Amazon Web Services si trova ad affrontare un collo di bottiglia significativo nella sua espansione europea: mentre la costruzione di un nuovo datacenter richiede circa due anni, l'allacciamento alla rete elettrica può richiedere fino a sette anni. Lo ha dichiarato Pamela MacDougall, responsabile dei mercati energetici e della regolamentazione per AWS EMEA, in un'intervista a Reuters. Il gigante del cloud computing statunitense, pur avendo accelerato il dispiegamento della propria infrastruttura nel continente, deve ora fare i conti con reti elettriche obsolete e tempi di interconnessione che mettono a rischio i piani di crescita.
Il fenomeno assume proporzioni ancora più critiche nei principali hub europei per i datacenter. Secondo l'International Energy Agency, in città come Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino l'attesa per l'allacciamento può estendersi fino a un decennio. Un dato che ridefinisce completamente le strategie di investimento e le proiezioni di crescita delle multinazionali del cloud, costrette a riconsiderare tempistiche e priorità geografiche.
Il problema non riguarda esclusivamente l'Europa. Negli Stati Uniti, dove la media nazionale dei tempi di connessione alla rete oscilla tra uno e tre anni, hotspot come la Virginia del Nord stanno registrando ritardi analoghi a quelli europei, con picchi di sette anni. "Stiamo riscontrando sempre più spesso in tutta Europa che la certezza della data di consegna continua a essere rimandata", ha ammesso MacDougall, evidenziando come l'incertezza temporale rappresenti ormai un fattore strategico critico nella pianificazione degli investimenti.
L'esplosione dell'intelligenza artificiale ha trasformato radicalmente il profilo energetico dei datacenter. Dal debutto di ChatGPT nel 2022, la densità media per rack è schizzata da 6-12 kilowatt a oltre 140 kilowatt, con sistemi da 600 kilowatt previsti per il prossimo anno. Questi numeri ridisegnano completamente le esigenze infrastrutturali: i carichi di lavoro AI generano picchi di utilizzo istantanei, passando dal 2% al 100% della capacità in frazioni di secondo, lasciando agli operatori di rete margini di reazione praticamente nulli.
Il quadro normativo europeo aggiunge ulteriori complessità. Sebbene la Commissione Europea abbia proposto regolamentazioni per limitare i processi autorizzativi a un massimo di due anni, l'iter per gli upgrade della rete rimane problematico. A questo si aggiunge una carenza critica di infrastrutture energetiche: i produttori di turbine faticano a tenere il passo con una domanda in crescita esponenziale, creando un altro vincolo materiale alla capacità di espansione.
Di fronte a questi ostacoli strutturali, i cloud provider stanno esplorando fonti energetiche alternative. Amazon ha acquisito il campus datacenter Cumulus di Talen Energy, situato strategicamente accanto a una centrale nucleare. Microsoft e Meta stanno investendo in progetti per riattivare o prolungare la vita di reattori dismessi, mentre proliferano gli investimenti in startup che sviluppano small modular reactor, mini centrali nucleari che potrebbero essere dispiegate direttamente presso i datacenter.
Tuttavia, anche le roadmap più ottimistiche posticipano la produzione di massa degli SMR agli anni 2030. In questo scenario, attendere sette anni per un allacciamento alla rete tradizionale potrebbe paradossalmente rappresentare l'opzione più rapida e concreta. La questione energetica si sta quindi trasformando da problema tecnico a vincolo strategico fondamentale, capace di ridisegnare la geografia dei datacenter europei e condizionare le ambizioni di crescita delle big tech.
La situazione solleva interrogativi più ampi sulla sostenibilità del modello di espansione dell'intelligenza artificiale. Mentre le aziende tecnologiche promettono rivoluzioni digitali, la realtà delle infrastrutture fisiche impone tempi e limitazioni che potrebbero rimodellare profondamente il settore. Resta da vedere se le soluzioni energetiche alternative emergeranno abbastanza rapidamente da evitare che la scarsità di energia diventi il vero freno alla corsa all'AI, trasformando un problema tecnico in una questione di competitività economica su scala continentale.