Il futuro dell’ex centrale nucleare Vermont Yankee, nel comune di Vernon, torna a essere un caso industriale e infrastrutturale. Lo Stato del Vermont e PowerTransitions, società texana che sta valutando il riuso dell’area, stanno lavorando a una lettera d’intenti per definire come procedere e quale percorso di coinvolgimento pubblico adottare.
Il punto chiave è che l’area non è un terreno qualsiasi: si tratta di un sito da 140 acri lungo il Connecticut River, connesso a infrastrutture elettriche rilevanti e ancora legato al completamento del processo di decommissioning. Le opzioni allo studio includono un data center, un impianto di battery storage o un piccolo reattore modulare.
La vicenda ha anche un passaggio procedurale delicato. Kerrick Johnson, commissario del Department of Public Service del Vermont, ha spiegato che lo Stato aveva in realtà la prima opzione sul lotto. Due anni fa PowerTransitions aveva firmato con NorthStar Group Services, proprietaria del sito, un contratto di locazione e un diritto di prelazione senza che lo Stato fosse avvisato. Johnson ha detto di non aver gradito il modo in cui la notizia è emersa, pur aggiungendo che i rapporti successivi con la società sono stati professionali e cordiali.
La società, attraverso la portavoce Carrie Hitt, ha indicato che PowerTransitions è ancora in una fase iniziale del processo di sviluppo e che intende avviare un confronto responsabile con la comunità di Vernon e con gli altri portatori di interesse. Il profilo della società è coerente con il tipo di dossier: PowerTransitions opera nel settore energetico e si concentra sul recupero di vecchi siti utility, con progetti che possono combinare generazione, stoccaggio e usi ad alta intensità di energia.
In origine l’ipotesi principale riguardava una struttura di accumulo a batterie su una porzione del sito. L’allargamento dello scenario a data center e piccolo reattore modulare mostra però quanto siano cambiate le priorità industriali attorno alle infrastrutture energetiche. Un data center richiede disponibilità elettrica, connessioni robuste e continuità operativa; lo storage può valorizzare nodi di rete già esistenti; un reattore modulare riporterebbe invece il sito verso una funzione di produzione energetica, ma con un iter regolatorio e comunitario più complesso.
Johnson ha sottolineato che le priorità del comune di Vernon dovranno venire prima, seguite da quelle dello Stato e della regione. Il nodo non riguarda solo l’uso del terreno, ma anche il valore dell’infrastruttura elettrica vicina: una grande stazione di trasmissione di proprietà di VELCO, pagata dai clienti delle utility del Vermont, che secondo Johnson non è utilizzata in modo adeguato. L’ha definita un crocevia energetico, un asset da rimettere al centro della pianificazione.
Il quadro resta comunque preliminare. La dismissione fisica di Vermont Yankee non è ancora completata, anche se NorthStar ha indicato il 2026 come orizzonte per concludere i lavori. La Nuclear Regulatory Commission dovrà poi esaminare il processo e autorizzare il rilascio del sito a futuri usi, senza una tempistica definita. Nel frattempo, il combustibile nucleare esausto accumulato in 42 anni di attività resterà nei contenitori di stoccaggio a tempo indeterminato.
Per Vernon, la questione è anche fiscale e occupazionale. Johnson ritiene che tra le priorità locali ci siano l’arrivo di un soggetto capace di generare gettito immobiliare e la creazione di buoni posti di lavoro, un punto su cui il piccolo reattore modulare potrebbe distinguersi rispetto alle altre ipotesi. Ma nessun progetto è stato ancora formalmente presentato al comune e qualsiasi sviluppo richiederebbe anni, passando dall’Act 250 sulla pianificazione del territorio o dalla Section 248 sulle infrastrutture utility. La rinascita del sito, se arriverà, sarà quindi il risultato di un equilibrio tra energia, industria digitale, consenso locale e regole pubbliche.