I mercati dei metalli preziosi hanno vissuto una delle sessioni più turbolente degli ultimi decenni venerdì scorso, quando oro e argento hanno registrato crolli storici, salvo poi recuperare parzialmente terreno nella giornata di lunedì. La scelta del presidente Donald Trump di nominare Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ha innescato un violento sell-off, con l'argento che ha perso fino al 36% in una singola seduta, il peggior risultato dal 1980, mentre l'oro è crollato di oltre il 10%, segnando il declino più marcato dal 2013.
L'annuncio della nomina di Warsh ha rappresentato uno spartiacque per il cosiddetto debasement trade, la strategia speculativa che aveva spinto entrambi i metalli a guadagni straordinari. Warsh è percepito dai mercati come un falco più ortodosso rispetto ad altri candidati, con una maggiore propensione a preservare l'indipendenza della banca centrale e a proseguire la riduzione del bilancio della Fed. Questa prospettiva ha rafforzato il dollaro, penalizzando le commodities denominate in valuta americana.
La volatilità dell'argento merita un'analisi particolare. Mentre l'oro mantiene ancora un guadagno del 10% da inizio anno nonostante il crollo, l'argento aveva registrato performance nettamente superiori nei mesi precedenti, alimentate da una domanda speculativa cinese che aveva spinto i prezzi molto oltre i fondamentali industriali. Lunedì il metallo bianco scambiava attorno ai 77 dollari l'oncia, in calo del 2%, dopo aver toccato minimi ancora più profondi in mattinata.
Gli analisti manifestano crescente scetticismo sulla capacità dell'argento di mantenere il passo con l'oro. Ole Hansen, responsabile della strategia sulle commodities presso Saxo Bank, evidenzia come il metallo sia particolarmente esposto a una correzione strutturale. La sua tesi si basa su due fattori: la sostituzione industriale e l'afflusso di rottami sul mercato. Il settennale rally dei prezzi sta infatti spingendo possessori di posate, gioielli e lingotti accumulati nel tempo a monetizzare, aumentando l'offerta in un momento di incertezza sulla domanda.
Vishnu Varathan, responsabile della ricerca Asia per Mizuho, riconduce il movimento dei prezzi alla prospettiva di un restringimento del bilancio della Fed sotto la guida di Warsh. Questa politica allontanerebbe lo spettro di un dollaro debole che aveva sostenuto i metalli preziosi, spiegando la brusca inversione di rotta. La normalizzazione monetaria rappresenterebbe un cambio di paradigma dopo anni di politiche espansive.
Eppure, alcuni fondamentali di lungo periodo rimangono solidi. Daniel Hynes, analista senior presso ANZ, sostiene che le tensioni geopolitiche e gli acquisti massicci da parte delle banche centrali continuano a fornire supporto al mercato dell'oro, nonostante l'elevata volatilità. La sua analisi enfatizza come il riposizionamento dell'ordine mondiale e il ruolo degli Stati Uniti in questo processo abbiano alimentato la domanda rifugio, un fenomeno destinato a persistere.
Il rally precedente al crollo era stato straordinario. L'oro aveva macinato guadagni per oltre un anno, sostenuto da acquisti sistematici delle banche centrali e dall'escalation delle tensioni internazionali. Questi driver strutturali, secondo diversi operatori, giustificano una ripresa dopo eventuali ribassi temporanei. La domanda istituzionale, in particolare dai paesi emergenti che cercano di diversificare le riserve lontano dal dollaro, mantiene infatti una base solida di acquirenti pronti a intervenire sui cali.
La divergenza tra oro e argento potrebbe accentuarsi nei prossimi mesi. Mentre il primo conserva caratteristiche di bene rifugio e riserva di valore appetibili per investitori istituzionali e banche centrali, il secondo resta più esposto al ciclo economico attraverso i suoi utilizzi industriali. In un contesto di rallentamento della crescita globale e possibile stretta monetaria, questa asimmetria diventa critica.
Resta da capire se la stabilizzazione dei prezzi registrata lunedì rappresenti un rimbalzo tecnico o l'inizio di un consolidamento più strutturato. La capacità dei metalli preziosi di assorbire shock macro-economici così violenti sarà testata nelle prossime settimane, in un mercato dove speculazione e fondamentali si intrecciano in modo sempre più imprevedibile. La nomina di Warsh potrebbe aver cambiato le regole del gioco, ma non necessariamente la partita.