Tecnologia SpaceX punta ai data center orbitali per l'AI
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11/02/2026

SpaceX chiede l'autorizzazione per lanciare fino a un milione di data center satellitari alimentati a energia solare in orbita terrestre bassa.

SpaceX punta ai data center orbitali per l'AI

SpaceX ha presentato alla Federal Communications Commission una richiesta per lanciare in orbita terrestre bassa fino a un milione di data center satellitari alimentati a energia solare. L'iniziativa, che rappresenterebbe un'estensione radicale dell'infrastruttura cloud esistente, mira a rispondere alla crescente domanda di capacità computazionale legata all'intelligenza artificiale, aggirando i vincoli energetici, idrici e normativi che stanno rallentando l'espansione dei data center tradizionali sul pianeta.

Il progetto si inserisce in un contesto di tensione crescente tra domanda di computing e limiti fisici delle infrastrutture terrestri. I carichi di lavoro dell'AI stanno spingendo i data center convenzionali verso soglie critiche: consumo energetico insostenibile, scarsità d'acqua per i sistemi di raffreddamento e conflitti con le comunità locali per l'uso del suolo. Secondo quanto riportato da Axios, i vertici di SpaceX vedono l'orbita come una soluzione per bypassare le lunghe code di interconnessione alla rete elettrica e l'opposizione territoriale che stanno rallentando nuove installazioni negli Stati Uniti e in Europa.

La proposta tecnica prevede una costellazione di satelliti dotati di capacità computazionale onboard, in grado di elaborare dati direttamente nello spazio e trasmettere a Terra solo i risultati finali. Questo approccio si differenzia dal modello Starlink attuale, dove i satelliti fungono principalmente da relay per la connettività a banda larga. L'elaborazione orbitale ridurrebbe il volume di dati grezzi da trasferire attraverso reti terrestri, potenzialmente abbassando latenza e costi di trasmissione per applicazioni come osservazione della Terra, difesa e logistica globale.

L'idea trasforma lo spazio da canale di trasmissione a piattaforma di elaborazione, spostando il computing stesso oltre l'atmosfera terrestre

Dal punto di vista energetico, l'argomento principale riguarda l'accesso quasi continuo all'energia solare senza interruzioni meteorologiche. I pannelli fotovoltaici in orbita operano per la maggior parte del giorno senza dipendere da reti elettriche fossili o da complessi sistemi di accumulo. Questo eliminerebbe teoricamente i costi del carburante e ridurrebbe l'impronta carbonica associata ai data center tradizionali, che oggi rappresentano circa il 2% del consumo elettrico globale secondo le stime di settore.

Tuttavia, l'economia del progetto resta tutta da dimostrare. Il lancio e la manutenzione di hardware nello spazio continuano a essere operazioni costose, nonostante la riduzione dei costi di lancio ottenuta con i razzi riutilizzabili Falcon 9. Le riparazioni sono difficili o impossibili, il ciclo di vita dei satelliti è limitato e la gestione dei detriti orbitali rappresenta un problema crescente. Secondo Data Center Dynamics, il passaggio da migliaia a centinaia di migliaia o milioni di satelliti intensificherebbe drammaticamente i dibattiti su congestione orbitale e impatto astronomico.

La richiesta all'FCC copre esclusivamente l'uso dello spettro radioelettrico, non l'autorizzazione operativa completa. L'azienda non ha divulgato tempistiche precise, clienti potenziali o specifiche tecniche dettagliate. Manca inoltre qualsiasi indicazione su valuation del progetto, investimenti necessari o modello di revenue previsto. L'assenza di questi elementi finanziari rende difficile valutare la fattibilità commerciale oltre la visione tecnologica.

Il filing è in fase embrionale ma sta costringendo regolatori e industria cloud a confrontarsi con uno scenario fino a ieri teorico

Sul piano normativo, il progetto solleva questioni inedite. Le autorità europee, già alle prese con il GDPR e l'AI Act, dovrebbero affrontare temi di sovranità dei dati, giurisdizione fiscale e controllo sulle infrastrutture critiche collocate oltre i confini nazionali. La questione della residenza dei dati elaborati in orbita potrebbe creare attriti con regolamentazioni che richiedono storage locale, come quelle di Francia e Germania.

Il mercato dei data center tradizionali sta affrontando pressioni concorrenziali crescenti. Operatori come Equinix, Digital Realty e i cloud hyperscaler investono miliardi in nuove facility, ma si scontrano con vincoli fisici e sociali. Se SpaceX riuscisse a dimostrare sostenibilità economica del computing orbitale, potrebbe ridefinire la struttura stessa dell'industria cloud, spostando quote di mercato significative verso un modello ibrido Terra-spazio.

La crescita esponenziale della domanda AI continuerà a esercitare pressione sui sistemi energetici terrestri, rendendo alternative strutturali sempre più inevitabili

Resta da verificare se il progetto rappresenti una genuina soluzione scalabile o un esperimento tecnologico destinato a nicchie specifiche come difesa e osservazione satellitare. La distinzione tra visione strategica e operatività commerciale dipenderà da fattori che vanno oltre il controllo di SpaceX: evoluzione dei costi di lancio, maturazione dell'hardware computing space-grade, posizione delle autorità regolatorie e, soprattutto, disponibilità di clienti disposti a pagare un premium per computing orbitale rispetto alle alternative terrestri consolidate. La domanda di fondo rimane aperta: il cloud del futuro avrà davvero bisogno di uscire dall'atmosfera, o questa è l'ennesima scommessa visionaria che anticipa di decenni la reale domanda di mercato?

Fonte: pymnts.com

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