Apple sta attraversando una fase di emorragia di talenti nell'intelligenza artificiale, con almeno quattro ricercatori di alto profilo che hanno lasciato il gigante di Cupertino per unirsi ai concorrenti o avviare nuove iniziative imprenditoriali. Le defezioni, avvenute negli ultimi mesi, coinvolgono Yinfei Yang (che ha fondato una nuova società), Haoxuan You e Bailin Wang (passati a Meta), e Zirui Wang (approdato in Google DeepMind). Il fenomeno solleva interrogativi sulla capacità della casa della Mela di competere nella corsa all'intelligenza artificiale con rivali come Google, Microsoft e Meta.
La questione assume particolare rilevanza in un momento in cui il mercato dell'IA sta ridefinendo le gerarchie competitive nel settore tecnologico. Apple, tradizionalmente dominante nell'integrazione hardware-software e nell'ecosistema dei servizi, rischia di perdere terreno in un ambito strategico dove la capacità di attrarre e trattenere i migliori ricercatori rappresenta un vantaggio competitivo determinante. Il passaggio di questi esperti ai concorrenti trasferisce non solo competenze tecniche, ma anche conoscenze strategiche sui progetti e sulle direzioni di sviluppo dell'azienda.
Secondo fonti vicine alla vicenda citate da Bloomberg, le partenze riflettono una turbolenza interna all'unità dedicata all'intelligenza artificiale di Apple. L'azienda avrebbe faticato a mantenere il passo con i competitor e la decisione strategica di affidare alcune tecnologie a Google avrebbe creato malcontento tra il personale tecnico. Quest'ultimo aspetto evidenzia una contraddizione: mentre Apple cerca di sviluppare capacità proprie nell'IA, la dipendenza da fornitori esterni come Google per componenti critici mina la credibilità della strategia interna.
Tra le defezioni figura anche Stuart Bowers, dirigente di alto livello che aveva guidato l'ormai abbandonato progetto di veicolo a guida autonoma prima di essere incaricato del rinnovamento dell'assistente vocale Siri. La sua partenza per DeepMind rappresenta una perdita significativa, considerando il ruolo strategico di Siri come interfaccia primaria per l'intelligenza artificiale nell'ecosistema Apple. Il progetto automobilistico, chiuso dopo anni di investimenti ingenti, rappresenta già un fallimento costoso per l'azienda, e la perdita dei talenti che ne facevano parte aggrava il bilancio.
Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di mobilità dirigenziale che ha interessato Apple negli ultimi mesi. A dicembre l'azienda aveva annunciato il ritiro di Lisa Jackson, vice presidente per ambiente, politiche e iniziative sociali, e di Kate Adams, general counsel. Il Wall Street Journal aveva inoltre riportato che decine di dipendenti, tra cui ingegneri e designer specializzati in audio, design di dispositivi indossabili e robotica, avevano lasciato per OpenAI e Meta. La concentrazione di partenze suggerisce problematiche sistemiche più che episodi isolati.
Dal punto di vista finanziario, Apple continua a registrare performance solide. Nel primo trimestre fiscale 2026, chiuso il 27 dicembre, l'azienda ha riportato ricavi per 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16% su base annua. Il CEO Tim Cook ha definito il periodo "un trimestre da record", sottolineando il ruolo crescente di Apple Intelligence come leva strategica integrata a livello di sistema operativo piuttosto che come prodotto autonomo.
Tuttavia, la strategia comunicativa di Cook, incentrata su funzionalità pratiche e su un'esperienza "personale e privata", contrasta con la realtà di un'unità di ricerca che perde sistematicamente talenti a favore della concorrenza. La scelta di enfatizzare l'utilizzo precoce e l'integrazione nell'esperienza utente esistente, evitando la retorica sulle "piattaforme di IA", potrebbe riflettere la consapevolezza di un gap tecnologico rispetto ai competitor.
La partnership con Google, pur offrendo accesso a tecnologie avanzate, solleva interrogativi sulla sostenibilità strategica della posizione di Apple nel lungo periodo. Affidarsi a un concorrente diretto per componenti critici dell'intelligenza artificiale espone l'azienda a rischi di dipendenza tecnologica e limita la capacità di differenziazione. Nel frattempo, OpenAI, Meta e Google continuano a rafforzare i propri team di ricerca proprio grazie ai talenti provenienti da Cupertino, creando un circolo vizioso che potrebbe compromettere la capacità competitiva futura dell'azienda.
Resta da vedere se Apple riuscirà a invertire questa tendenza attraverso investimenti massicci in reclutamento e condizioni più competitive, o se la cultura aziendale e le scelte strategiche continueranno a favorire l'esodo di competenze verso ecosistemi percepiti come più dinamici e all'avanguardia nell'ambito dell'intelligenza artificiale. La posta in gioco non è solo la leadership tecnologica, ma la rilevanza stessa dell'azienda in un mercato sempre più plasmato dalle capacità di IA.