La lunga guerra legale sul codice Unix torna a muoversi. Il 22 giugno 2026, Xinuos ha discusso davanti a un collegio di tre giudici del Second Circuit il ricorso contro la decisione che aveva indebolito la sua causa per presunta violazione del copyright da parte di IBM. Al centro resta l’accusa, già emersa in più forme dal 2003, che codice sorgente riconducibile all’eredità SCO sia stato usato in prodotti Unix-like e in tecnologie collegate.
La vicenda nasce da una collaborazione tra SCO e IBM tra il 1998 e il 2001 per sviluppare una variante Unix destinata a Itanium. Da quel rapporto industriale è poi partita una delle dispute più persistenti della storia del software enterprise: chi possedesse quali diritti sul codice, quali componenti fossero finite nei prodotti IBM e quali effetti ci fossero stati su piattaforme come AIX, z/OS, Linux e perfino FreeBSD.
L’ultimo capitolo riguarda una causa avviata nel 2021 da Xinuos, società che ha acquisito ciò che restava di Santa Cruz Operations. La società sostiene che la condotta di IBM e la presunta violazione del copyright abbiano danneggiato in modo significativo la sua posizione di mercato. Nella stessa azione legale, Xinuos aveva inserito anche accuse antitrust, arrivando a chiedere che l’acquisizione di Red Hat da parte di IBM fosse annullata.
Quella parte della causa si è però progressivamente sgonfiata. Nel 2025, Xinuos ha scelto volontariamente di ritirare la contestazione antitrust, mentre il giudice di New York ha valutato la denuncia sul copyright come tardiva: troppo tempo sarebbe passato per presentarla, e la titolarità originaria del codice è stata descritta come poco chiara. Xinuos ha quindi puntato sul ricorso, sostenendo che il giudice avesse inquadrato male la questione.
La tesi portata ora davanti al collegio d’appello è che il contenzioso non debba essere letto come una disputa sulla proprietà del codice, ma come una vera pretesa di copyright infringement. È un passaggio tecnico, ma decisivo: se prevale la lettura della corte precedente, la causa resta legata ai limiti temporali e alle incertezze sulla titolarità; se passa l’impostazione di Xinuos, il fascicolo può riacquistare spazio processuale.
Nel mezzo c’è un pezzo di storia dell’informatica aziendale. Le accuse originarie si sono intrecciate con il ruolo di Linux nei data center, con la sopravvivenza commerciale delle varianti Unix proprietarie e con la posizione di IBM nel mercato dei sistemi operativi enterprise. Xinuos aveva dichiarato nel 2021 che “IBM e Red Hat hanno abusato del loro controllo sul mercato dei sistemi operativi Unix/Linux per troppo tempo”, una formulazione che mostra quanto la disputa sia sempre stata anche una battaglia sulla struttura competitiva del software di base.
Il caso porta con sé anche un’eredità personale e industriale. Darl McBride, l’ex dirigente SCO che lanciò la causa originaria, è morto di ALS nel 2024. Eppure la controversia continua a riemergere, segno di quanto le licenze, la genealogia del codice e le acquisizioni societarie possano lasciare conseguenze operative per decenni. Per le imprese, la lezione è concreta: nei sistemi core, la provenienza del software e la documentazione dei diritti restano parte integrante del rischio tecnologico.
La decisione del Second Circuit dirà se Xinuos potrà proseguire sul terreno del copyright o se anche questo capitolo finirà per chiudersi come molte battaglie precedenti. Intanto la causa riporta al centro un tema che sembrava appartenere a un’altra epoca: il confine tra collaborazione industriale, codice condiviso e controllo proprietario nelle fondamenta dell’infrastruttura digitale.