SpaceX ha presentato alla Federal Communications Commission una richiesta per lanciare in orbita terrestre bassa fino a un milione di data center satellitari alimentati a energia solare. L'iniziativa, che rappresenterebbe un'estensione radicale dell'infrastruttura cloud esistente, mira a rispondere alla crescente domanda di capacità computazionale legata all'intelligenza artificiale, aggirando i vincoli energetici, idrici e normativi che stanno rallentando l'espansione dei data center tradizionali sul pianeta.
Il progetto si inserisce in un contesto di tensione crescente tra domanda di computing e limiti fisici delle infrastrutture terrestri. I carichi di lavoro dell'AI stanno spingendo i data center convenzionali verso soglie critiche: consumo energetico insostenibile, scarsità d'acqua per i sistemi di raffreddamento e conflitti con le comunità locali per l'uso del suolo. Secondo quanto riportato da Axios, i vertici di SpaceX vedono l'orbita come una soluzione per bypassare le lunghe code di interconnessione alla rete elettrica e l'opposizione territoriale che stanno rallentando nuove installazioni negli Stati Uniti e in Europa.
La proposta tecnica prevede una costellazione di satelliti dotati di capacità computazionale onboard, in grado di elaborare dati direttamente nello spazio e trasmettere a Terra solo i risultati finali. Questo approccio si differenzia dal modello Starlink attuale, dove i satelliti fungono principalmente da relay per la connettività a banda larga. L'elaborazione orbitale ridurrebbe il volume di dati grezzi da trasferire attraverso reti terrestri, potenzialmente abbassando latenza e costi di trasmissione per applicazioni come osservazione della Terra, difesa e logistica globale.
Dal punto di vista energetico, l'argomento principale riguarda l'accesso quasi continuo all'energia solare senza interruzioni meteorologiche. I pannelli fotovoltaici in orbita operano per la maggior parte del giorno senza dipendere da reti elettriche fossili o da complessi sistemi di accumulo. Questo eliminerebbe teoricamente i costi del carburante e ridurrebbe l'impronta carbonica associata ai data center tradizionali, che oggi rappresentano circa il 2% del consumo elettrico globale secondo le stime di settore.
Tuttavia, l'economia del progetto resta tutta da dimostrare. Il lancio e la manutenzione di hardware nello spazio continuano a essere operazioni costose, nonostante la riduzione dei costi di lancio ottenuta con i razzi riutilizzabili Falcon 9. Le riparazioni sono difficili o impossibili, il ciclo di vita dei satelliti è limitato e la gestione dei detriti orbitali rappresenta un problema crescente. Secondo Data Center Dynamics, il passaggio da migliaia a centinaia di migliaia o milioni di satelliti intensificherebbe drammaticamente i dibattiti su congestione orbitale e impatto astronomico.
La richiesta all'FCC copre esclusivamente l'uso dello spettro radioelettrico, non l'autorizzazione operativa completa. L'azienda non ha divulgato tempistiche precise, clienti potenziali o specifiche tecniche dettagliate. Manca inoltre qualsiasi indicazione su valuation del progetto, investimenti necessari o modello di revenue previsto. L'assenza di questi elementi finanziari rende difficile valutare la fattibilità commerciale oltre la visione tecnologica.
Sul piano normativo, il progetto solleva questioni inedite. Le autorità europee, già alle prese con il GDPR e l'AI Act, dovrebbero affrontare temi di sovranità dei dati, giurisdizione fiscale e controllo sulle infrastrutture critiche collocate oltre i confini nazionali. La questione della residenza dei dati elaborati in orbita potrebbe creare attriti con regolamentazioni che richiedono storage locale, come quelle di Francia e Germania.
Il mercato dei data center tradizionali sta affrontando pressioni concorrenziali crescenti. Operatori come Equinix, Digital Realty e i cloud hyperscaler investono miliardi in nuove facility, ma si scontrano con vincoli fisici e sociali. Se SpaceX riuscisse a dimostrare sostenibilità economica del computing orbitale, potrebbe ridefinire la struttura stessa dell'industria cloud, spostando quote di mercato significative verso un modello ibrido Terra-spazio.
Resta da verificare se il progetto rappresenti una genuina soluzione scalabile o un esperimento tecnologico destinato a nicchie specifiche come difesa e osservazione satellitare. La distinzione tra visione strategica e operatività commerciale dipenderà da fattori che vanno oltre il controllo di SpaceX: evoluzione dei costi di lancio, maturazione dell'hardware computing space-grade, posizione delle autorità regolatorie e, soprattutto, disponibilità di clienti disposti a pagare un premium per computing orbitale rispetto alle alternative terrestri consolidate. La domanda di fondo rimane aperta: il cloud del futuro avrà davvero bisogno di uscire dall'atmosfera, o questa è l'ennesima scommessa visionaria che anticipa di decenni la reale domanda di mercato?