini più elevati, dall'altro alimenta paradossalmente i fornitori di infrastruttura cloud che Atlassian sta contemporaneamente ottimizzando per contenere i costi.

Sul fronte competitivo, Cannon-Brookes ha respinto le preoccupazioni relative alla minaccia rappresentata dall'AI per le software house tradizionali. Nel contesto di un dibattito crescente sulla possibile obsolescenza dei tool aziendali di fronte agli agenti AI autonomi, il CEO australiano ha adottato una posizione controcorrente: "Sono convinto che l'AI sia ottima per Atlassian. Altri pensano che il software sia morto", ha scritto nella lettera agli azionisti. La tesi si basa sull'assunto che le organizzazioni enterprise continueranno a privilegiare piattaforme certificate e conformi rispetto a soluzioni AI standalone.

La recente presentazione di Claude Cowork da parte di Anthropic, prodotto concorrente diretto di Jira nel campo del project management, è stata liquidata come opportunità più che minaccia. Il ragionamento di Cannon-Brookes si fonda sul fatto che qualsiasi strumento AI dovrà necessariamente integrarsi con i repository di dati esistenti nelle organizzazioni, dove Atlassian detiene una posizione dominante con prodotti come Jira, Confluence e Trello. Una lettura che presuppone la persistenza degli attuali paradigmi di integrazione software.

Crediamo che le nostre azioni siano significativamente sottovalutate. Stiamo accelerando il ritmo dei riacquisti azionari.

I dati finanziari mostrano un miglioramento nella gestione operativa: le perdite operative si sono ridotte da 57,5 milioni a 47,7 milioni di dollari rispetto al secondo trimestre dell'anno fiscale precedente. Tuttavia, la forbice tra performance operativa e valutazione di mercato evidenzia uno scetticismo degli investitori difficile da interpretare univocamente. Il crollo del 70% della capitalizzazione potrebbe riflettere preoccupazioni strutturali sul posizionamento competitivo nel contesto AI, oppure una più ampia rotazione settoriale dai software aziendali tradizionali.

La strategia di espansione si concentra sull'aumento della penetrazione dello stack completo presso i clienti esistenti e sull'allungamento della durata dei contratti. Cannon-Brookes ha sottolineato come le organizzazioni stiano adottando un numero crescente di prodotti Atlassian, un trend che potrebbe indicare una preferenza per ecosistemi integrati in un panorama tecnologico sempre più frammentato. Resta da verificare se questo approccio bundle-oriented possa sostenere multipli di valutazione comparabili a quelli dei pure-player AI.

In questo ambiente, sembra che il rumore sommerga il segnale e le sfumature vadano perse.

La dicotomia tra risultati operativi solidi e punizione del mercato azionario solleva questioni fondamentali sulla valutazione delle software house legacy nell'era dell'intelligenza artificiale. Se da un lato Atlassian dimostra capacità di integrazione tecnologica e contenimento dei costi, dall'altro gli investitori sembrano prezzare uno scenario di disruption radicale. La domanda centrale rimane se l'ottimizzazione operativa possa compensare una potenziale compressione dei prezzi o una erosione della rilevanza strategica di fronte a modelli completamente nuovi di interazione software. Il mercato, almeno per ora, appare poco convinto dalla narrazione del management.

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