Il maxi accordo da 20 miliardi di dollari annunciato in Pennsylvania per due grandi data center di Amazon è diventato il simbolo di una tensione sempre più evidente: gli Stati americani vogliono attrarre infrastrutture per cloud computing e intelligenza artificiale, ma le comunità locali chiedono garanzie più forti su energia, costi e impatto ambientale.
Il governatore Josh Shapiro aveva presentato l’intesa come il più grande progetto di sviluppo economico nella storia dello Stato, rivendicando la capacità della Pennsylvania di competere con altri territori. A distanza di un anno, però, il clima è cambiato. Un sondaggio Emerson College su 2.000 adulti in Pennsylvania, pubblicato a dicembre, ha rilevato che il 42% degli intervistati si opporrebbe a un data center nella propria comunità, contro il 34% favorevole.
La risposta politica è arrivata con i nuovi standard GRID, acronimo di Governor’s Responsible Infrastructure Development. Le regole chiedono agli sviluppatori di certificare che produrranno energia propria o copriranno il 100% dei costi necessari a mantenere sostenibili le tariffe locali, oltre a garantire trasparenza, coinvolgimento delle comunità, sostegno alla forza lavoro e tutela dell’ambiente. Sono obiettivi coerenti con le preoccupazioni pubbliche, ma complicano una priorità dichiarata dell’amministrazione: ridurre la burocrazia.
Il nodo è la velocità. Il segretario allo Sviluppo economico Rick Siger ha spiegato che la Pennsylvania aveva la reputazione di essere lenta e difficile per chi voleva fare impresa. Lo Stato ha quindi censito 2.400 licenze e permessi, fissando tempi di lavorazione e introducendo una garanzia di rimborso in caso di ritardi. Il risultato dichiarato è una riduzione di quasi 72% dei tempi complessivi di gestione dei permessi nell’ultimo anno, con alcune licenze semplici passate da circa otto settimane alla lavorazione nello stesso giorno.
Nel 2024 Shapiro ha anche firmato un ordine esecutivo per creare un programma Fast Track dedicato ai progetti più grandi e complessi. Il governatore ha raccontato di aver chiamato amministratori delegati che in passato non avevano scelto la Pennsylvania per nuovi magazzini o sedi, ricevendo sempre la stessa risposta: il problema principale era la lentezza. La sua posizione è che accelerare non significhi abbassare gli standard su ambiente, salute pubblica e sicurezza, ma rendere più efficiente un processo che non diventa più rigoroso solo perché richiede più tempo.
Per i consulenti di sviluppo economico, la questione è ormai centrale. Tom Stringer, esperto di selezione dei siti industriali, ha indicato la speed to market come il fattore più importante nella scelta dei luoghi in cui costruire: siti già pronti, pre-autorizzati, infrastrutture disponibili e incentivi allineati. Ma l’opposizione delle comunità introduce un freno. Larry Gigerich, consulente di Ginovus e presidente della Site Selectors Guild, ha osservato che i luoghi in cui cresce la resistenza allo sviluppo entrano presto nei criteri di esclusione, e che il fenomeno non riguarda solo i data center, ma anche manifattura e distribuzione.
La Pennsylvania prova quindi a tenere insieme due esigenze opposte: offrire alle aziende un percorso prevedibile e rapido, e imporre agli operatori di data center un perimetro chiaro su energia, acqua, comunità e lavoro locale. Shapiro sostiene che gli operatori seri apprezzino questa trasparenza e distingue tra progetti solidi e iniziative speculative: secondo il governatore, a fronte di circa tre progetti autorizzati ce ne sono circa cento in circolazione, e oltre il 90% sarebbe composto da soggetti senza energia, senza reale coinvolgimento locale o senza utente finale.
Il modello ha già prodotto altri risultati oltre all’accordo con Amazon. A gennaio, Eli Lilly ha annunciato un investimento da 3,5 miliardi di dollari per un campus produttivo di farmaci iniettabili nella Lehigh Valley, dopo una competizione che avrebbe coinvolto circa 300 località. La partita dei data center mostra però che la nuova corsa alle infrastrutture digitali non si gioca più solo su incentivi e terreni disponibili: per le imprese, la certezza regolatoria diventa un vantaggio competitivo; per i territori, la crescita deve dimostrare di non scaricare costi e rischi sui cittadini.